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Pensioni d’oro, Il servizio studi della Camera smonta il Ddl del M5S

26 Set 2018

Ddl Pensioni d’oro, ultime notizie: il dossier del Servizio Studi della Camera smonta il disegno di legge presentato da Lega e Movimento 5 Stelle.

La proposta di Legge presentata dalla maggioranza giallo-verde contenente Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo secondo il metodo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro mensili non passa il vaglio del servizio studi di Montecitorio.

Secondo i tecnici della Camera infatti il provvedimento non prevede alcun ricalcolo secondo il metodo contributivo.

Cosa dice il dossier Camera sul ddl pensioni d’oro

Il Dossier sull’Atto Camera 1071 mette nero su bianco che le pensioni più alte saranno ricalcolate non in funzione della quantità dei contributi versati ma sulla base dell’età effettiva al momento del pensionamento. E questo a prescindere dall’effettivo ricalcolo contributivo.

Cosa che sempre secondo il servizio studi della Camera, non correggerà le storture di chi gode di una pensione alta a fronte di contributi bassi. Ergo difficile il taglio alle pensioni d’oro così come si voleva intendere.

In parole povere i tecnici di Montecitorio hanno letteralmente smontato il provvedimento il cui principale obiettivo era proprio quello di far combaciare l’importo dell’assegno pensionistico con quanto effettivamente versato.

Il criterio adottato – si legge nel dossier – è quello dell’età di pensionamento, quindi chi è andato in pensione prima rischia una penalizzazione senza però fare distinzione tra chi ha lasciato il lavoro prima ma ha comunque versato più contributi e chi ha lasciato il lavoro successivamente versando però di meno.

Il Ddl Pensioni d’oro tra anzianità e contribuzioni

La proposta di legge presentata da Francesco D’Uva e Riccardo Molinari è attualmente all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio e secondo il dossier «non distingue tra chi è andato in pensione di anzianità per scelta volontaria e chi è andato in pensione di vecchiaia per raggiunti limiti di età. In tal modo il meccanismo di rideterminazione introdotto, legando il ricalcolo all’età posseduta al momento del pensionamento, non considera le età contributiva dei soggetti interessati e le differenze che possono sussistere tra le singole situazioni contributive a parità di età».

Poche idee ma confuse

Il dossier mette infine in evidenza alcune confusioni sul testo. Da un lato si scrive che i soggetti interessati dal provvedimento saranno coloro che ricevono «trattamenti pensionistici pari o superiori a 90.000 lordi annui» ma allo stesso articolo si scrive anche che la rideterminazione sarà applicata «alle quote retributive del reddito pensionistico complessivo lordo superiore a 90.000 euro annui».

Non solo. Nel Ddl non si specifica la differenza tra pensioni dirette e pensioni di reversibilità mentre in alcuni passaggi si afferma che la rideterminazione sarà riferita alle sole pensioni dirette.

Sulle pensioni d’oro le ultime notizie parlano di poche idee ma confuse.

 

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