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Guarnieri: con la legge sull’omicidio stradale 240 morti in meno all’anno

di Stefano Guarnieri, 17 Mar 2017

Pubblichiamo un articolo di Stefano Guarnieri  vicepresidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri che si è battuto per l’introduzione del reato di omicidio stradale

 

E’ dal giorno dopo l’omicidio di mio figlio Lorenzo il 2 giugno del 2010 che con la mia famiglia, gli amici e la comunità che ci è vicina lottiamo per combattere l’epidemia del nostro secolo: la violenza stradale che in Italia ogni anno uccide circa 3.500 persone e ne lascia almeno 20.000 su una sedia a rotelle o peggio.

Una delle prime cose sulle quali abbiamo lavorato è stata l’introduzione del reato di “Omicidio Stradale”. Chi ha ucciso mio figlio guidando ubriaco e drogato non si è fatto un giorno di privazione della libertà (due anni e otto mesi di condanna definitiva) e adesso può tranquillamente guidare. Non trovavamo giusto che l’autore di un simile delitto incorresse nella stessa pena di chi rubava un portafoglio in un autobus!

Allora nel giugno 2011 insieme all’Associazione Gabriele Borgogni, all’ASAPS e all’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi iniziammo un cammino per la raccolta firme per una proposta di legge popolare. Ci hanno seguito un centinaio di associazioni in tutta Italia e 85.000 cittadini hanno firmato. Poi molte cose sono successe e grazie alla spinta determinante del governo Renzi nel marzo 2016 la legge sull’Omicidio Stradale è stata approvata.

A quasi un anno dalla sua approvazione la domanda sorge spontanea: ma questa legge serve? Funziona?

Con grande sicurezza posso affermare che la legge serve senza dubbio per quello che era il suo primo obiettivo: fornire “giustizia”. Serve per le vittime, attraverso condanne serie e non ridicole dei colpevoli. E serve per i colpevoli stessi che oggi hanno la possibilità di rendersi conto del danno enorme generato e magari cambiare. In fondo una delle funzioni della pena è quella di rieducare, ma l’assenza di pena come poteva farlo?

I dati

Gli ultimi dati Istat sulla Giustizia dicono che nel 2011, su 2.313 condanne definitive per omicidio colposo solo 17 hanno previsto una pena superiore a 3 anni. Significa che nel 99,4% dei casi l’omicida stradale non ha avuto conseguenze, con pene medie inferiori agli 11 mesi. Per le lesioni anche gravissime, il 59% dei casi si è risolto con multe e la pena media è stata di un mese di reclusione.

Ora la musica è cambiata. Ci sono pene e sanzioni sulla patente più serie per i casi più gravi (alcol, droga, eccessi abnormi di velocità, passaggi con il rosso) e anche per altre forme di trasgressione. È inevitabile che abbia aperto molte discussioni perché la legge punisce molte infrazioni, anche quelle che da sempre sono state considerate “perdonabili” (ovvero tutto ciò che rientra nella distrazione alla guida), indipendentemente dalle loro conseguenze.

Ma la legge funziona anche come “prevenzione”? Ha ridotto gli incidenti gravi?

Su questo occorre essere prudenti perché i dati nazionali ancora non ci sono (l’Istat gli pubblica con un colpevole ritardo di quasi due anni) ma abbiamo dei dati parziali che riguardano Polizia Stradale e Carabinieri (che censiscono circa il 35% degli scontri sulle strade). Secondo questi dati nei primi nove mesi della legge (dall’aprile del 2016 fino alla fine dell’anno) le mortalità è calata del 5,6% rispetto all’anno precedente. E’ importante ricordare che nel 2015 la mortalità era invece cresciuta del 1,4%. Per cui non solo si inverte la tendenza ma si diminuisce significativamente. Una inversione di tendenza del 7% che su base annua significa circa 240 morti in meno l’anno.

Occorre essere prudenti, perché nel caso di violenza stradale le variabili in gioco sono molte e i dati non sono definitivi, ma si può senza dubbio affermare che la legge non ha peggiorato la situazione, come molti detrattori dicevano, e anzi qualche centinaio di vite molto probabilmente le ha salvate!

La legge

Come tutte le leggi, non è perfetta, e qualche piccolo correttivo andrà fatto ma sono convinto che la sua impostazione di base sia giusta e efficace.  Io continuo a pensare che per un paese sia molto grave lo status di impunità per tutti, come era prima dell’introduzione del reato di Omicidio Stradale.  La “licenza di irresponsabilità” alla guida, oltre a non rispettare le vittime, non consente alla società di migliorarsi attraverso l’apprendimento dei propri errori.

La nuova legge sull’Omicidio Stradale è un medicinale “salvavita” di cui il nostro paese malato di violenza stradale, ha bisogno per curarsi. Come tutti i farmaci nuovi e efficaci potrebbe avere qualche effetto collaterale. Lavoreremo per mitigare questi effetti ma continueremo con forza a volerlo e usarlo perché è efficace per salvare il bene più prezioso che abbiamo: la vita!

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