Italia al Lavoro

Lotta alla povertà: al via i pagamenti del reddito d’inclusione

30 Gen 2018

Il 27 gennaio l’INPS ha iniziato ad erogare i primi assegni del reddito d’inclusione, la misura introdotta con il decreto legislativo 147 del 2017 per il contrasto alla povertà che sostituisce il sostegno per l’inclusione attiva. I destinatari, secondo le stime, sono circa due milioni e mezzo di persone e riceveranno una somma di 187 euro come importo minimo e 540 euro come massimo per le famiglie più numerose.

Inclusione ‘attiva’

Il Ddl Povertà ha introdotto il reddito d’inclusione ‘attiva’, così come stabilito nel Memorandum firmato dal Premier Paolo Gentiloni e l’Alleanza contro la povertà. L’assegno non è un bonus o un regalo, ma una misura a sostegno del cittadino in difficoltà che si impegna a seguire un progetto da stabilire con l’ente locale, che mira a far uscire il singolo o il nucleo familiare dalla situazione disagiata, con l’impegno ad accettare una proposta di lavoro, a frequentare corsi per la formazione professionale, a mandare i figli a scuola garantendone la salute.

Definitivo e per tutti

Il sussidio è universale, non riservato a particolari categorie di persone ma a tutti i cittadini poveri. È un intervento strutturale, presente e richiedibile per sempre in Italia. La novità che entrerà in vigore il 1 luglio 2018 è la cancellazione dei requisiti familiari, con la possibilità anche per chi non ha figli a carico di usufruire dell’assegno che garantisce un tenore di vita dignitoso e stimola l’inclusione sociale.

Chi può richiederlo

Possono accedere alla misura i cittadini italiani e comunitari, i loro familiari anche senza cittadinanza, e gli stranieri muniti di permesso di soggiorno. Al fine di considerare il reddito disponibile, la soglia massima dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) entro la quale si può accedere al beneficio è elevata a 6mila euro, mentre l’ISR (indicatore della situazione reddituale, quindi l’effettiva disponibilità economica della famiglia) non può essere superiore a 3mila euro. Il valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non può essere superiore a 20mila euro, mentre 10mila euro è il limite massimo per il patrimonio mobiliare. Non può accedere al reddito d’inclusione chi nei due anni precedenti la richiesta ha comprato un’auto, una moto o una barca.

Altre misure

Essendo una misura che favorisce il reinserimento sociale, il reddito d’inclusione è compatibile con un’attività lavorativa e può essere erogato almeno in parte e per alcuni mesi anche se si trova una nuova occupazione e il reddito aumenta oltre la soglia. Non spetta quando un componente della famiglia fruisce della NASpI (nuova assicurazione sociale per l’impiego) o di un altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

L’assegno

L’importo del beneficio economico viene erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica per un massimo di 18 mensilità (rinnovabile per altri 12). Per il momento è necessario che il nucleo familiare presenti alcune caratteristiche: presenza di un minore, di un disabile, di una donna incinta o di un lavoratore in stato di disoccupazione che da 3 mesi non possa più usufruire di altre indennità. L’ultima legge di Bilancio ha comunque abolito questi ‘paletti’ lasciando solo i requisiti economici.

I numeri

Tra l’1 dicembre 2017, giorno in cui è entrata in vigore la misura, e il 2 gennaio 2018 sono state presentate 75.885 richieste. Il maggior numero di domande arriva dalla Campania (22%) seguita da Sicilia e Calabria. Da Lombardia e Lazio sono arrivate circa 5mila domande, pari rispettivamente al 7% e 6,9% del totale delle richieste. Al 2 gennaio, nessuna domanda era stata presentata dalla Puglia e dalla Provincia Autonoma di Trento.

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