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Taglio dei Parlamentari: cosa succede adesso?

16 Ott 2019

Con una maggioranza bulgara, la Camera dei Deputati martedì 8 ottobre ha approvato in via definitiva il disegno di legge costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. Si tratta di una riduzione lineare che alla Camera ridurrebbe i deputati dagli attuali 630 a 400, mentre a Palazzo Madama si passerebbe dagli attuali 315 senatori a 200. Al di là delle dichiarazioni trionfali della maggioranza e di quelle un po’ meno entusiaste delle opposizioni, quale sarà adesso il cammino della riforma per attuare concretamente la riduzione dei parlamentari?

 

Taglio dei parlamentari: i prossimi step

Una riforma costituzionale durante la sua doppia lettura deve essere approvata dai due terzi del Parlamento; in caso contrario (come appunto nel caso del taglio dei parlamentari), sono tre i soggetti che possono richiedere un referendum confermativo entro tre mesi dalla sua approvazione:

  • 500 mila elettori
  • 5 consigli regionali
  • Un quinto dei membri di una delle due Camere.

Se nessuno dei tre soggetti dovesse chiedere il referendum, il 7 gennaio il Capo dello Stato potrà promulgare la legge.

Se al contrario dovesse essere chiesto il referendum, servirebbe un mese per la verifica delle firme dei richiedenti mentre il governo avrebbe poi altri due mesi di tempo per fissare la data della consultazione che quindi non arriverebbe prima di aprile 2020.

A questo punto, se il referendum dovesse confermare la legge, l’esecutivo avrebbe altri 60 giorni di tempo per esercitare la delega e ridisegnare i collegi. Se al contrario il referendum dovesse bocciare la riforma (cosa peraltro già accaduta altre due volte con la proposta del governo Berlusconi nel 2006 e quella del governo Renzi nel 2016), tutto rimarrebbe come adesso.

 

La modifica dei regolamenti parlamentari

Se la riforma del taglio dei parlamentari dovesse essere approvata definitivamente, servirebbero modifiche ai regolamenti parlamentari di Camera e Senato per ripensare la composizione dei gruppi parlamentari, delle commissioni permanenti, per rivedere il quorum delle votazioni e per tutelare le minoranze linguistiche. La modifica dei regolamenti sarà affidata alle giunte per il regolamento che dovranno preparare un documento finale da presentare alle aule. Sulla materia non è previsto il ricorso alla decretazione d’urgenza o alla fiducia.

 

La riforma elettorale

Il Partito Democratico durante la crisi di agosto, si disse disponibile a formare una maggioranza con il M5S, e quindi a votare il taglio dei parlamentari, a patto che contestualmente fosse rivista anche la legge elettorale. Entro la fine dell’anno quindi, dovrà essere presentata una nuova legge elettorale che tenga conto delle modifiche costituzionali approvate l’8 ottobre scorso.

Quello compatibile con la riforma costituzionale approvata, è un sistema elettorale proporzionale con sbarramento (4 o 5%); le opposizioni chiedono invece un sistema maggioritario puro (all’inglese).

L’argomento perciò, si presenta particolarmente ostico perché da una parte il centrosinistra si dice disposto ad approvare un sistema proporzionale (ma con tante spaccature interne tra Pd, M5S e Italia Viva), dall’altra il centro destra pensa ad un maggioritario con altrettante sfumature (vedi Forza Italia che non ha ancora espresso un pensiero chiaro sulla questione.

 

Taglio dei parlamentari e correttivi già in programma

Già al momento della sua approvazione, la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari ha previsto alcuni correttivi. Uno di questi riguarda lo stop all’elezione su base regionale, dal momento che con il taglio dei senatori, alcune regioni più piccole come Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Sardegna potrebbero non avere rappresentanti a Palazzo Madama. Per fare questo dovrà essere presentato un altro disegno di legge costituzionale che cancellerà l’elezione dei senatori su base regionale, introducendo collegi proporzionali pluriregionali. Dovrà essere anche ridimensionato il numero dei delegati regionali che integrano il plenum del Parlamento in seduta comune per l’elezione del Capo dello Stato. Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto nel 2022, se entro quella data non dovessero essere approvate tutte le modifiche e le integrazioni, il successore di Sergio Mattarella verrà eletto con l’attuale sistema.

 

Taglio dei parlamentari: quale risparmio?

Sulla questione risparmi dovuti al taglio dei parlamentari, le posizioni sono diverse. Il leader del M5S Luigi Di Maio ha sostenuto che con la riforma si risparmieranno 300 mila euro da destinare a tante altre iniziative. L’ex commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli invece, ha sostenuto che la riforma porterà un risparmio della spesa pubblica dello 0,007 annuale.

A fronte di questi risparmi (piuttosto esigui), resteranno invece praticamente invariate tante spese fisse, mentre non è ancora chiaro a quanto ammonteranno i costi dei lavori per l’adeguamento delle aule parlamentari (riduzione degli scranni).

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