Italia al Lavoro

Sharing economy: più opportunità e più diritti per i cittadini UE

di Nicola Danti, 19 Giu 2017

Quando si parla di economia collaborativa, o sharing economy, in molti pensano subito ad Airbnb e alle piattaforme di car sharing. In realtà, si tratta di un mondo molto più complesso e affascinante, un fenomeno in continua evoluzione e per questo difficile da definire in modo netto. L’economia collaborativa è già presente nelle nostre vite, nella nostra società, nel nostro modo di viaggiare e di lavorare. Grazie alle piattaforme online, con un solo click possiamo affittare una camera in ogni parte del mondo, condividere un viaggio in macchina, acquistare un pasto da un vicino, trovare un giardiniere per tagliare la siepe. Opportunità che i consumatori apprezzano e utilizzano in modo crescente.

Cogliere le opportunità dell’economia collaborativa

Per cogliere tutte le opportunità dell’economia collaborativa ed evitarne i rischi, occorre inserirla in un quadro di regole semplici e chiare a livello UE. La relazione che ho presentato su questo tema e che è stata votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo la scorsa settimana, si pone proprio questo obiettivo: superare l’attuale stato di incertezza nel quale si trovano gli attori dell’economia collaborativa, riducendo al minimo le “aree grigie” tra autorità pubbliche, piattaforme, imprenditori e lavoratori.

Le priorità

Ci sono alcune priorità sulle quali impostare il nostro lavoro: occorre anzitutto evitare la frammentazione del Mercato unico che deriverebbe dall’applicazione di normative nazionali e locali diverse. Dobbiamo chiarire gli obblighi (anche fiscali) delle piattaforme online e garantire una concorrenza leale coi settori tradizionali della nostra economia. La distinzione tra prestatori di servizi professionali e non professionali rappresenta un punto essenziale in questo senso. Non possiamo permettere che vengano applicate norme diverse a servizi analoghi tra economia tradizionale e collaborativa. La nostra priorità, tuttavia, resta la garanzia di alti livelli di protezione dei consumatori e il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori delle piattaforme collaborative. Non è immaginabile, infatti, che in questo settore i lavoratori – dipendenti o autonomi che siano – abbiano minori diritti e tutele rispetto a tutti gli altri.

Responsabilità verso i consumatori

Le piattaforme online non potranno prescindere dall’assunzione di maggiori responsabilità nei confronti dei consumatori garantendo la trasparenza degli algoritmi e dei sistemi di rating, da una parte, e verso le autorità pubbliche tramite una leale cooperazione fiscale. Come ho detto nel mio intervento in aula, presentando la relazione: l’economia collaborativa si è sviluppata finora in Europa principalmente attraverso sentenze di tribunali e norme nazionali, regionali e locali spesso contraddittorie. Ora è il momento di farla crescere sulla base di una strategia condivisa a livello comunitario.

Più opportunità e più diritti

Con questa relazione gettiamo le basi per un approccio europeo all’economia collaborativa, pronti a cogliere tutte le opportunità che un’innovazione sostenibile può garantire al nostro continente e in particolare a quelle fasce di popolazione più ai margini del mondo del lavoro. Insomma: più opportunità e più diritti per i cittadini in un’Europa che abbraccia l’innovazione.

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