Italia in cammino

Unioni Civili per uno Stato dei diritti

26 Gen 2018

Una battaglia di civiltà per un provvedimento che riconosce diritti e uguaglianza, come recita solennemente la Costituzione italiana agli Articoli 2 e 3. La Legge Cirinnà ha introdotto nel nostro ordinamento le ‘Unioni Civili‘, un nuovo istituto giuridico che regola la convivenza tra persone dello stesso sesso riconoscendo il diritto all’eredità e alla reversibilità della pensione in caso di morte del partner, il diritto a decidere della salute in caso di incapacità del partner, il diritto di assumere il cognome del partner.

La lunga battaglia

Un iter parlamentare molto lungo, conclusosi nel 2016 con la questione di fiducia posta dal governo per assicurare l’approvazione del DDL Cirinnà, che è andato a sanare una lacuna dell’ordinamento divenuta insostenibile. La battaglia era iniziata addirittura nel 1986, con la prima proposta avanzata dall’associazione Arcigay; era passata per decine di disegni di legge presentati anche sulla scia di risoluzioni del Parlamento europeo che chiedevano a tutti gli Stati membri di abolire ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Dopo la proposta dei DICO nel 2008, un lungo silenzio parlamentare ha spinto a pronunciarsi sul tema dei diritti delle coppie gay anche la Corte Costituzionale, con una sentenza del 2010 che ha affermato: “L’articolo 2 della Costituzione dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […] In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
Non solo la Consulta ma anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo si pronunciò sugli diritti delle coppie gay in Italia: nel 2015 i giudici di Strasburgo condannarono il nostro Paese per violazione dell’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che garantisce la vita privata e familiare in cui deve essere compresa una protezione dell’ordinamento anche per le relazioni affettive tra persone dello stesso sesso.

Che cosa cambia

La novità dirompente è l’istituto dell’Unione Civile, che incide sullo status giuridico della coppia formata da persone dello stesso sesso. La finalità è stabilire diritti e doveri reciproci dei partner, plasmati su quelli del matrimonio regolato nel diritto di famiglia. Davanti all’ufficiale di stato civile, due persone maggiorenni dello stesso sesso alla presenza di due testimoni possono costituire l’unione che viene registrata nell’archivio dello stato civile. Le parti possono scegliere di assumere un cognome comune, sono obbligati reciprocamente all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, stabiliscono insieme l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune. Sono norme tutte analoghe a quelle del Codice Civile per il matrimonio.

Diritti patrimoniali e scioglimento

Il regime patrimoniale, se le parti non stabiliscono diversamente, è quello della comunione di beni come nel matrimonio. Spettano al partner superstite dell’unione civile la pensione di reversibilità e il TFR, mentre in successione ereditaria ha diritto ad una ‘quota legittima‘ pari al 50%, analoga a quella del coniuge nel matrimonio. In caso di scioglimento si applicano le norme previste dalla Legge sul Divorzio, salvo che per il periodo di separazione che rimane necessario solo per il matrimonio.

Unioni civili e matrimonio

Unioni civili e matrimonio rimangono due istituti dell’ordinamento volti l’uno a riconoscere i diritti e i doveri della coppia omosessuale, l’altro a regolare la stabile convivenza di un uomo e una donna. Le Unioni civili sono plasmate sull’Articolo 2 della Costituzione, che obbliga la Repubblica a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nelle formazioni sociali. Il matrimonio è invece direttamente citato dall’Articolo 29 e rimane regolato da norme procedimentali diverse. La legge Cirinnà non ha esteso il matrimonio alle coppie gay ma ha riconosciuto quei diritti solennemente affermati per la coppia etero anche agli omosessuali. Chi può essere contro il riconoscimento di diritti che prima non c’erano?

Unioni civili e convivenze di fatto

La legge Cirinnà si è preoccupata anche dei conviventi di fatto, introducendo la possibilità di stabilire diritti e obblighi reciproci tramite un contratto di convivenza. A prescindere dal contratto e da ogni registrazione anagrafica (il provvedimento infatti riguarda le relazioni ‘di fatto’) ai conviventi sono riconosciuti una serie di diritti: possono essere nominati tutori se il partner viene dichiarato inabilitato, possono visitare il partner in carcere o in ospedale e deciderne il trattamento sanitario. In caso di morte, al convivente spetta il diritto di rimanere nell’immobile di proprietà del partner deceduto e di richiedere l’eventuale risarcimento del danno sopportato per la morte del convivente.

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