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L’ereditiero

di Andrea Romano, 7 Apr 2017

Stiamo ottimizzando nuovi modelli per scegliere la classe dirigente”, ha annunciato Davide Casaleggio a Otto e Mezzo. Nel frattempo, mentre l’ottimizzazione procede, i Cinque Stelle hanno già scelto il modello più antico del mondo per decidere chi comanda: la trasmissione ereditaria della “roba”, dove il patrimonio corrisponde in questo caso al controllo di un partito politico che aspira a governare una grande democrazia occidentale.

Se il conflitto d’interesse è la malattia più temibile per ogni società aperta, perché sottrae alla trasparenza e al merito la titolarità delle decisioni pubbliche, la soluzione presentata ieri sera agli italiani dal partito grillino rappresenta uno straordinario salto di qualità.

Silvio Berlusconi – per dire di colui che sul conflitto d’interesse tra politica e affari ha costruito un ventennio di centralità  – rischia di apparire poco più che un principiante rispetto alla cristallina geometria dei Cinque Stelle: Davide Casaleggio ha ereditato l’azienda del padre, Davide Casaleggio è il leader del Movimento. Punto. Ci sarebbe anche un “garante”, d’accordo, anch’egli sottratto a qualunque forma di elezione o verifica democratica. Ma Beppe Grillo è stanco, logorato dalla difficoltà a mediare tra le correnti opache del Movimento, probabilmente vuole tornare a fare la vita che faceva prima.

Davide Casaleggio non è stanco. È un giovane e tonico ereditiero, che si fa forte dell’eredità (aziendale) del padre per gestire un movimento che raccoglie il sostegno di milioni di italiani. Si dirà che il problema con i Cinque Stelle non è solo questo, che i giacimenti della rabbia e del malcontento a cui attinge il loro consenso vanno prosciugati, che la contesa politica non può limitarsi a denunciare le magagne dell’avversario.

Tutto vero. Ma è altrettanto vero che dietro la soluzione ereditaria per la leadership di un partito politico c’è una rotonda idea di (non) democrazia: oggi limitata alla gestione interna di quel movimento, ma domani potenzialmente estendibile alle nostre istituzioni repubblicane. E allora mettiamolo a verbale. Perché i nostri figli, domani, potrebbero dirci: “Ma non vi eravate accorti di niente?”. Sì, ce n’eravamo accorti e l’avevamo detto e ripetuto.

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