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Roma: il no allo stadio e la città abbandonata

di Roberto Giachetti, 6 Apr 2017

Come era prevedibile, la Conferenza dei Servizi decisoria che doveva dare il via libero al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle si è chiusa ieri con esito negativo. Tutto il lavoro fin qui svolto è praticamente carta straccia. Tutto da rifare, tutto da riscrivere. E di certezze, nemmeno l’ombra.

Sarà quindi necessario adottare una nuova delibera che confermi l’interesse pubblico, rimodulare completamente il progetto e successivamente avviare da capo tutto l’iter amministrativo. Nella più rosea delle ipotesi, forse tra un anno potremmo vedere qualche risultato, sempre che non ci siano ulteriori inciampi e non ci si ritrovi, da qui a qualche mese, con un nuovo assessore all’Urbanistica.

Fino a qualche giorno fa, la sindaca Virginia Raggi prometteva che entro l’estate sarebbe stata posata la prima pietra. Oggi invece abbiamo la certezza che la città di Roma, ancora una volta, sia la vittima predestinata della manifesta incapacità del Movimento 5 stelle.

Sette mesi di iter amministrativo ed energie andati persi

Alla Regione, promotrice della Conferenza dei Servizi, ieri non è restato altro che prendere atto del fatto che, tra pareri negativi, atti insufficienti e la mancata adozione della variante urbanistica da parte di Roma Capitale, il progetto, così come previsto dalla delibera 132/2014, non potesse essere approvato. Sette mesi di iter amministrativo, di risorse e di energie andati persi.

Sette mesi di contraddizioni e di confusione allo stato puro.  Sette mesi di promesse, di spot e di slogan. E la città continua a vedersi sfumare davanti agli occhi ogni speranza di rinascita e qualsiasi prospettiva per il proprio futuro.

Perché ad oggi, quale sia l’eccezionale novità e il cambio di rotta rispetto al progetto originario, non è dato sapersi. Lo scorso 30 marzo infatti, la Giunta capitolina ha adottato una delibera che si limita a dettare alcune linee guida. Di fatto, manca una delibera sostitutiva, con i dettagli sul nuovo progetto, sulla sua reale fattibilità.

Lo stadio strumento per realizzare opere pubbliche

Serve un nuovo atto che sancisca la pubblica utilità e il pubblico interesse del progetto, condizione necessaria perché l’iter possa essere ripreso. Purtroppo, la triste verità è che non ci sono né garanzie, né coperture.

Il vecchio progetto si basava su un’idea molto semplice: l’intervento prevalente doveva essere rappresentato  dalle opere pubbliche. Ribaltare questa prospettiva non solo significa semplicemente stravolgere tutto ciò che finora, in maniera responsabile e ragionata, è stato fatto, ma vuol dire soprattutto rinunciare a tutta una serie di azioni che avevano come obiettivo quello di risanare e rigenerare un intero quadrante della città che da troppo tempo reclama di essere preso in considerazione.

Il neo assessore Montuori ha dichiarato  invece che nei loro piani l’intervento prevalente sarà lo stadio. Bene, anzi male. Perché quello che ho provato a spiegargli è che lo stadio rappresenta solo uno strumento per realizzare tutte quelle opere pubbliche che altrimenti il Comune non sarebbe in grado di realizzare.

È fondamentale, oltre che un preciso dovere di chi amministra, stabilire in maniera chiara quali siano le opere pubbliche e in che modo e in che tempi debbano essere portate a termine perché da questo dipendono i metri cubi aggiuntivi che verranno concessi ai privati. Nella delibera di indirizzo della giunta Raggi si parla di un taglio drastico delle cubature, raggiunto con l’eliminazione delle famigerate torri del business park.

Una “colata di cemento”

L’alternativa proposta consiste in 18 palazzine di sette piani che, a detta degli esperti urbanisti pentastellati, avranno un minor impatto ambientale e soprattutto non altereranno lo skyline della città. Valutate voi se siano più ecosostenibili  decine di anonimi palazzi o 34 ettari di parco che il privato avrebbe dovuto realizzare con il vecchio progetto e di cui ora, invece, non c’è più traccia.

Ecco la vera “colata di cemento” tanto paventata in questi mesi. Le uniche cubature tagliate, purtroppo, sono quelle relative alle opere infrastrutturali. E oggi, questo, viene messo nero su bianco.

Inoltre, nelle nuove linee guida stilate dalla Giunta, non c’è alcun riferimento all’obbligo (previsto invece nella vecchia delibera) per il proponente di assicurare la contestualità delle opere pubbliche con l’apertura dello stadio. Un regalo, questo sì, ai costruttori, a danno dei cittadini.

E come in altre occasioni, è toccato alla Regione metterci una pezza, ribadendo che  il rispetto di tale condizione sia assolutamente necessario  affinché possa essere avviata una nuova conferenza di servizi.

Qual è la visione futura del M5s?

Ma al di là degli aspetti tecnici, che possono appassionare solo gli esperti della materia, la questione di fondo resta una: qual è la visione futura che ha il Movimento 5 stelle di Roma?

Dopo il no alle Olimpiadi, lo smantellamento e la contestuale lottizzazione delle partecipate (con la conseguente situazione disastrosa di trasporti pubblici e gestione della raccolta dei rifiuti), i tentennamenti sulla prosecuzione di opere infrastrutturali ormai in cantiere da anni, come ad esempio la metro C, appare lecito domandarsi in che modo questa Amministrazione intenda far fronte a tutti i proclami e a tutte  le promesse proferite in campagna elettorale; ci chiediamo quando sarà possibile iniziare a parlare delle problematiche reali della città e delle soluzioni di cui essa necessita.

Roma è stanca, è stremata, abbandonata ad un’incuria generale e diffusa e ad una triste decadenza. E chi la governa sta guardare. Non si può rinunciare e dire di no a progetti validi solo per inseguire un’ideologia che puzza di vecchio e di stantio, inutile quanto improduttiva.

Raggi deve assumersi le sue responsabilità

Virginia Raggi deve assumersi appieno la responsabilità del ruolo che i cittadini romani le hanno affidato ormai da dieci mesi. Deve assumersi la responsabilità di prendere delle decisioni che siano chiare, nette e trasparenti. Deve avere il coraggio e la forza di manifestare quali siano le sue idee – se ne ha – sulla città, al di là del singolo progetto. Siamo ancora in attesa.

 

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