Italia in Parlamento

Le primarie sono una grande chance per il Paese

di Stefano Ceccanti, 29 Apr 2017

Pubblichiamo la risposta di Stefano Ceccanti all’articolo di Sabino Cassese apparso oggi sul Corriere della sera e ad altri critici delle primarie

Le elezioni francesi hanno visto battuti, tra gli altri, due candidati selezionati con le primarie (Hamon e Fillon) e accedere al ballottaggio due altri candidati che non le avevano fatte (Macron e Le Pen).

Post hoc ergo propter hoc?

L’argomento è evidentemente forzato.

Ovviamente non si può chiedere alle primarie ciò che esse non possono dare: non sono un passaporto per la vittoria anche perché peraltro se le fa più di uno non possono vincere tutti.

Non lo sono neanche nelle situazioni in cui emergono movimenti di contestazione al sistema dei partiti tradizionali, movimenti che di norma si formano e si sviluppano intorno a leadership naturali prive di sfidanti interni (come nei casi di Le Pen e Macron).

Quale metodo più efficace delle primarie?

Se però disponiamo di un partito strutturato e abbiamo necessità di scegliere un leader quali metodi più democratici e più efficaci possiamo adottare?

Un primo metodo può essere efficace ma si presta ad accuse di oligarchia: decide un gruppo dirigente ristretto, modello Prodi del 1996. Questo metodo può essere efficace perché il gruppo dirigente ha un interesse a vincere le elezioni, non è animato da una volontà testimoniale. Tuttavia è difficile difendere una scelta così ristretta, anche perché essa ha una conseguenza: se è il gruppo dirigente ristretto che seleziona, è anche quello che, nel caso revoca: modello Prodi-D’Alema del 1998.

Si viene così a creare una possibile incomprensione con l’elettorato che ha votato sulla base di una certa indicazione e che se la trova cambiata.  Nel caso francese, da cui siamo partiti, né i Socialisti né i Repubblicani avrebbero potuto scegliere un meccanismo così chiuso.

Primarie del Pd sistema democratico

Il metodo opposto, quello delle primarie aperte, ha i problemi opposti: appare democratico ma può essere inefficace perché gli elettori, specie se la partecipazione si abbassa (come si vede dal crollo dei votanti tra le primarie socialiste che scelsero Hollande e quelle che hanno visto prevalere Hamon) possono condurre a scegliere un candidato testimoniale, di appartenenza, non in grado di attrarre gli elettori incerti.

Tutto vero. Ma l’alternativa quale poteva essere?

Solo la via di mezzo della scelta tra i soli iscritti, ma quella base più ristretta è ancora più distante dall’insieme dell’elettorato di quanto non lo siano gli elettori che votano nelle primarie aperte, è ancora più esposta alla scelta di candidati testimoniali. Tra i soli iscritti se non avesse prevalso Hamon avrebbe comunque vinto Montebourg, ovvero la stessa posizione di sinistra-sinistra. La stessa cosa nei Repubblicani dove forse avrebbe vinto Sarkozy e non certo Juppé.

L’apertura agli elettori opportunità da utilizzare al meglio

I partiti oggi sono già deboli e se delimitano le proprie scelte di leadership elettorali ai soli iscritti si indeboliscono ulteriormente nella propria vocazione maggioritaria, nella capacità di parlare a tutti. Ovviamente l’apertura agli elettori con primarie aperte non è una garanzia, è solo una grande chance.

Domani ce l’abbiamo, utilizziamola al meglio, senza lasciarci disorientare da argomentazioni sbagliate.

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