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Pandemia e sfide green: ripensiamo consumi e stili di vita

di Manuela Michelini, 14 Apr 2020

La pandemia sta cambiando il nostro modo di vivere così come le abitudini quotidiane. Con la tristezza nel cuore dobbiamo considerare il solo lato positivo della vicenda, lo stesso che ci offre l’occasione di rivedere la nostra esistenza, ripensare gli stili di vita, affrontare la sfida di questi giorni come una sorta di lezione da apprendere con rigore.

La pandemia ha inevitabilmente messo in discussione i modelli di consumo, i trasporti e la gestione dei rifiuti, che negli anni hanno generato inquinamento, traffico, forti emissioni di gas serra. Oggi dobbiamo fermarci a riflettere su come rimodulare le nostre abitazioni, gli ampi spazi verdi ma anche i piccoli polmoni come i terrazzi, i balconi, i giardini condominiali, per poter godere di città in grado di vincere le sfide ambientali.

Tanti gli interrogativi. È corretto chiedersi già ora che cosa dobbiamo e possiamo fare a sostegno di grandi sfide green quali l’economia circolare, la decarbonizzazione e la mobilità sostenibile. A farci riflettere sono i temi affrontati nel dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo” presentato dal Green City Network e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in partnership con Ecomondo – Key Energy.

Cambiamenti e buone pratiche green

Il dossier è suddiviso in due parti distinte ma concatenate. La prima è dedicata al cambiamento dei consumi e degli stili di vita a supporto dell’economia circolare, della decarbonizzazione e della mobilità sostenibile, ma contiene anche tutta una serie di buone pratiche green, che è buona norma adottare a sostegno del cambiamento.

La seconda parte offre invece una riflessione accurata sul futuro del nostro modo di abitare.

“Durante questa pandemia i consumi sono calati, l’attenzione sui consumi alimentari è cresciuta – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – ma dopo si tornerà al punto di partenza precedente, come se niente fosse accaduto, o avremo fatto qualche passo avanti per capire meglio le sfide del nostro tempo?”.

Zoom su consumi, economia circolare, rifiuti, mobilità, energia, clima e abitare

Il dossier parte da tutta una serie di riflessioni sui consumi. La pandemia ci ha messo di fronte alla necessità di rivedere il rapporto tra uomo e cibo, soprattutto considerando la realtà delle città, che nel 2050 ospiteranno circa il 70% dell’intera popolazione.

Oggi a bocce ferme è bene analizzare le diverse criticità, conseguenza diretta di modelli di produzione agricola e zootecnica poco attenti all’ambiente, ma anche di comportamenti alimentari sbagliati, che negli ultimi anni hanno pericolosamente incrementato la loro incidenza.

La pandemia ci deve far riflettere su quel che i sistemi colturali troppo aggressivi possano determinare direttamente o indirettamente, provocando squilibri ambientali e malessere.

“La progressiva trasformazione ed eliminazione di sistemi naturali, unita ad altri fattori quali il commercio incontrollato e spesso illegale di specie di fauna selvatica, contribuisce in maniera rilevante a facilitare il passaggio di organismi patogeni dagli animali all’uomo – si legge nel dossier –.

Consumando, ci limitiamo solo a vedere i prodotti finiti che consumiamo e gli oggetti che usiamo, ma difficilmente riflettiamo sul fatto che questi prodotti e oggetti sono fatti con materiali prelevati in grandi quantità in diverse parti del mondo”.

Economia circolare – Rifiuti

Nel dossier si sottolinea la necessità di contenere i danni generati da questa pandemia al sistema di raccolta differenziata e di riciclo, per fare in modo che non diventino permanenti e producano un crollo sostanziale. Dobbiamo tenere presente che per ogni 10 kg di materiale consumato, 6,5 kg sono di provenienza estera. L’economia circolare è, quindi, una scelta necessaria e conveniente per il futuro dell’economia dell’Italia.

Energia e clima

I consumi energetici conseguenza di attività produttive, industria e servizi, in tempo di pandemia si sono ridotti, così come le emissioni di CO2 che derivano dai trasporti. Si tratta di riduzioni che non dureranno dopo la crisi per questo nel dossier “vengono proposte buone pratiche green nel settore residenziale per contrastare i cambiamenti climatici, aumentando l’efficienza e riducendo i consumi di energia, aumentando la produzione e l’uso nel settore residenziale delle fonti rinnovabili per elettricità e usi termici”.

Mobilità sostenibile

Il coronavirus ci ha bloccati a casa facendo calare il traffico in città. Ma per evitare che a crisi finita si ritorni all’abituale congestione è bene riflettere sui modelli di mobilità urbana.

“Aver dovuto limitare il raggio di azione a qualche centinaio di metri intorno alla propria abitazione ha fortemente ridotto il ricorso all’auto, interrompendo un’abitudine”. Il dossier ci fa riflettere indicando buone pratiche “per rendere più sostenibile la mobilità nelle città, per ridurre gli spostamenti non necessari, per ridurre l’uso dell’auto nelle città e per promuovere l’uso di mezzi più ecologici”.

L’abitare

Il dossier propone tutta una serie di riflessioni e analisi su come è variato l’utilizzo degli spazi all’interno delle abitazioni. L’aver attrezzato aree casalinghe per affrontare il lavoro in remoto ci permette di concepire l’abitazione non più solo come dormitorio, ma anche luogo di lavoro, di studio e di cultura, di svago e di socialità. “La pandemia ha insegnato l’importanza di balconi, terrazzi, cortili e giardini anche condominiali, tutti gli spazi intermedi in generale che possono svolgere ruoli importanti, anche dal punto di vista ambientale, con il green building approach. L’emergenza coronavirus ha fatto anche ripensare all’importanza dello spazio urbano, ad una struttura urbanistica che assicuri prossimità delle residenze ai servizi, alle strutture lavorative e ricreative, così da ridurre gli spostamenti da una zona all’altra della città e i pendolarismi”.

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