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Da Perugia a Palermo: quando con gli estremismi tornano gli “Anni di Piombo”

di Redazione, 21 Feb 2018

Aggressioni da Perugia a Palermo, a rossi e neri. Le sue mani e i suoi piedi sono stati legati con del nastro da imballaggio e così, inerme, è stato massacrato di botte riportando ferite alla testa molto gravi ma non è in pericolo di vita. Lui è Massimiliano Ursino, segretario provinciale di Forza Nuova a Palermo e i fatti sono avvenuti nel pomeriggio di martedì tra piazza Lolli e piazza Dante, non lontano dalla sede del movimento di estrema destra nel capoluogo siciliano.  Protagonisti della violenza una dozzina di uomini incappucciati. Sono bastate poche ore perché gli autori del pestaggio rivendicassero l’azione inviando un messaggio agli organi di stampa, un messaggio che recita: “Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi. Sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Chi è Massimiliano Ursino?

Ursino di certo non è un volto nuovo per le forze dell’ordine: era il 2006 quando insieme a due complici ha rapinato e picchiato due immigrati bengalesi a Palermo e per questo è stato condannato a due anni e mezzo di carcere. L’anno prima, nel 2005, aveva aggredito due giovani, uno dei quali proveniente dalla Nigeria: in quel caso era stato rinviato a giudizio per lesioni aggravate per aver agito in base a ”motivi razziali”. In tempi più recenti, nel 2008, ha partecipato al confezionamento e alla spedizione dei pacchi contenenti una bambola sporcata con sangue e interiora di animale per manifestare il dissenso di FN nei confronti della legge 194.

Accoltellato militante di Potere al popolo

Da Palermo a Perugia. Stava affiggendo dei manifesti elettorali per la propaganda di Potere al Popolo quando è stato aggredito: quattro i colpi inferti all’uomo, un cittadino italiano di 37 anni che in quei minuti era in compagnia di un’altra persona, suo cugino, aggredito a sua volta. Sulla vicenda, avvenuta nella periferia di Perugia nella notte tra martedì e mercoledì indaga la Digos. L’allarme dato al 113 ha fatto convergere sul posto le volanti della polizia che al loro arrivo non hanno trovato nessuno. Le due vittime sono state medicate presso l’ospedale di Santa Maria della Misericordia.

Due fatti avvenuti a poca distanza di tempo l’uno dall’altra, due “vittime” dai colori politici e partitici ben distinti: rosso e nero. Ed è così che in un attimo si fa un balzo all’indietro e si ritorna agli anni di piombo, alle guerre ideologiche, alla violenza, ai coltelli e a quei dialoghi mai avvenuti. “Ogni posizione distruttiva e potenzialmente violenta non può non essere severamente condannata” avrebbe detto Aldo Moro.

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