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Il Nobel per l’Economia a chi aiuta l’ambiente

9 Ott 2018

È un argomento di rilevante attualità come il cambiamento climatico, trattato attraverso studi che lo rapportano alle nuove tecnologie e agli andamenti macroeconomici, a caratterizzare il premio Nobel per l’Economia 2018.

Giunto al cinquantesimo anno il riconoscimento è stato assegnato ieri dai componenti dell’Accademia reale svedese delle scienze agli studiosi statunitensi William D. Nordhaus e Paul M. Romer.

Si tratta di una scelta che ha posto l’accento su una tematica estremamente delicata qual è il clima, argomento sensibile al quale i due statunitensi hanno dedicato tempo ed energie scegliendo di declinare la questione ambientale agli studi di analisi macroeconomica e all’innovazione tecnologica.

La notizia del riconoscimento è arrivata in cronaca in concomitanza al grido dall’allarme lanciato dagli scienziati Onu, che hanno chiesto ai governi del pianeta di adottare immediatamente misure eccezionali per combattere i cambiamenti climatici altrimenti il disastro sarà inevitabile.

 

Gli studi di Nordhaus e Romer affrontano sfide fondamentali ed urgenti

Come ha sottolineato la Royal Academy of Sciences di Stoccolma i due studiosi statunitensi «hanno sviluppato metodi che affrontano alcune delle sfide fondamentali e più urgenti del nostro tempo: combinare la crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione del pianeta».

Nordhaus e Romer si sono occupati di cambiamenti climatici e innovazione, attualizzando il concetto di crescita economica, ma soprattutto intersecandolo alle questioni ambientali di maggior rilevanza.

Se Nordhaus per primo ha realizzato un modello quantitativo in grado di descrivere lo stretto rapporto che esiste tra economia e clima a livello mondiale, Romer, attraverso il suo percorso di studi ha dimostrato che le potenzialità delle forze economiche sono in grado di governare la volontà delle imprese, dando vita a tutta una serie di innovazioni che sono la via maestra per produrre nuove idee.

 

Chi sono Nordhaus e Romer

Romer nato nel 1955 a Denver in Colorado, è figlio dell’ex governatore dello Stato Roy.

È stato un valente professore presso l’università californiana di Stanford, ateneo apprezzato in tutto il mondo per essere la ‘culla dell’innovazione’ per poi passare a pieno titolo alla Banca mondiale.

Il modello di cui ha assunto la paternità si dimostra un’arma efficace per risolvere i problemi che sono la diretta conseguenza delle emissioni di gas serra, dando vita ad uno schema di carbon tax da applicarsi a livello mondiale.

Attraverso la sua ricerca Romer ha dato vita a quella che oggi viene identificata come la teoria della crescita endogena.

 

Nordhaus è nato nel 1941 ad Albuquerque (New Mexico), e si dedica all’insegnamento a Yale dove ha studiato.

Insieme a Paul Samuelson, altro premio Nobel per l’Economia, ha realizzato uno dei più conosciuti manuali di economia, inoltre ha vestito i panni di consulente economico durante l’amministrazione Carter.

La ricerca che gli ha valso il premio Nobel dimostra la fondatezza d’un principio che può condizionare i mercati globali, spingendo imprese e consumatori ad adottare soluzioni green o

meno inquinanti, soluzioni che si dimostrano decisamente più convenienti soprattutto a fronte di incentivi atti a favorire l’energia sostenibile.

Nordhaus sostiene che aumentando il prezzo dell’energia, ottenuta dall’utilizzo del carbonio, la domanda del prodotto non può che diminuire a vantaggio di soluzioni che generano un minor impatto sull’ambiente.

 

I cambiamenti climatici rischiano di portare al tracollo il pianeta

L’attività umana, sviluppatasi in maniera sempre più consistente, non sembra aver considerato nella giusta ottica quanto risulti importante crescere nel segno della sostenibilità.

Una così sconsiderata crescita ha portato inevitabilmente al rapido aumento delle temperature medie nell’arco degli ultimi 100 anni.

Lo sfruttamento scellerato del suolo, l’utilizzo intenso delle risorse, la crescita di un’industria altamente inquinante hanno prodotto difficoltà estreme che il nostro pianeta sta già pagando con i consistenti cambiamenti climatici.

 

Nordhaus, grazie alla sua ricerca ci ha proposto una lettura ben precisa dimostrando come

l’attività economica sia in grado di influenzare chimica e fisica provocando mutamenti nel clima.

 

«L’umanità sta giocano a dadi con l’ambiente – ha affermato Nordhaus senza dar adito a smentite – e immette nell’atmosfera gas e prodotti chimici che attaccano l’ozono, causando cambiamenti su larga scala dell’uso dei terreni con le deforestazioni ed eliminando l’habitat naturale di molte specie. Inoltre crea nuove specie transgeniche in laboratorio e accumula armi nucleari sufficienti per distruggere l’intera civiltà».

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