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Nelle scuole americane è il ‘far west’, ma solo Obama è contro le armi

16 Feb 2018

Quella in Florida, ad opera di un suprematismo bianco, ha fatto 17 morti e 15 feriti. Ma è solo l’ultima strage che avviene in una scuola, il luogo che dovrebbe essere il più sicuro di tutti, ma che negli Stati Uniti è diventato rischioso come un campo di battaglia. I genitori non sanno se il pomeriggio potranno andare a prendere i figli. I bambini fanno le esercitazioni in caso di sparatoria. Ma il presidente Donald Trump nega il problema: il ‘tycoon’ difende quel ‘sacro’ secondo emendamento che garantisce il diritto di portare armi, che risale all’epoca della colonizzazione e dello schiavismo e che oggi, dati i recenti casi di cronaca, è diventato una ‘licenza ad uccidere’.

Una strage senza fine

Quella di Las Vegas del 1 ottobre 2017 è stata la strage più letale della storia dei Stati Uniti: 59 morti e oltre 500 feriti, un bilancio che comunque, alla luce della dotazione balistica dell’autore del massacro potrebbe sembrare positivo. Nella sua stanza nel Mandala Bay Hotel Stephen Paddock aveva 47 armi da fuoco, tra cui diversi fucili d’assalto. Ma quello di Paddock non è il gesto di un folle ma una ‘tradizione’ americana: negli Stati Uniti si registra più di una ‘shooting mass’ ogni giorno e il 31% di tutte le sparatorie mondiali. Il numero delle armi da fuoco possedute dagli americani si aggira a 310 milioni, quasi la metà di quelle che girano in tutto il mondo (650 milioni), a fronte di una popolazione che rappresenta solo il 4,4% di quella globale.

L’allarme nelle scuole

Sono le scuole il terreno d’elezione per i massacri con le armi da fuoco. Perché quella di Parkland, in Florida, ha avuto risalto anche internazionale ma non è la prima del 2018: secondo la ONG ‘Everytown for Gun Safety‘ si tratta del diciottesimo ‘incidente’ con armi da fuoco da inizio anno. Le vittime, in soli 45 giorni, sono state 22, decine i feriti. Una ‘sparatoria scolastica’ si piazza anche sul terzo gradino del podio delle stragi più gravi degli Stati Uniti: nel 2007 morirono 32 tra studenti e professori all’interno del Virginia Tech. Dopo il terribile attacco alla ‘Sandy Hook Elementary School’ nel 2012, in cui furono uccisi 20 bambini di età compresa fra i 6 e i 7 anni e 6 adulti, secondo la ONG ‘Gun Violence Archive’ si sono registrati altri 273 episodi nei pressi delle scuole, con un bilancio di 121 vittime.

Obama isolato

Ma per molti americani il problema non esiste. Anche se secondo l’OMS un americano ha una probabilità 51 volte più alta di un britannico di morire per un colpo di arma da fuoco, anche se il tasso di omicidi per mezzo di una pistola è il 25% più altro degli altri Paesi sviluppati, il diritto di possedere un’arma è percepito sacro e inviolabile, evidentemente più del diritto alla vita. Per Trump non è il momento di parlare di una legge sulle armi, anzi: allo studio di una commissione al Senato c’è un progetto per facilitare l’uso dei silenziatori. Perché per un americano non è semplice solo l’acquisto di un’arma, ma anche la modifica per renderla più letale: Stephen Paddock aveva acquistato due dispositivi per trasformare in automatiche due delle sue 47 armi e sparare così fino ad 800 colpi al minuto. “Siamo addolorati per quanto avvenuto a Parkland, ma non siamo impotenti. Preoccuparci dei ragazzi è il nostro principale lavoro”, ha ricordato l’ex Presidente Barak Obama con un tweet. “Finché non possiamo dire onestamente che stiamo facendo abbastanza per proteggerli, con le tanto agognate leggi di buon senso sulle armi che vogliono molti americani, allora dobbiamo cambiare”. Obama ha replicato così al discorso del presidente Trump, che tace sulla questione armi negli Stati Uniti: per il tycoon in Florida ha agito “un killer mentalmente disturbato” mentre Paddock era “un folle pieno di problemi”. Eppure entrambi hanno avuto la possibilità di premere un grilletto.

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