Italia in cammino

Il nazionalismo sportivo degli italiani

di Andrea Riscassi, 26 Giu 2017

E dunque gli azzurrini non erano quei bambocci viziati di cui si era parlato dopo la sconfitta contro la Repubblica Ceca. Battere la Germania è stata sicuramente un’impresa. Non scontata. Frutto di un gioco di squadra che è sicuramente la cosa più difficile da creare in un team che lavora insieme solo da pochi giorni.

Gli italiani, si sa, sono fatti così: danno il meglio di sé quando sono con l’acqua alla gola. Come nella partita di Cracovia contro i rivali di sempre, i tedeschi. Contro cui ha tifato tutto il pubblico polacco. Ora gli azzurrini se la vedranno in semifinale contro i favoriti della Spagna. Speriamo che lo stellone rimanga ancora acceso.

Il tormentone mediatico

Sempre a proposito di azzurrini, Donnarumma continua a far parlare di sé. Il Milan le sta provando tutte per non perderlo (come giocatore e come patrimonio) ma per ora senza successo.

Gigio, sempre sorridente, ha ribadito la sua fedeltà a Raiola. Il che significa l’ennesima porta chiusa verso i rossoneri. Del resto il tutto ora sembra un tormentone mediatico per far vendere i giornali sportivi, anche a campionato finito. L’impressione è che Raiola – di cui oggi ho conosciuto il non simpaticissimo cugino – non si fidi del nuovo Milan cinese e dei suoi emissari italiani (Mirabelli in primis). La guerra di posizione è comunque destinata a proseguire.

Le voci di mercato sono peraltro un vero gioco sociale. Per lo più girano balle che a volte fanno salire il prezzo dei giocatori e le provvigioni dei procuratori. D’estate sono però uno degli elementi di chiacchiera da bar. Una specialità tutta italiana. Come quello di cantare l’inno di Mameli solo prima delle partite (e dopo, a squarciagola, se vinciamo). Siamo dei nazionalisti sportivi. Ma forse, alla fine, è quasi meglio così.

Ad maiora

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