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Orti urbani: cosa sono e come funzionano

27 Set 2018

Orti urbani, perché la sostenibilità fa bene ad ambiente, salute e bilancio familiare.

Grazie alla coltivazione di un appezzamento di terreno, che copre una superficie fra i 10 ed i 20 metri quadrati, è provato che si ottiene una produzione di verdure sufficiente a soddisfare le esigenze annuali di una persona.

A stabilirlo sono i risultati resi noti dall’Università di Bologna, impegnatasi nel ruolo di coordinatrice nel progetto SustUrbanFoods sostenuto in termini economici dall’Unione Europea e dedicato allo studio dell’impatto dell’agricoltura in città.

Sempre più famiglie scelgono di coltivare un piccolo o grande orto, sfruttando anche ritagli di spazio come un balcone o un terrazzo.

Realizzare un orto urbano non è complicato, basta avere a disposizione anche pochi metri quadrati di terra, o scegliere di affittarla, per poter consumare prodotti freschi che sono garanzia di salute, risparmio, inclusione sociale ma soprattutto sostenibilità ambientale.

 

SustUrbanFoods osserva da vicino 21 cicli di raccolto urbano

Studiando da vicino un orto domestico di circa 30 metri quadrati, realizzato a Padova, l’Università di Bologna si è posta l’obiettivo di valutare le potenzialità delle coltivazioni domestiche in città.

Entrando nel merito l’ateneo bolognese ha approfondito l’esperienza padovana considerando nel complesso 21 cicli di raccolto, analizzando per ciascuno la tipologia di coltivazione scelta, la quantità di acqua utilizzata, i fertilizzanti messi a dimora, ma anche i materiali sfruttati e la conseguente produzione di rifiuti.

L’impatto della produzione sull’ambiente è stato calcolato rigorosamente grazie al Life Cycle Assessment, un metodo specifico che osserva tutte le fasi dalla preparazione di base sino alla raccolta finale della coltivazione.

 

Gli orti urbani incrementano la sostenibilità ambientale e sostengono la biodiversità

Realizzare un orto urbano permette di conseguire diversi risultati a sostegno della sostenibilità ambientale, nel dettaglio garantisce l’incremento della biodiversità, in aree che ne sono sostanzialmente prive, regola il micro-clima locale, incentiva il riciclo dei rifiuti organici che tornano nel terreno fungendo da fertilizzanti del tutto naturali.

Il team di ricercatori dell’Università di Bologna ha coinvolto diverse figure fra cui i gestori degli orti, i rappresentanti delle cooperative agricole cittadine, i pubblici amministratori, nonché le associazioni chiedendo a tutti di raccontare la loro esperienza scoprendo che la cura dei terreni urbani consente di ottenere risultati ottimali con ricadute positive sullo sviluppo sostenibile.

E se l’ambiente trae vantaggi dalle coltivazioni urbane si può dire altrettanto dei risultati ottenuti in tema di inclusione sociale e di salute.

La coltivazione di un orto infatti consente ai contadini urbani di incontrare persone e di vivere nuove esperienze, ma anche di fare esercizio fisico e di consumare cibi rigorosamente biologici e freschi risparmiando sulle spese del fruttivendolo ma scegliendo anche di donare parte del raccolto ad amici e parenti.

Si tratta inoltre di prodotti a chilometro zero, che accorciano significativamente la filiera dalla produzione al consumo.

Per chi non ha un lavoro sfruttare questa tipologia di produzione risulta estremamente importante perché apre nuove porte.

 

Verdura fresca per un anno

Lo studio ha dimostrato che un appezzamento di terreno fra i 10 e 20 metri quadrati produce verdure per soddisfare i bisogni e le esigenze di una persona per un intero anno solare.

Ma quali sono le verdure più sostenibili nell’economia di un orto urbano?

Sicuramente i pomodori e le melanzane perché offrono prodotti grandi e quindi raccolti più corposi, soprattutto se confrontati con verdure di piccola taglia come i fagioli ed i piselli.

L’ateneo bolognese inoltre ha preso in considerazione le verdure a foglia verde come ad esempio lattuga, bietola o cicoria, sottolineando che la sostenibilità di queste specie dipende essenzialmente dalle varietà messe a dimora.

Alcune specie producono risultati migliori di altre con incidenze diverse in termini di impatto ambientale.

Oggetto dello studio è stata anche la componente costi sostenuti, messi a confronto diretto con l’impatto ambientale.

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