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Napolitano e l’eterno no al voto

di Stefano Ceccanti, 7 Giu 2017

Non credo che ieri il Presidente emerito Napolitano avesse delle obiezioni di merito sulla legge elettorale concordata. Più volte nei mesi scorsi pur essendo a favore del Sì al referendum costituzionale si era schierato contro il ballottaggio dell’Italicum e sul piano elettorale per un sistema proporzionale con alleanze post-elettorali (in modo analogo a ciò che dice Valerio Onida) addirittura elogiando apertamente la “grande coalizione” tedesca.

L’Italia del 2011 e il governo Monti

C’è certo una rivendicazione di continuità rispetto alla scelta di non sciogliere le Camere del 2011 e di dar vita al Governo Monti. Tuttavia le situazioni non sono uguali. Nel 2011 l’Italia era sull’orlo del default, la Lega non reggeva l’alleanza con Fi su decisioni in grado di evitarlo, e Bersani era fermo all’alleanza di Vasto con Vendola e Di Pietro che non avrebbe dato analoghe garanzie. Napolitano fece il bene dell’Italia non sciogliendo.

Invece oggi si è in un contesto diverso con due diverse peculiarità spiegate in modo lineare dal presidente Mattarella nel discorso alle alte cariche del 20 dicembre.

Riporto qui sotto, al termine, il passaggio-chiave.

La prima è che il referendum ha obiettivamente sconfessato il Parlamento in carica.

La seconda è che è prioritaria una riforma elettorale condivisa che allinei le due leggi.

Una riforma condivisa

Ora chiunque capisce che sin dal momento in cui si raggiunge un accordo (e ben prima che la legge entri in vigore) il sistema politico venga il terremoto perché si producono disgregazioni e riaggregazioni, si crea un nuovo paesaggio politico che rendono di fatto impossibile la prosecuzione della legislatura, indipendentemente dalla volontà di singoli leaders o dello stesso Quirinale.

Perseguire invece la strada della conclusione normale della legislatura, come vorrebbe Napolitano, sarebbe possibile solo rinunciando alla riforma elettorale.

Le due cose non si possono avere insieme, con buona pace della campagna di stampa di Repubblica e dell’Huffington Post. 

Sergio Mattarella e la riforma elettorale

Nel momento in cui Mattarella ha indicato come priorità la riforma elettorale si è imboccata di fatto un’altra strada. Peraltro se a questo punto qualcuno facesse fallire l’accordo, l’onda d’urto sarebbe tale che probabilmente si voterebbe lo stesso anticipatamente con le due leggi vigenti.

“Ci troviamo nella fase conclusiva della Legislatura, con un orizzonte di elezioni, per la verifica dell’allineamento del Parlamento rispetto agli orientamenti del Corpo elettorale, nel momento in cui l’andamento della vita parlamentare ne determinerà le condizioni.

A questo scopo – quello di consentire nuove elezioni con esiti chiari – è necessario dotare il nostro Paese di leggi elettorali, per la Camera e per il Senato, che non siano, come in questo momento, l’una fortemente maggioritaria e l’altra assolutamente proporzionale ma siano omogenee e non inconciliabili fra di esse. Esigenza, questa, condivisa da tutte le forze parlamentari nel corso delle recenti consultazioni.

Leggi, inoltre, pienamente operative affinché non vi siano margini di incertezza nelle regole che presidiano il momento fondamentale della vita democratica.

Anche questa necessità sorregge l’esigenza di un Governo nella pienezza di funzioni, senza il quale il Parlamento non potrebbe procedere all’approvazione di alcuna normativa elettorale.

E’ augurabile che, sulle regole elettorali, si registri in Parlamento un consenso, auspicabilmente generale, comunque più ampio di quello della maggioranza di governo”.

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