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“Polvere di Stelle” di Cassimatis: dal Movimento Cinque Stelle al “partito di Di Maio”

di Redazione, 16 Feb 2018

Si intitola “Polvere di stelle” il libro scritto da Marika Cassimatis, la seconda opera dell’insegnante genovese che fa “tremare” il Movimento. Il suo nome è balzato agli onori della cronaca nella primavera dello scorso anno quando, alle primarie pentastellate per scegliere il candidato sindaco di Genova, Cassimatis ha battuto Luca Pirondini. Nonostante la vittoria però Beppe Grillo ha scelto di non concederle il simbolo e lei ha chiesto al Tribunale civile di Genova di annullare l’atto con cui il leader del Movimento l’aveva esclusa dalla competizione. Il Tribunale ha dato ragione a Cassimatis e a questo punto lei ha deciso di correre per la carica di sindaco con una lista civica: non ha portato a casa il seggio ottenendo meno del 3%.

Nell’ultimo libro Cassimatis spiega il passaggio che ha portato il Movimento Cinque Stelle a diventare il “partito di Di Maio”.

Cassimatis, nelle prime pagine del libro “Polvere di stelle”, lei scrive che tanto si è detto e si è scritto sul Movimento Cinque Stelle ma nei fatti non è emersa una fotografia reale del “partito”. Ci può spiegare a cosa fa riferimento nello specifico?

“E’ importante considerare la storia del Movimento Cinque Stelle, dalla nascita ad oggi perché così si comprendono i cambiamenti che hanno portato il movimento a diventare un partito verticista: nello specifico, prima c’erano i meetup che decidevano la politica del movimento, ora ci sono i capi politici, proprio come un partito che sceglie i propri candidati. Ecco, il movimento doveva essere tutt’altro, doveva essere un’altra cosa: anche nel mio caso Grillo con un colpo di bastone alla democrazia diretta ha annullato il voto del web”

Lei scrive ancora di principi traditi, tra questi la trasparenza, l’uno vale uno, la democrazia diretta. Quali sono stati i primi episodi che le hanno fatto maturare questa idea?

“Possiamo partire dal caso di Genova e del “fidatevi di me” pronunciato da Grillo. Anche in questo caso si è rinunciato al principio della trasparenza, gli attivisti dovevano fidarsi a prescindere senza capire cosa e perché non andasse bene. Le regole dello statuto sono state disattese, attivisti e portavoce esclusi dal movimento per cui ci sono molti procedimenti in corso, insomma le regole del movimento sono state disattese”.

Lei scrive che votare il M5S è come firmare una cambiale in bianco. Ci può spiegare questo concetto?

“Il partito non ha più principi cardine: in alcune occasioni si avvicina alle istanze di sinistra, in altri casi si avvicina alle istanze della Lega. Non c’è una progettualità orientata verso una specifica direzione”.

E’ tema molto dibattuto in questi giorni il caso dei rimborsi: qual è il suo punto di vista in merito?

“Sui rimborsi già in passato avevamo presentato delle richieste ufficiali per chiedere riscontro di spese non documentate, ad esempio portavoce che vivevano in famiglia quali spese potevano avere? Per quanto riguarda la vicenda legata al fondo del microcredito, lì non arrivano solo i fondi del Movimento: ci sono stati dei furbetti, si sono dimostrati uguali agli altri anche utilizzando scuse da liceo come nel caso di Giulia Sarti. Questo avviene quando non ci sono persone che hanno una base solida”.

Cosa pensa della formazione delle liste rispetto agli “impresentabili”?

“Questo spiega ancora meglio la trasformazione che ha subito il movimento: i candidati dovevano essere cittadini mai candidati che partecipavano come attivisti alla vita politica, oggi è tutto completamente diverso, si candidano persone che possono portare un pacchetto di voti”

Lei, da attenta osservatrice, cosa pensa possa riservarci in futuro il M5S?

“Insieme all’avvocato Borrè, facciamo parte di un comitato che si sta battendo per rivendicare il simbolo del Movimento Cinque Stelle, un comitato che punta a rivendicare i diritti della vecchia associazione tra cui il simbolo e il dominio, aspettiamo risposte a breve. Insomma siamo passati dai principi del Movimento Cinque Stelle al partito di Di Maio che disconosce la democrazia diretta”.

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