Italia in cammino

Prevenzione, trasparenza, pene esemplari: ecco le misure anti-corruzione

18 Feb 2018

La corruzione è una piaga per il nostro Paese e per le tante persone oneste che vengono danneggiate dai comportamenti scorretti di funzionari pubblici e operatori privati. Ma il danno per l’Italia non è solo d’immagine ma anche economico: c’è chi parla di 60 miliardi ogni anno (il 4% del PIL), chi anche di 100 se si considerano le inefficienze che le ‘bustarelle’ causano alla Pubblica Amministrazione. Negli ultimi anni il governo ha deciso di affrontare seriamente il problema, istituendo con il Decreto Madia del 2014 l’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), guidata dal giudice Raffaelle Cantone, a cui sono stati affidati compiti di vigilanza e repressione sempre più importanti. L’ANAC ha tenuto d’occhio l’esecuzione delle grandi opere, dall’Expo di Milano al Mose di Venezia, e il post-‘Mafia Capitale’ nel Comune Di Roma. E Trasparency International ha certificato, per la prima volta dopo anni, un trend positivo nella lotta alla corruzione in Italia.

Inasprite le sanzioni

Dopo 797 giorni di stallo parlamentare, nel 2015 è stata finalmente approvata la nuova legge anti-corruzione. Il provvedimento ha aumentato le pene per i reati principali contro la pubblica amministrazione, portando a 6 a 10 anni le pene minime e massime per il reato commesso dal funzionare pubblico e ha introdotto la nuova fattispecie di auto-riciclaggio. È stato introdotto il principio della restituzione del maltolto per accedere alla sospensione condizionale della pena e, con la Riforma Orlando, raddoppiati i termini per la prescrizione. È stato poi riscritto del tutto l’illecito di ‘falso in bilancio‘, che nel 2001 era stato depenalizzato suscitando la disapprovazione di magistrati e istituzioni europee. Sono scomparse le soglie di punibilità e previste sanzioni aggravate se la società con i bilanci truccati è quotata in borsa.

L’ANAC

L’Autorità nazionale anti-corruzione è nata con il Decreto legge 90 del 2014, che ha soppresso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP). Si tratta di un’autorità amministrativa indipendente, composta da 6 membri, di cui uno è il presidente, che si avvale della collaborazione di una Camera arbitrale, un organo composto da docenti di materie giuridiche. La funzione principale è quella di prevenire la corruzione nelle amministrazioni pubbliche, mediante l’attuazione della trasparenza in tutte le procedure decisionali, con un occhio particolare agli appalti, vigilati dall’ANAC che ha anche la possibilità di agire con un commissariamento delle opere pubbliche oggetto di indagini da parte dell’autorità giudiziaria. La possibilità di agire con un commissario permette di salvaguardare l’operatività del progetto, con effetti positivi sia sui cittadini che sulle imprese. Oltre agli illeciti, è importante l’attività di prevenzione sul fronte trasparenza: l’ANAC può infatti applicare sanzioni amministrative nei confronti degli enti pubblici che non adottano i piani di prevenzione della trasparenza e i codici di comportamento dei i dipendenti.

La riforma della Pubblica Amministrazione

Nella lotta alla corruzione, un passo fondamentale è stato la Riforma della Pubblica Amministrazione, che per la nostra Costituzione deve essere guidata dai principi di imparzialità e buon andamento. In tutti gli enti pubblici è ora obbligatorio nominare un Responsabile anti-corruzione, che si occupa di aggiornare il Piano triennale per la Trasparenza e l’Integrità e definire le procedure appropriate per selezionare e formare in termini di etica e legalità i dipendenti che si trovano ad operare in settori particolarmente a rischio, come l’assegnazione di appalti. Il Responsabile è un dirigente di alto livello con una diretta responsabilità, anche penale, sulla valutazione dei rischi, essendo tenuto a verificare eventuali incompatibilità per conflitti d’interesse e a monitorare il sistema dei controlli interni. Con il Decreto Madia un potere importante è stato dato anche ai privati cittadini con lo strumento dell’accesso civico: rispetto alla disciplina previgente adesso è possibile ai documenti informativi della P.A. senza dover dimostrare un interesse diretto corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata. Gli obblighi di trasparenza sono inoltre stati estesi, oltre che alla P.A., anche ai soggetti ‘destinatari’, cioè società a partecipazione pubblica ed enti di diritto privato finanziati dallo Stato.

Nuovo Codice degli Appalti Pubblici

Con il nuovo Codice degli Appalti Pubblici all’ANAC è stato conferito il compito di elaborare, con la collaborazione dell’ISTAT, costi standard per le opere pubbliche e prezzi di riferimento di beni e servizi. Ogni impresa che vuole partecipare alle gare di appalto può richiedere di essere valutata in merito alle misure anticorruzione adottate all’interno. Il ‘rating d’impresa‘ è un istituto premiale per le imprese virtuose e trasparenti, che vengono valute in base a parametri oggettivi e misurabili stabiliti dall’ANAC, come il rispetto dei tempi e dei costi nell’esecuzione delle opere. L’Autorità ha il potere di agire contro i bandi fatti dalle stazioni appaltanti pubbliche ritenuti illegittimi.

Il whistleblowing

Perno fondamentale dell’attività dell’ANAC è quello di raccogliere le segnalazioni dei privati che denunciano scorrettezze o irregolarità. Con la legge 179 del 2017 è stata finalmente posta una tutela alla pratica del ‘whistleblowing‘, cioè la segnalazione di attività illecite nelle aziende pubbliche e private da parte del dipendente che ne sia venuto a conoscenza. Chiunque denunci la situazione illecita non può essere passibile di sanzioni, demansionamento o tanto meno licenziamento. Qualora vengono adottate misure discriminatorie, può essere fatta una sanzione all’ANAC che può erogare una sanzione fino a 30 mila euro all’ente. Le misure adottate contro il dipendente onesto sono nulle e spetta all’amministrazione dimostrare che il provvedimento sia stato preso per ragioni estranee alla segnalazione fatta.

Nuovo Codice Antimafia

Anche con l’approvazione del nuovo Codice Antimafia un’attenzione particolare è stata rivolta alle misure anti-corruzione. Le stesse misure di prevenzione personali ma soprattutto patrimoniali previste per i mafiosi sono state estese agli indiziati di gravi delitti contro la pubblica amministrazione. Oltre al rafforzamento delle misure del sequestro preventivo e della confisca, è stato introdotto il controllo giudiziario sulle imprese quando c’è il rischio di infiltrazioni mafiose garantendo tempi certi per il recupero dell’attività produttiva nel caso in cui l’azienda sequestrata sia meritevole, tutelando in questo modo i dipendenti e i terzi in buona fede.

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