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Livorno: la verità sui rifiuti a Cinque Stelle

24 Apr 2017

A Livorno non ha vinto il Movimento 5 stelle, ha perso la vecchia classe dirigente del Pd, che pur prendendo il doppio dei voti rispetto al M5s, si è visto sconfiggere al ballottaggio dall’unione delle forze di opposizione. Tra i provvedimenti che più hanno attirato l’attenzione mediatica nazionale ci sono due cavalli di battaglia principali: il reddito di cittadinanza e la questione dei rifiuti.

 

La questione dei rifiuti e la vicenda Aamps

Il primo vero banco di prova per Nogarin è stata la vicenda di Aamps, il salvataggio della società municipalizzata tramite il concordato preventivo di continuità con i creditori della società. Un caso che secondo il Movimento “farà scuola”. La vicenda di Aamps pone di certo le basi nella gestione scellerata degli anni precedenti, i 42milioni di debiti accumulati dalle giunte precedenti, a cui hanno contribuito anche gli ultimi tempi di gestione Nogarin. Nonostante il sindaco ostenti con sicurezza il salvataggio di Aamps, la verità è che fino almeno al 2021-2023 sarà difficile stabilire se la situazione sia o meno in sicurezza, e per quanto il concordato non fosse l’unica via percorribile, ne va riconosciuta la “fortunata accettazione” da parte dei creditori, decisione per niente scontata, un azzardo che è stato assistito scrupolosamente dai legali genovesi dello Studio Lanzalone, lo stesso studio che sta seguendo la vicenda dello stadio della Roma con Virginia Raggi, lo stesso che ha partecipato, vinto e poi rinunciato alla gara per divenire l’advisor legale di Spil, un’altra società partecipata livornese che ha recentemente presentato la domanda di concordato preventivo. È lecito pensare che da parte dello staff nazionale del Movimento ci sia stata una particolare attenzione alle vicende livornesi.

 

Il porta a porta e il dogma “rifiuti zero”

Sulla scia del concordato ci sono state nuove misure, prima tra tutte l’estensione della raccolta porta a porta dei rifiuti a tutta la città.

Per quanto il provvedimento in sé sia di grande valenza ambientale, la sua gestione ha suscitato non poche lamentele: i cassonetti sono stati sostituiti da piccoli contenitori, che messi fuori dai palazzi o nei cortili dei condomini hanno attirato molti gabbiani e topi, trasformando le strade, non tutte, in una fogna a cielo aperto.

Basta passeggiare lungo le vie dello storico quartiere La Venezia (in cui la raccolta è attiva da quasi tre anni) per rendersene conto. Gli amministratori dei condomini sono interdetti di fronte ai dissidi nati per l’ubicazione dei nuovi raccoglitori della spazzatura e per i turni di raccolta non rispettati.

La giunta dal canto suo parla di grande successo, sbandierando Livorno come l’avanguardia dell’ecologia nazionale. Chiaro è che nei quartieri in cui vige la raccolta porta a porta la percentuale di differenziata si aggira quasi all’80%. Peccato che nelle card diffuse su Facebook, Nogarin ometta che il mantra rifiuti zero rischia di non essere veritiero, in quanto una buona parte degli scarti prodotti dalla raccolta differenziata viene comunque bruciata nell’inceneritore cittadino.

 

L’Operazione Pratino

Per far fronte a quest’altro problema Nogarin ha recentemente lanciato l’“Operazione Pratino”: nel 2021-2023 sarà prevista la chiusura dell’inceneritore, al suo posto verrà costruito un “pratino in stile inglese”.

In un intervento in Consiglio Comunale Nogarin ha relazionato la sua scelta con una metafora: “A Risiko prima di sfondare in Asia ho bisogno di avere delle armate forti, quello che stiamo facendo sui rifiuti è proprio questo: rafforzare le armate per riuscire a sfondare”, il riferimento è al Piano Tecnico e Finanziario (PTF) per valutare la fattibilità economica della manovra.

La città applaude entusiasta, Grillo dedica un post del suo blog alla manovra di Nogarin, senza peraltro risparmiare frecciatine al sindaco di Parma Pizzarotti. La vetrina livornese è stata strofinata di nuovo. Quel che non viene raccontato però è che la città rimane sospettosa: il Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno organizza una protesta e scrive una lettera pubblicata dal sito Senza Soste con tanto di dati alla mano, in cui innalza tutte le perplessità rispetto al PTF. In particolare l’accusa è l’assenza di indicazioni chiare su impegni e tappe intermedie che dovrebbero portare alla futura chiusura dell’impianto nei tempi previsti.

Ma non finisce qui, in un post su Facebook del 27 marzo un commentatore chiede al sindaco quale sia il piano alternativo per smaltire i rifiuti che non saranno più bruciati. La risposta del Sindaco è di per sé molto eloquente: “Da domani si studiano le alternative”.

Non serve andare oltre per mettere in evidenza la fallacia della promessa, si annuncia un provvedimento per chiudere l’inceneritore senza ideare prima un piano alternativo. Anche stavolta la sensazione è che si tratti di propaganda in vista delle elezioni. Chiudere l’inceneritore sarà veramente possibile soltanto in presenza di un piano preciso, tutto il resto è fuffa, ma anche su questo non si hanno risposte.

Questa è la Livorno a Cinque Stelle, la realtà fuori dal blog.

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