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Produzione industriale: la frenata di luglio

13 Set 2018

Iniziamo male. La produzione industriale del secondo semestre dell’anno segna numeri negativi. L’Istat ci dice che l’Italia che produce sta soffrendo: il calo rispetto a giugno di quest’anno è dell’1,8%.

Non solo. L’attività industriale nel trimestre maggio-luglio 2018 segna un -0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e l’indice destagionalizzato mensile segna purtroppo un segno meno in tutti i settori.

Nel documento Istat sulla produzione industriale a luglio 2018 si legge testualmente: «Brusca discesa a luglio per la produzione industriale che mostra una diminuzione anche su base trimestrale. L’indice destagionalizzato conferma una elevata variabilità mensile nel corso del 2018, con un orientamento alla diminuzione. In termini tendenziali, la variazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016. Solo per i beni strumentali si registra una certa tenuta dei livelli produttivi: è inoltre l’unico raggruppamento di industrie a mantenere una moderata crescita tendenziale a luglio».

Questo significa che occorre dare una risposta forte subito ed evidentemente le prime misure adottate dal governo Conte non stanno andando nella direzione giusta.

 

La produzione industriale per settore

Segnano numeri negativi quasi tutti i settori dell’attività economica del paese, in particolare a soffrire sembrano essere le aziende di produzione manifatturiere, farmaceutiche e per apparecchiature elettriche e per uso domestico.

Soffrono anche produzioni industriali come quelle riguardanti il manifatturiero, mentre a tenere con un +0,1 è ancora la produzione tessile, l’abbigliamento e gli accessori. Ma si tratta dell’unico segno positivo tra tutte le attività industriali.

Scende anche la produzione industriale del settore alimentare.

L’Istat mette nero su bianco che l’indice destagionalizzato su base mensile segna valori negativi per:

  • per quanto riguarda i beni strumentali con un segno negativo del -0,7% (tra questi si include fabbricazione di macchine a motori, strumenti e apparecchi di misurazione e controllo e autoveicoli).
  • Beni intermedi con un meno 2,2% (tra questi si include la produzione di prodotti chimici, metalli e prodotti in metallo, apparecchi elettrici, l’industria del legno e la fabbricazione di tessuti).
  • Beni di consumo per un meno 1,9% (si include quelli durevoli e non durevoli, tra i primi mobili, motocicli, apparecchi per la riproduzione del suono e dell’immagine e per uso domestico; tra i secondi prodotti alimentari e bevande, industrie tessili e prodotti farmaceutici).
  • Energia -1,4 (si intende l’industria estrattiva di materie prime relative al settore energetico come il petrolio e il gas naturale, la raffinazione e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria)

Quando si parla invece di dati destagionalizzati si intendono dati “puliti”, attraverso specifiche tecniche statistiche, dalle fluttuazioni dovute alla componente stagionale o a fattori metereologici o legislativi o altro. Questo significa che se un dato registrato dall’Istat è negativo, lo è nel senso più oggettivo del termine e non perché ad esempio ad agosto le industrie sono state chiuse!

 

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