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Arrivano le plastiche green per imballaggi alimentari

di Manuela Michelini, 25 Feb 2020

Sono biodegradabili e smart le nuove plastiche green per imballaggi alimentari.

Sviluppate nei laboratori del Centro Ricerche ENEA di Brindisi le biopellicole ‘intelligenti’ sono in grado di cambiare il colore nel caso in cui il cibo risulti deteriorato, ma non solo. Realizzate con materiali compositi 100% biodegradabili le pellicole di nuova generazione risultano perfettamente compostabili, ma anche in grado di prolungare la scadenza dei cibi.

Si tratta di risultati davvero interessanti che garantiscono un’azione concreta nella lotta allo spreco alimentare. Le plastiche verdi potranno essere utilizzate non solo nel settore del packaging alimentare, ma anche in quello dell’arredamento, nel settore dei trasporti per realizzare rivestimenti per interni.

Come si ottengono le bioplastiche

Come ci spiegano i responsabili della sperimentazione le bioplastiche sono il risultato di un processo di trasformazione degli zuccheri contenuti naturalmente nel mais e nelle barbabietole. I biocompositi invece si ottengono grazie all’aggiunta alla bioplastica di additivi provenienti dagli scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio.

“Siamo impegnati da anni nella sfida per la sostenibilità, in linea con i principi della valorizzazione delle risorse locali e dell’economia circolare”, sottolinea Claudia Massaro, ricercatrice del Centro ENEA di Brindisi.

“Ci siamo dedicati in particolare allo sviluppo di soluzioni per ridurre l’impatto ambientale dei contenitori a fine vita, in linea con gli obiettivi della direttiva europea SUP (Single Use Plastics) che ha vietato entro il 2021 l’utilizzo di molti prodotti in plastica monouso e stabilito, a partire dal 2025, un contenuto obbligatorio minimo di materiale riciclato nelle bottiglie in plastica pari al 25%, che salirà al 30% nel 2030”, aggiunge Massaro.

Collaborazione fra Enea e Università del Salento

La nascita delle biopellicole intelligenti e antimicrobiche è il risultato della collaborazione fra Enea e Università del Salento. Un lavoro attento che ha reso possibile ottenere una pellicola utilizzando solo sostanze di origine naturale. “Oltre ad essere biodegradabili e compostabili, e a svolgere la tradizionale funzione di contenimento e protezione degli alimenti, queste pellicole sono in grado di fornire una risposta specifica all’ambiente con cui il film contenitivo viene in contatto”, spiega Claudia Massaro.

La pellicola ha spiccate proprietà antiossidanti e antifungine

Grazie all’attento lavoro di ricerca messo a punto dalle equipe impegnante nel progetto si è ottenuta una pellicola dotata di spiccate proprietà antiossidanti e antifungine, estremamente utili nel packaging alimentare. Queste particolari proprietà sono la conseguenza dell’aggiunta di olio di cardanolo (derivato dall’anacardo) e di una molecola come la porfirina.

Le bioplastiche ottenute sono in grado di “segnalare” il deterioramento del prodotto alimentare che avvolgono.  In pratica – come ci spiegano i ricercatori – “reagendo attivamente con l’atmosfera interna della confezione, le bioplastiche cambiano colore a seconda dell’ambiente acido-base con cui vengono a contatto, diventando così indicatori dello stato di conservazione del prodotto”.

Inoltre, “utilizzando ossido di zinco e alluminio sono state sviluppate biopellicole dalle proprietà antimicrobiche particolarmente adatte per prolungare la scadenza dei prodotti, in linea con gli obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari dell’Agenda ONU 2030.

Le plastiche verdi: naturali al 100%

Per ottenere i materiali ‘verdi’ in biocomposito, alla bioplastica i ricercatori hanno aggiunto fibre o additivi di origine del tutto naturale ricavati dagli scarti della filiera agroalimentare come lino, canapa, scarti di vegetazione olearia e di lavorazione del caffè.

Le proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco di cui sono dotati i nuovi materiali green consentono l’utilizzo sia nel packaging agroalimentare che nell’arredamento, così come negli interni dei mezzi di trasporto quali auto, treni e aerei.

Inoltre, i manufatti realizzati in bioplastica e nocciolino, ottenuto dagli scarti di lavorazione del settore oleario, sono dotati di una resistenza al fuoco decisamente più elevata rispetto alla matrice in bioplastica “pura”.

Le bioplastiche e biocompositi a fine vita subiscono un processo di degradazione che produce sostanze innocue o utili, come i fertilizzanti, inoltre possiedono caratteristiche chimico-fisiche in grado di sostituire completamente le plastiche di origine fossile in molteplici applicazioni”, conclude Claudia Massaro.

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