Italia in Parlamento

Vitalizi, tagli e autodichia

di Paola Alunni, 12 Set 2018

Vitalizio abolito? Non proprio. Nonostante la festa con tanto di palloncini e spumante del 12 luglio 2018, quando l’Ufficio di Presidenza della Camera ha approvato la delibera del presidente Roberto Fico, i vitalizi non sono stati aboliti.

Nonostante il programma del M5S parlasse di stop a pensioni d’oro, vitalizi e privilegi, la Camera dei Deputati a luglio non ha approvato il taglio. Non è un caso se la Delibera 14:2018 della Camera parla di “Rideterminazione della misura degli assegni vitalizi”.

Sicuramente un passo avanti che farà risparmiare alle casse di Montecitorio circa 40 milioni di euro ogni anno, oltre al fatto di sapere che qualche ex parlamentare diventerà un po’ più povero.

Nonostante qualche giornale abbia erroneamente titolato “Addio ai vitalizi”, si parla però solo di tagli. E solo alla Camera anche se la maggioranza promette una simile iniziativa al Senato.

Al momento comunque, chi è stato deputato è soggetto al taglio, l’ex senatore no. E chi ha ricoperto entrambe le cariche si vede decurtato solo il vitalizio da deputato. Una asincronia abbastanza anomala che suggerirebbe in futuro di procedere in sintonia ed in piena collaborazione tra i due rami del Parlamento. Ma si sa, l’importante è iniziare.

Vitalizio, il significato

I vitalizi, purtroppo, continueranno ad esistere ma non potranno scomparire. Questo perché si tratta di un istituto giuridico e non di una pensione come erroneamente nel tempo è stato definito anche da giornalisti esperti e preparati.

È bene quindi sgomberare il campo dal primo equivoco: i vitalizi non sono pensioni perché sin dalla loro istituzione si è sempre fatta distinzione tra attività politica e lavorativa.

Vitalizio: che cos’è

Dal Belgio al Burundi fino all’Australia, prevedono un trattamento di tipo pensionistico o un vitalizio al termine del mandato politico. In Italia il vitalizio è un trattamento economico riconosciuto alla cessazione della carica al superamento di una soglia di età anagrafica. È quindi un istituto giuridico riservato a deputati, senatori e consiglieri regionali.

Ecco perché i vitalizi continueranno ad esistere anche se compressi.

Vitalizi e riforme

All’inizio per maturare il diritto bastava aver passato un solo giorno tra gli scranni di Camera e Senato (pagando i contributi per tutto il mandato) e in caso di elezione per tre legislatura si accedeva direttamente al vitalizio a prescindere dall’età.

Dal 1997 la rata massima dell’indennità è stata ridotta del’80% in riferimento agli anni di mandato. Il diritto quindi è stato posticipato al compimento dei 65 anni del beneficiario.

Nel 2007 il periodo di mandato minimo per accedere al vitalizio è stato alzato a 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.

Dal 2012 in poi, dopo la riforma Fornero delle pensioni, nella confusione semantica si è riformato anche l’istituto, inserendo il metodo contributivo.

Vitalizi, delibera Fico e ricorsi

I destinatari della delibera Fico sul taglio dei vitalizi sono circa 2900 vecchi parlamentari, soggetti quindi al vecchio regime. Molti degli ex deputati hanno già presentato ricorso.

Ma a chi va presentato un ricorso sul taglio dei vitalizi?

Trattandosi di una delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera, i ricorsi dovranno essere presentati all’organo interno di controllo di Montecitorio. Altri deputati quindi.

Qui si ritorna quindi alla vecchia questione del giudice interno che in Parlamento decide su sé stesso.

Si tratta dell’autodichia, da dizionario il principio giuridico che garantisce l’indipendenza degli organi costituzionali.

Sulla delibera Fico, quindi deciderà un organo interno della Camera e non un giudice terzo.

La discussione quindi continuerà ad essere prettamente politica e non entrerà nel merito.

Che il vitalizio fosse un istituto diverso dalla pensione del resto lo aveva detto anche la Corte di Cassazione a sezioni unite con la pronuncia a Sezioni Unite n. 23467/2016: «va esclusa la natura pensionistica dell’assegno in questione, avendo esso una diversità di finalità e di regime rispetto alle pensioni».

Mentre per i consiglieri regionali sui vitalizi si può esprimere il giudice ordinario, nel caso dei Parlamentari l’autodichia permette solo il ricorso ad un giudice interno.

Ecco allora che il taglio dei vitalizi potrebbe sembrare un falso problema, dal momento che ci si ritrova “avvitati” sugli stessi argomenti. E non solo.

Il principio dell’autodichia vieta a qualsiasi giudice di entrare in Parlamento e di vigilare sulle decisioni qui prese: l’ingresso è vietato al giudice del lavoro, così come alla Corte dei Conti, che al giudice ordinario.

Siamo sicuri che tutto funzioni alla perfezione e non ci sia traccia alcuna di manovra strana ma la domanda sorge spontanea: perché il dirigente del Comune di Bracciano deve tremare se appalta i lavori di ristrutturazione dell’asilo comunale, dal momento che la Corte dei Conti potrebbe mettere in discussione il suo operato (chiedendogli personalmente conto), e un dirigente della Camera no?

L’autodichia, i vitalizi e il governo del cambiamento

Far entrare un giudice terzo in Parlamento significherebbe lavorare alla luce del sole, significherebbe dare un segnale di forte cambiamento.

Ecco perché trattandosi di un governo del cambiamento ci saremmo aspettati che la maggioranza giallo-verde in questa XVIII legislatura come primo atto avesse messo mano all’autodichia.

Non servirebbero leggi costituzionali o speciali, basterebbe cambiare il Regolamento interno. Un passaggio semplice e con le maggioranze bulgare a disposizione si tratterebbe di un giorno o due di lavori parlamentari.

Sarebbe davvero un segno di grande trasparenza e di cambiamento profondo.

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