Italia al Lavoro

Sicurezza e imprese: incrementiamo la moneta elettronica

di Lapo Cantini, 23 Giu 2017

 

ll tragico gesto del gioielliere di Pisa, che alcuni giorni fa ha sparato ed ucciso, all’interno della propria attività, un rapinatore seriale ha riproposto, per l’ennesima  volta,  all’ opinione pubblica ed alla grande platea mediatica stampa e tv il tema della sicurezza di alcune tipologie di piccola impresa, diventate, negli ultimi anni,  loro malgrado, una sorta di bancomat della criminalità organizzata.

Non solo purtroppo chi vende oro argento  e diamanti, ma più in generale, chi, per natura e caratteristiche dell’attività è costretto, anche in tempi di “Home banking” e l”Apple Pay”  a tenere in cassa,  per alcune ore della giornata,  ancora molto, troppo contante.

E’ il caso dei minimarket, degli impianti di distribuzione carburante, delle rivendite tabacchi e di molteplici altre piccole attività anche a carattere familiare che, date  queste condizioni di partenza, non sanno e non possono difendersi da soli. ( anche se qualcuno vorrebbe fargli credere il contrario…)

Ridurre i contanti

Se vogliamo  fare qualcosa di concreto e tangibile per loro, al di là delle strumentalizzazioni politiche, che purtroppo abbondano,  sul tema “legittima difesa” e “assenza dello Stato” bisogna partire dalla necessità di ridurre, nel nostro paese, anche in modo sostanziale,  la quantità di moneta contante.

Non dico che dovremo raggiungere, soprattutto in tempi rapidi, i livelli di diffusione della moneta elettronica propria degli States o del Nord Europa (anche perché noi abbiamo un diverso modello di sviluppo e soprattutto una diversa catena distributiva..),ma certo non possiamo restare ancorati agli attuali standard da paese in via di sviluppo.

Ricorderete che già nel Giugno 2014, grazie al governo Renzi, è stato  approvato un dispositivo normativo che introduce giustamente, per la prima volta,  nel nostro paese,  l’obbligo di Pos (per importi superiori a 30 euro) per tutte indistinte le attività , comprese artigiani e studi professionali.

E’ stata una rivoluzione epocale, ma purtroppo oggi dopo più di tre anni dal provvedimento, assai poco si è mosso. Dobbiamo invece continuare in quella direzione sostenendo gli imprenditori italiani per i quali i pagamenti Pos e Carta di credito sono, ancora oggi, tra i più alti d’Europa.

Facciamo un esempio concreto: con 50.000 euro di fatturato si calcolano oltre 1700 euro di costi complessivi per una piccola attività.

Le nostre banche ed istituti di credito, su questo aspetto,  hanno sempre fatto orecchi da mercante e certo non cambieranno idea adesso, con il periodo difficile  e complicato che stanno attraversando.

La proposta di un bonus

Non resta che una soluzione, che magari potrebbe essere adottata con la prossima Legge di stablità: un bonus, una detrazione fiscale ( con massimale 5000 Euro), poi “recuperabile” come ritenuta d’acconto sull’IRPEF, per coprire almeno  parte dei costi sostenuti dall’impresa per le transazioni elettroniche.

Facciamolo, anche subito, per almeno  4 motivi:

Garantirebbe maggiore sicurezza per le imprese più esposte al rischio rapina e atti predatori (  e,  alla fine,  con minori costi per lo Stato, in termini di dispiegamento di uomini e mezzi).

Farebbe emergere una parte significativa di reddito sommerso, che oggi si trincera dietro l’assenza di sanzioni e il solito  cartello “bancomat fuori uso”( sic!)

Si garantirebbe comunque un servizio migliore al cliente-cittadino e ai milioni di turisti che giungono nel nostro paese.

Avremo qualche strumentalizzazione politica in meno su legittima difesa e uso delle armi “fai da te”,  e forse anche questo  tema delicato potrà essere affrontato con maggior prudenza ed equilibrio rispetto ai toni da crociata solitamente utilizzati da  qualche leader politico nazionale.

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