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Il dramma del Venezuela e il tifo del M5s per Maduro

di Erik Burckhardt, 16 Giu 2017

È stato il paese natale di Simòn Bolivar, il Libertador che diede l’indipendenza all’America latina e che la sognò unita politicamente e socialmente. Oggi è un Paese sull’orlo del lastrico e della guerra civile, teatro di proteste e di una feroce repressione da parte del contestato governo dell’attuale presidente Nicolas Maduro, che assomiglia sempre di più a uno dei tanti dittatori che hanno governato i Paesi sudamericani nel XX secolo.

Le tensioni sociali in Venezuela

Le tensioni politiche e sociali, il blocco del prezzo del petrolio, la fine delle alleanze regionali e la crisi dei socialismi in America Latina stanno infatti conducendo il Venezuela verso il baratro di una crisi senza un’apparente via d’uscita e con effetti destabilizzanti anche oltre i suoi confini. Il Venezuela rappresenta oggi una delle principali sfide per la politica internazionale, la cui natura ed entità sarà possibile approfondire il 29 giugno a Milano, all’evento Qué pasa, Venezuela organizzato con politici ed esperti da FutureDem e da Riformisti Milano Est.

Da Chavez a Maduro, il tramonto di un sogno

Per alcuni, tuttavia, è anche il tramonto di un sogno. Un boccone amarissimo per coloro che avevano scommesso nel disegno populista di Hugo Chavez. O per coloro che magari vi si sono ispirati.

Soprannominato il “Caudillo” per testimoniare la sua estrazione militare, il predecessore di Maduro nel suo Paese fu amato e odiato quanto Fidel Castro a Cuba. Si spinse fino ad aggiornare il concetto di bolivarismo con quello di “chavismo”. Una visione ispirata alle teorie del sociologo messicano Heinz Dieterich Steffan, fondata sull’anti-imperialismo, sul socialismo democratico del XXI secolo e sul nazionalismo di sinistra.

Chavez ha insistito sui processi d’integrazione regionale (emblematico il suo rapporto con Cuba e con i fratelli Castro), convinto che la priorità fosse svincolare l’America Latina dalle ingerenze statunitensi.

Si è opposto alle politiche liberali, credendo fermamente nella necessità della promozione di un determinato tipo di internazionalismo. Si è speso per l’estensione della funzione sociale della proprietà privata e ha completato numerose nazionalizzazioni delle imprese, a partire da quelle petrolifere e agricole, per realizzare un forte stato sociale.

Il forte sostegno popolare a Chavez

Alcuni ci hanno creduto. E infatti non tutto andava così male. Chavez ha avuto un forte sostegno popolare, con maggioranze di circa il 60 per cento alle elezioni del 2002 e del 2006, e ancora del 55 per cento perfino nel 2012. Disponeva di molto denaro da distribuire ai poveri, ma anche in ragione della incompetente, per non dire pessima gestione del petrolio di Stato, finanziava le promesse populiste attraverso un crescente indebitamento e con politiche monetarie scellerate.

Così, nel 2013, quando Chavez è morto di cancro e il prezzo del petrolio è crollato, il suo successore Maduro ha ottenuto appena il 50 per cento dei voti nelle elezioni speciali che si sono svolte l’anno dopo e ha ereditato un difficile destino.

Negli ultimi mesi, il tracollo. Alle opposizioni che tentavano di sfiduciarlo in Parlamento, Maduro ha risposto esautorandolo di ogni potere. Alle centinaia di migliaia di venezuelani stretti nella morsa della crisi non restava che scendere in piazza per protestare, ma il Governo ha risposto con una repressione che è costata la vita, in poche settimane, a 67 persone e il carcere a più di 2mila.

La repressione di Maduro e il viaggio dei Cinque stelle

Da diversi angoli del mondo si è alzata una voce di condanna. Purtroppo non sempre unanime, considerato che il Movimento 5 Stelle ha rifiutato di votare la mozione di maggioranza del Parlamento italiano volta ad ottenere dal Governo di Maduro un passo indietro e una cessazione delle violenze.

Si sperò, in quell’occasione, che l’indisponibilità fosse almeno dovuta all’assioma dei grillini di non collaborare con le altre forze politiche, che vale purtroppo anche quando si tratta di tutelare l’interesse nazionale dell’Italia nel mondo o i diritti delle comunità italiane all’estero (150 mila in Venezuela).

Non era così, alcune settimane dopo, una delegazione del Movimento 5 Stelle si è addirittura recata a Caracas per partecipare alle manifestazioni ufficiali di commemorazione della morte del presidente Chavez.

La delegazione guidata dal capogruppo del Movimento in Commissione Esteri Manlio Di Stefano si è premurata altresì di tranquillizzare i nostri connazionali, affermando che “anche in Italia si sta male a causa delle scriteriate politiche del governo Renzi” e invitandoli ad apprezzare le cose buone del Venezuela “come i programmi di musica nelle scuole”.

Può darsi, allora, che i 5 Stelle condividano la tesi complottista del presidente Maduro, secondo cui la crisi è colpa delle élites e dell’ingerenza dello zio Sam. Oppure può essere che, come è successo a Luigi Di Maio alcuni mesi fa, abbiano per distrazione scambiato di nuovo il Venezuela con il Cile. E forse anche Chavez con Allende.

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