Italia in Parlamento

La scuola Pasolini: il cambiamento siamo noi

di Emma Amore, 24 Giu 2017

Siamo oramai giunti al terzo incontro della Scuola Pierpaolo Pasolini. Nonostante il caldo, le vacanze incipienti e la sessione esami estiva, la Fondazione Feltrinelli si riempie di giovani e meno giovani, pronti a recepire sempre nuovi stimoli e nuovi spunti di ragionamento, carattere che contraddistingue l’idea che a portato all’organizzazione di questi incontri: un confronto culturale costruttivo e accattivante. Oggi abbiamo avuto come ospite del mattino Gad Lerner. Il suo lungo discorso parte da una profonda verità:
Il Medio Oriente è parte di noi ed è una contraddizione quotidiana. Dietro i grattacieli, ad esempio. La ricchezza spropositata concentrata nel minuscolo stato del Qatar, che pianifica progetti egemonici a tiratura mondiale, per citarne un altro.
Tuttavia, quando pensiamo al Medio Oriente ci leghiamo sempre all’idea del conflitto arabo-israeliano. Ma c’è di più. Parliamo di Terre affascinanti, ma inospitali al tempo stesso. Terre caratterizzate da Ricchezza da un lato e radicalismo religioso dall’altro.

il Medio Oriente secondo Gad Lerner

Il Medioriente sarà una nuova Sarajevo? Dobbiamo avere una visione lunga, dice il giornalista, una visione che vada oltre i pregiudizi. L’intervento di Lerner parte da una serie di anniversari “tondi”, gli anniversari del “7”. Il più importante di questi, forse? Il 1967, la “Guerra dei Sei Giorni”.
In soli sei giorni, fra il 5 e il 10 giugno 1967, una guerra lampo, che ha stravolto gli equilibri del Medio Oriente e modificato lo sguardo del mondo sul progetto sionista e sulla tragedia ebraica del Novecento.

Ancora oggi siamo costretti a confrontarci con un radicalismo che basa il conflitto politico e religioso medio orientale. Quel radicalismo che sfocia in atti terroristici che ogni giorno scrivono pagine della storia mondiale. Pagine insanguinate.
Lo Stato d’Israele, un “fazzoletto di terra”, circondato da eserciti arabi che ne minacciano la distruzione violenta, nella Guerra dei Sei Giorni, reagì con una spettacolare offensiva.

lo Stato di Israele

Il risultato? A guerra finita lo stato di Israele si è ritrovato a triplicare l’estensione del suo territorio e si è imposto come principale potenza militare della regione, capace di far fronte, contemporaneamente, agli avversari della coalizione araba: Egitto, Siria, Giordania, Iraq. Dobbiamo però notare che la Guerra dei Sei giorni, a distanza di 50 anni, ancora non è terminata. Infatti 50 anni fa è iniziata l’occupazione dei Territori con la riconquista della Città Vecchia inizia anche la trasformazione di un conflitto nazionalista in una lotta tra radicalismi religiosi.
Però il giornalista ci ha stimolati su un punto focale, una provocazione: ci sono popoli a noi vicini che non sono ancora pronti alla democrazia?
Demonizzare per partito preso un’associazione di persone che nasce come radicale, però è puro masochismo: dobbiamo alzare gli orizzonti. Il cambiamento siamo noi.

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