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Pensioni e quota 100: ultime notizie

29 Ott 2018

Mentre continua il braccio di ferro con l’Unione europea sulla legge di Bilancio 2019, la riforma della Fornero potrebbe subire uno stop. Sulla riforma delle pensioni quota 100, “pesa” non solo il braccio di ferro con l’Ue che ha bocciato la nostra manovra, ma anche il giudizio delle agenzie di rating.

La partenza delle pensioni a quota 100 doveva essere aprile 2019, prima per i dipendenti privati poi per tutti gli altri. I conti però non sembrano tornare. E per evitare la guerra con la Ue a rimetterci potrebbe essere proprio le pensioni a quota 100. In attesa delle ultime novità, ecco la situazione attuale.

 

Le “finestre” del pacchetto pensioni a quota 100

Il testo prevede attualmente 7 soluzioni per quota 100: quattro finestre trimestrali per i lavoratori privati e due finestre semestrali per i dipendenti pubblici (finestra annuale per quelli della scuola).

Sarebbe inoltre introdotto il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro sopra i 5.000 euro l’anno.

I fondi di solidarietà aziendale potranno finanziare fino a 3 anni di assegno straordinario per quota 100.

I lavoratori del trasporto aereo potrebbero vedere abbassare le soglie per il pensionamento di vecchiaia dagli attuali 5 anni a 7 anni in meno rispetto agli altri. La copertura per questo abbassamento potrebbe arrivare da una tassa di 3 euro per diritti d’imbarco.

 

Pensioni e quota 100: le compensazioni

In questo momento i tecnici del ministero stanno vagliando due ipotesi.

La prima prevede un versamento supplementare potrebbe essere necessario per colmare i “buchi” contributivi riguardanti gli anni dal 1996 in poi. Una somma che potrebbe essere calcolata sullo stipendio medio con un forfait per under 30 e lavoratrici madri.

La seconda è una sorta di pagamento integrativo (pace contributiva) che potrebbe interessare coloro che devono raggiungere i 38 anni di contributi per andare in pensione a 62 anni e allo stesso tempo i giovani con carriere discontinue e quindi “buchi” previdenziali che in questo modo potrebbero ricostruire la carriera contributiva ed evitare di andare in pensione a 70 anni.

Per accedere a questa seconda ipotesi però sarebbe necessario almeno il requisito di 20 anni minimi di contributi effettivi versati.

Questa seconda ipotesi di pace contributiva del resto si collegherebbe con la rottamazione fiscale ter grazie alla quale le aziende potranno sanare i versamenti mancati per i quali è già stato aperto il contenzioso.

 

Il problema dei costi

Le due opzioni sono al vaglio del ministero competente che sta valutando i costi. Occorre infatti trovare le risorse per non solo per la riforma delle pensioni a quota 100 ma anche per portare a 780 euro al mese la pensione di cittadinanza.

In realtà la pensione di cittadinanza dovrebbe essere finanziata dal contributo di solidarietà che verrà applicato alle pensioni d’oro. Una mossa che però risulta più difficile del solito perché già la Cassazione nel 2013 e nel 2015 aveva bocciato l’iniziativa del governo Monti in tal senso perché spesso si parla di contributi versati.

Il taglio delle pensioni d’oro e la difficile attuazione

La scorsa settimana ad esempio, la sezione centrale d’appello della Corte dei Conti ha dato ragione ad un avvocato di Perugia che incassa 25 mila euro di pensione al mese. L’avvocato nel corso degli anni ha cumulato i contributi versati per le parcelle delle cause vinte e quelli sullo stipendio di dipendente. L’Inps provò ad evitare che gli onorari extra fossero tolti dal calcolo ai fini pensionistici (perché non erano fissi e continuativi) ma la sezione centrale d’appello dei giudici contabili ha dato ragione all’avvocato.

Difficile quindi allo stato attuale capire quali e quanti saranno gli introiti derivanti dal taglio delle pensioni d’oro.

 

Le ipotesi al vaglio per la copertura delle pensioni a quota 100

Al momento si parla di un prelievo quinquennale rispetto a 5 aliquote che sarebbe così strutturato:

  1. Aliquota 8-10% per gli assegni fino a 130 mila euro lordi annui
  2. Aliquota 12-14% per assegni fino a 200 mila euro lordi annui
  3. 14-16% per assegni fino a 350 mila
  4. 16-18% per assegni fino a 500 mila
  5. 20% per assegni superiori ai 500 mila euro.

Questo prelievo quinquennale non dovrebbe colpire gli assegni pensionistici calcolati prevalentemente con il sistema contributivo.

Una seconda ipotesi invece prevede un prelievo per tutti gli assegni elevati, anche calcolati prevalentemente con metodo contributivo, su quattro aliquote diverse.

Le somme derivanti da questi prelievi andrebbero a formare il Fondo di Garanzia che finanzierebbe misure assistenziali per soggetti in difficoltà, ai quali verrebbe dedicato un decreto ministeriale a parte.

Il testo dovrebbe arrivare in Parlamento tra il 31 ottobre e il 5 novembre

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