Italia in cammino

Pensioni: gli interventi in chiave di equità e sostenibilità

di Redazione, 16 Feb 2018

Sulle pensioni una serie di provvedimenti in nome della libertà di scelta dei cittadini, senza introdurre agevolazioni ‘a pioggia’ ma concentrando le risorse in nome dell’equità e della sostenibilità sociale. L’azione degli ultimi governi è andata ad affermare il principio di selettività nell’uscita del mercato del lavoro, senza fare ricorso a forme generalizzate di riduzione dell’età pensionabile ma andando a riconoscere ad alcune categorie svantaggiate la possibilità di andare in pensione in anticipo con l’estensione dell’APE sociale. Il tutto sempre con senso di responsabilità, in un’ottica di sostenibilità per le finanze pubbliche ma soprattutto senza commettere più gli errori del passato, quando si concedevano privilegi a tutti aggravando un debito che si sarebbe riversato sulle generazioni future.

Più soldi ai pensionati

Senza arrivare alle cifre record promesse nei vari programmi elettorali, intanto la Legge di Bilancio 2018 ha posto fine al blocco dell’indicizzazione degli assegni pensionistici, che non permetteva di adeguare i trattamenti al costo della vita. Già da gennaio si applica un aumento pari all’1,1%, il valore dell’indice calcolato dall’ISTAT sulla variazione del prezzo del paniere di beni che costituisce il punto di riferimento per le prestazioni previdenziali. Ovviamente, stante il meccanismo di perequazione, con il crescere dell’importo della pensione l’aumento sarà proporzionalmente minore. Dal 2019 poi, in virtù dell’accordo firmato dal Ministero del Lavoro e i sindacati, il meccanismo sarà rivisto per permettere una rivalutazione maggiore specialmente delle pensioni medie riducendo gli scaglioni previsti e aumentando l’importo degli assegni per coprire l’inflazione.

Pensioni minime

Dal 2017, confermata con l’ultima Legge di Bilancio, è stata estesa la quattordicesima mensilità per le pensioni fino a 1000 euro al mese (contro i precedenti 750 euro). Inoltre l’importo dell’assegno è stato rivisto al rialzo dai 504 euro a 600 euro. Per alleggerire la pressione fiscale è stata estesa la ‘no tax area‘, la soglia di esenzione dal pagamento dell’IRPEF, per i pensionati over 75, allineata a quella prevista per i redditi da lavoro dipendente: dai 7500 precedenti agli 8124 euro attuali.

APE sociale

L’anticipo pensionistico sociale è previsto di base per i lavoratori con almeno 63 anni di età e 30 anni di contributi versati: l’indennità che spetta ai beneficiari è pari all’importo dell’assegno pensionistico, erogato fino al raggiungimento della pensione, per un ammontare massimo di 1500 euro mensili. Tra i profili di tutela ammessi a beneficiare della misura c’è chi è senza lavoro in seguito ad un licenziamento collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, se da 3 mesi ha finito la fruizione dell’indennità di disoccupazione, i caregivers, ossia coloro che al momento della domanda assistono da 6 mesi il coniuge o un figlio malato, gli invalidi civili e i lavoratori che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa una delle attività riconosciute usuranti, che nel 2018 sono diventate 15 rispetto alle precedenti 11. Il governo ha deciso di affrontare per la prima volta in maniera strutturale il problema della gravosità del lavoro, istituendo una commissione di studio presso l’ISTAT che monitorerà le varie forme di impieghi più pesanti per valutare la possibilità di un prepensionamento.

APE volontaria

L’APE volontaria è una forma di finanziamento accessibile a tutti i lavoratori che hanno raggiunto 63 anni di età e 20 anni di contributi e a cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi per raggiungere la pensione. Il beneficiario stipula un contratto di finanziamento con un istituto bancario che è tenuto a corrispondergli un assegno finché questo non maturi i requisiti per la pensione. Il prestito viene poi restituito con una decurtazione dal trattamento pensionistico per 20 anni. In questo articolo maggiori informazioni.

APE aziendale

Per favorire il ricambio generazionale all’interno delle aziende, i datori di lavoro del settore privato, ma anche enti bilaterali o fondi di solidarietà potranno, con il consenso del lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, coprendo con un unico versamento un contributo non inferiore all’importo della retribuzione per ciascun anno mancante alla maturazione dei requisiti per la pensione. Il versamento effettuato determinerà un incremento dell’assegno pensionistico pari alla decurtazione necessaria per ripagare il finanziamento effettuato in base al modello dell’APE volontaria.

RITA

Oltre all’anticipo pensionistico è stata prevista la RITA, Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, accessibile ai lavoratori a cui mancano non più di 5 anni per raggiungere la pensione che abbiano versato almeno 20 anni di contributi. Ma sempre con 20 anni di contributi, potranno accedere al beneficio anche gli inoccupati da 24 mesi che maturano entro dieci anni i requisiti per la pensione. Rispetto all’APE social, che un’indennità assistenziale erogata dallo Stato, e all’APE volontaria, che è un prestito bancario, la RITA sfrutta il capitale accumulato dal lavoratori in tutti i fondi di previdenza complementare, primo tra tutti il TFR, composto dai contributi erogati dal datore di lavoro e quelli volontari del lavoratore stesso. Richiedendo la RITA, il beneficiario ha la possibilità di uscire dal mercato del lavoro e ricevere anticipatamente l’importo accumulato con la previdenza complementare, a patto che risulti iscritto ad una di queste forme da almeno 5 anni: la misura va quindi ad incentivare questa forma virtuosa di risparmio, anche attraverso un regime fiscale vantaggioso che prevede un’aliquota del 15% ridotta progressivamente fino al 9% per ogni anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari.

Quota 41

Per i lavoratori ‘precoci’, quelli che sono entrati nel mondo del lavoro prima del raggiungimento della maggiore età, è stata prevista la Quota 41: se prima del compimento dei 19 anni questi hanno maturato 12 mesi effettivi di lavoro, a prescindere dall’età anagrafica possono richiedere di uscire dal mondo del lavoro versati 41 anni di contributi se sono già in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, rientrando dunque nel sistema misto. È inoltre richiesto che il lavoratore faccia parte in uno dei profili di tutela previsti per accedere all’APE sociale.

Cumulo gratuito

Superando l’iniquo sistema delle ricongiunzioni onerose, è stato introdotto il cumulo gratuito dei periodi assicurativi non coincidenti per ottenere un’unica pensione di vecchiaia, anticipata o di inabilità più alta per tutti quei lavoratori che hanno avuto un percorso lavorativo discontinuo accumulando contributi in casse previdenziali differenti. Il requisito fondamentale è non godere già di un trattamento pensionistico diretto da una delle gestioni private. Tutti i lavoratori possono cumulare i periodi accreditati in diverse gestioni in maniera del tutto gratuita, al fine di godere di un’unica pensione che verrà liquidata pro quota, cioè secondo le regole di calcolo di ciascun fondo.

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