La riforma taglia davvero i costi della politica e rafforza la democrazia

Uno degli elementi fondanti della riforma costituzionale è la riduzione dei costi di funzionamento delle istituzioni, dal Parlamento ai Consigli regionali passando per l’abolizione del Cnel e delle Province. Perché è opportuno farlo? Perché in anni in cui la politica ha chiesto molti sacrifici ai cittadini, essa ha il dovere di essere e apparire responsabile e leggera, meno “spendacciona” e più semplice.

Il punto simbolicamente più importante riguarda le indennità delle cariche politiche, gli “stipendi” dei rappresentanti politici. La riforma compie una scelta equilibrata e saggia: riduce i costi attraverso l’abbassamento da 315 a 100 dei membri del nuovo Senato; elimina l’indennità da senatore per i sindaci e i consiglieri regionali che ricopriranno tale funzione (costoro percepiranno solamente quella erogata dalla Regione o dal Comune); riduce i costi delle strutture e della burocrazia del Senato. Tra minori costi ed eliminazione delle indennità dei senatori, a regime si risparmieranno circa 150 milioni di euro (che sommati alle altre misure della riforma – Province, spese regionali e Cnel – portano a circa 500 milioni all’anno il computo complessivo dei risparmi).

Qualcuno replica: anziché fare la riforma costituzionale, non sarebbe sufficiente una “leggina” per tagliare gli stipendi dei parlamentari? La nostra risposta è: purtroppo no.

Anzitutto, una legge ordinaria può facilmente essere modificata, smentita o ribaltata da un’altra legge ordinaria, mentre una riforma costituzionale ha una forza decisamente maggiore. E poi, noi crediamo che sia meglio avere meno parlamentari pagati il giusto anziché troppi parlamentari pagati poco.Se tra spese di alloggio a Roma e spese per l’attività elettorale, un parlamentare finisse per prendere meno di un medio professionista, di un operaio specializzato o di un dirigente scolastico, la politica rischierebbe di diventare un’attività possibile solo per chi è già ricco o per chi ha altre entrate, a danno dell’indipendenza della funzione parlamentare e legislativa. Se si limita a pensare che la soluzione ai problemi della politica italiana sia dimezzare lo stipendio di 945 parlamentari, si indebolisce la democrazia, la si mette nelle mani dei ricchi e di alcuni gruppi di interesse.

Il 4 dicembre abbiamo invece la possibilità, con il nostro voto, di ridurre concretamente è strutturalmente i costi della politica e di rafforzare la democrazia.