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Le primarie del PD e le nuove generazioni

di Giovanni Crisanti, 4 Mar 2019

Un anno dal 18% delle elezioni politiche di marzo 2018 e il Partito Democratico decide infine di chiamare al voto i suoi sostenitori per scegliere il segretario e la sua nuova classe dirigente. Infatti, proprio il 5 marzo scorso Matteo Renzi si dimetteva, passando la sua carica al vice Maurizio Martina, nonché uno dei tre candidati alle primarie PD 2019, rappresentante di una mozione che chiedeva di rivedere alcuni errori commessi in passato e ricominciare a lavorare per il Paese con unità.

La sfida del congresso 2019 poneva al centro il tema del come continuare a dare vita ad un organo politico che ha perso quasi la metà dei suoi sostenitori in 5 anni, cercando di capire se la soluzione a questo calo fosse dovuta ad errori nel metodo di comunicare, all’incapacità di cogliere alcune priorità per una parte di italiani, di rispondere alle accuse degli altri partiti, o altro.

 

A vincere è stato Nicola Zingaretti, candidato rappresentante di un desiderio di voltare pagina rispetto ad alcuni errori del passato che hanno contribuito ad un calo massiccio di consenso, ma allo stesso tempo rivendicativo di una stagione di governi Renzi-Gentiloni vincenti in termine di crescita, sviluppo e diritti. La candidatura del governatore del Lazio ha raccolto oltre il 65% di voti, un dato estremamente significativo che gli conferirà piena legittimazione, insieme a chi lo ha sostenuto (tra gli altri, Paolo Gentiloni, Dario Franceschini e Marco Minniti).

 

Le primarie PD 2019 e le sfide per garantire un futuro alle nuove generazioni

«Da oggi serve un campo nuovo, largo e plurale. Dovremo rimanere uniti, uniti e costruire, costruire. I nostri avversari sono la destra», così afferma il neosegretario Nicola Zingaretti nel suo primo discorso da vincitore. Come ha più volte ribadito anche in campagna elettorale, se si vuole portare avanti un progetto di centro-sinistra unitario come il PD, c’è necessità di rivederne gli obiettivi primari. Basta con le lotte interne che mostrano solo divisioni e poco dialogo. Questo è il modo migliore per andare al patibolo e mettere a rischio il Paese, soprattutto le nuove generazioni, minacciate da misure che generano debito ogni anno più elevato.

Le maggiori sfide per assicurare un futuro più sicuro in Italia per le nuove generazioni consistono nell’investimento sulla crescita, in particolare per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro sostenibili in un sistema in continuo evolversi, l’accrescimento di risorse sul diritto allo studio e la sostenibilità ambientale, da troppo tempo in secondo piano nelle agende dei grandi paesi mondiali.

Quello che i giovani del nuovo PD si aspettano è un ampiamento dello spazio politico, concedendo occasioni di crescita e formazione, ma soprattutto di rappresentanza civile. Lo si potrà fare solo se la nuova classe dirigente darà in grado di mettersi completamente a disposizione per crescere i giovani e le giovani militanti rendendoli parte attiva di una comunità.

 

L’affluenza alle primarie PD 2019 e il futuro del PD

Il dato più importante del congresso 2019 è senza dubbio quello dell’affluenza. Un partito che mobilita oltre 1 milione e 800mila persone ai gazebo per esprimere una preferenza non è di certo un aspetto da sottovalutare, viste le numerose critiche mosse nei mesi scorsi sulla disfatta del PD.

Il 3 marzo è stato un giorno che rappresenta la possibilità per il centro-sinistra di rialzarsi ed intraprendere nuove sfide. La prima: ricostruire un’alternativa a Lega e 5stelle.

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