Italia in cammino

Semplificazione e incentivi: ecco la legge sugli sprechi alimentari

29 Gen 2018

Una legge giovane che ha da poco compiuto un anno ma con risultati già importanti: dagli ultimi dati di uno studio di Ministero dell’Ambiente e Waste Watcher emerge che gli italiani sprecano meno cibo e donano le eccedenze (+21%) grazie ad una semplificazione delle procedure di certificazione. Nella lotta agli sprechi alimentari l’Italia si pone come un modello all’avanguardia, che punta alla sensibilizzazione e agli incentivi piuttosto che alla penalizzazione come avvenuto in Francia. Le imprese impegnate in tutti i settori della filiera della distribuzione hanno sensibilmente aumentato le elargizioni e le stesse associazioni di volontariato hanno registrato un aumento della quantità e qualità dei prodotti donati.

Una legge semplice

La legge Gadda, n. 166 del 2016, è stata approvata con il chiaro obiettivo di ridurre il più possibile gli sprechi, incentivando la redistribuzione delle eccedenze. È stata semplificata l’intera disciplina riguardante le agevolazioni fiscali e la sicurezza alimentare. Mentre prima gli esercizi commerciali che intendevano donare dovevano fare una dichiarazione preventiva 5 giorni prima, ora basta un rendiconto a fine mese e solo se si superano i 15mila euro ed in proporzione all’entità delle donazioni è previsto uno sconto proporzionale sulla Tassa dei rifiuti. La legge prevede anche incentivi ai ristoranti che promuovo l’uso delle ‘Family Bag‘, i contenitori che permettono di portarsi a casa quanto non si è consumato nel locale. Oltre alle eccedenze e le donazioni, il provvedimento ha previsto la possibilità di girare agli enti benefici i prodotti confiscati derivati da attività criminali, pesca o caccia illegali che prima venivano distrutti.

Chiarezza sulle date di scadenza

Il provvedimento si è preoccupato di mettere ordine al tema delle scadenze dei prodotti alimentari deperibili. Il ‘termine minimo di conservazione‘ esprime il tempo entro il quale un prodotto, conservato adeguatamente, conserva tutte le sue proprietà: sono in genere cibi in polvere, lattina o secchi come pasta e riso. Questi cibi possono essere donati entro 30 giorni dalla scadenza del termine. Per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico l’etichetta indica una ‘data di scadenza‘, oltre la quale il consumo è rischioso per la salute. Questi prodotti non possono essere redistribuiti. Possono invece essere donati prodotti con errori di etichettatura, difetti nell’imballaggio o imperfezioni estetiche, purché siano ben conservati e adatti al consumo. La legge ha fatto chiarezza anche su un alimento alla base della catena alimentare prima regolato da una galassia di norme regionali: il pane invenduto ora può essere donato entro le 24 ore successive.

Non solo cibo

La legge Gadda ha previsto che, oltre agli alimenti, possono essere oggetto di donazione i prodotti destinati alla cura dell’igiene personale e della casa, gli integratori alimentari, i biocidi, i presidi medico-chirurgici e i farmaci, oltre a prodotti di cartoleria e cancelleria. Il provvedimento è stato emanato con un lavoro congiunto dei ministeri coinvolti e in coordinamento con la riforma delle Imprese del Terzo Settore, in modo da creare una vera e propria ‘filiera del dono‘. E nel frattempo è stato lanciato anche il portale www.iononsprecoperche.it, per permettere ai vari donatori virtuosi di mettersi in contatto fra di loro, pubblicizzare le loro iniziative per espandere sempre di più la comunità.

I comuni aiutano

Oltre alla legge nazionale, tanti enti locali, sensibili sul tema, hanno contribuito con le loro misure ad accrescere la sensibilità di famiglie ed imprese nella lotta allo spreco alimentare. Ad Empoli e Varese sono previsti sconti sulla TARI fino al 20% per supermercati ed altri esercizi commerciali che raccolgono i generi alimentari in eccedenza e li donano alle persone in difficoltà. Nel modenese, sul modello del ‘caffè sospeso’ napoletano, i clienti possono acquistare un po’ più di pane per poi donarlo. Importante il lavoro che molti comuni stanno facendo anche sul fronte educazione alimentare nelle scuole: da Scandicci arriva il progetto ‘Salva Merende’, per incentivare i bambini a conservare gli alimenti non deperibili che non consumano a pranzo mentre a Potenza i menù delle mense scolastiche prevedono solo prodotti ‘chilometro zero‘.

Dati positivi

Il bilancio del primo anno dall’entrata in vigore della legge è più che positivo. Waste Watcher, il primo Osservatorio Nazionale sugli sprechi, attivo per iniziativa di Last Minute Market, ha evidenziato che da settembre 2016 il Banco Alimentare ha ricevuto da supermercati, mense e aziende 87 milioni di tonnellate di alimenti, distribuendole ad un milione e mezzo di persone. Passi in avanti sono stati fatti anche tra le famiglie: rispetto ai 145 kili di cibo che finiva nel bidone dell’umido ogni anno si è passati ad 84 kili, che vuol dire anche un risparmio di circa 300 euro. Così adesso l’Italia si pone ai primi posti tra i Paesi virtuosi. Andrea Segrè, fondatore di Waste Watcher, sostiene l’importanza del calo nello spreco casalingo “che rappresenta i 4/5 del totale. Questa ricerca fa ben sperare che tra informazioni e campagne di sensibilizzazione, i comportamenti comincino a cambiare”.

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