Riforma: strumento per ridurre costi della politica

Negli ultimi giorni è ripresa a Montecitorio la polemica sugli stipendi parlamentari, in particolare dopo la presentazione da parte del M5S di un ordine del giorno per l’introduzione di un tetto all’indennità dei membri della Camera. L’ordine del giorno è stato bocciato, per il voto contrario degli altri partiti, che hanno rivendicato come comunque dall’inizio della legislatura ad oggi (2013-2016) la Camera abbia prodotto un risparmio di 270 milioni di euro rispetto alla dotazione di risorse ricevuta dallo Stato, in virtù delle misure di contenimento dei costi adottate negli anni.

Che piaccia o meno, la vicenda di ieri dimostra l’impraticabilità di procedere ad una significativa riduzione dei costi della politica in assenza di un intervento strutturale di riforma dell’assetto istituzionale. Si possono fare le pulci alle spese di viaggio, alle telefonate o alla manutenzione delle caldaie del Parlamento, ma non saranno queste azioni a far sì che il sistema politico costi meno: l’unica modalità concreta è la riforma costituzionale che sarà sottoposta al referendum nel prossimo autunno.

Semplificando: perché chiedere oggi ai parlamentari di auto-ridursi lo stipendio, quando con il Sì al referendum possiamo essere noi cittadini a determinare un risparmio molto più ampio e strutturale, stimato in circa 500 milioni di euro all’anno?

La riduzione del numero dei senatori, l’abolizione della loro indennità parlamentare (i nuovi senatori, eletti tra i sindaci e i consiglieri regionali, percepiranno solo lo stipendio del loro ente territoriale di provenienza), il ridimensionamento a regime del personale del Senato, l’abolizione definitiva delle province e del Cnel, il contenimento sancito in Costituzione delle spese degli apparati politici regionali: si tratta di misure strutturali e definitive che consentirebbero un risparmio stabile e indiscusso.

Al risparmio contabile, andrebbe aggiunto l’enorme vantaggio economico di cui godremmo come cittadini italiani grazie all’entrata in vigore delle nuove regole costituzionali: con un Parlamento più leggero, efficiente e rapido nell’assunzione delle decisioni – e con la semplificazione dei rapporti tra Stato e Regioni – renderemo più stabile il quadro normativo italiano, favoriremo chi lavora e investe e ridurremo i costi dell’incertezza. Sono vantaggi non solo percepibili nell’immediato, ma capaci di produrre benefici di molto superiori nel medio-lungo periodo.