Italia in Parlamento

Legge elettorale: il doppio voltafaccia del M5s

di Andrea Romano, 8 Giu 2017

I fatti, com’è noto, sono tenaci e testardi. E quanto è accaduto questa mattina alla Camera dei Deputati descrive con chiarezza, al di là del fumo della propaganda grillina, il comportamento del gruppo parlamentare Cinque Stelle.

L’emendamento di Biancofiore

L’emendamento della deputata Michela Biancofiore, sul superamento dell’eccezione maggioritaria in Trentino Alto Adige, era stato discusso e bocciato in Commissione Affari Costituzionali con il voto contrario dei quattro partiti che sostenevano la nuova legge elettorale: Partito democratico, Forza Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle.

Al momento della discussione in aula l’emendamento viene ripresentato, con interventi a favore di alcuni deputati dei diversi gruppi. Quello della stessa Biancofiore, com’è ovvio, e tra i Cinque Stelle l’intervento del deputato altoatesino Riccardo Fraccaro.

Il voto a scrutinio segreto

Arriva il momento del voto, a scrutinio segreto come da richiesta regolamentare, e ciascun gruppo parlamentare riceve l’indicazione del voto da parte dei rispettivi segretari d’aula.

Il deputato Francesco D’Uva, segretario d’aula per i Cinque Stelle, fa il pollice verso (e dunque indica voto contrario) così come fanno i segretari d’aula degli altre tre partiti che sostengono la nuova legge elettorale. E’ il momento dell’incidente tecnico: il tabellone, che ovviamente in caso di voto segreto non rivela come stanno votando i singoli deputati, si accende come se si trattasse di voto palese; in quei pochi secondi che trascorrono con il tabellone palese prima che la votazione venga interrotta risulta evidente (come è chiaro dalle foto diffuse in rete) che i deputati Cinque Stelle stanno votando a favore dell’emendamento, non solo contrariamente all’indicazione del proprio segretario d’aula ma soprattutto in violazione del patto politico assunto da M5S con gli altri partiti.

La votazione riprende, a quel punto con il tabellone che funzionava correttamente in modalità “segreta”, e lo stesso segretario d’aula D’Uva si consulta con alcuni colleghi: di fronte alla possibilità concreta di far passare l’emendamento (colpendo duramente la nuova legge elettorale) cambia la propria indicazione di voto da contraria a favorevole: il pollice di D’Uva si muove verso l’alto e i Cinque Stelle capovolgono in pochi secondi il proprio orientamento di voto. 

L’ambiguità parlamentare del M5s

Questi i fatti, a cui hanno assistito centinaia di deputati e che nessuna chiacchiera Cinque Stelle potrà smentire. Perché questi fatti raccontano di un doppio voltafaccia grillino: il primo – e più grave – è quello compiuto stracciando un patto politico assunto con il PD e con altre forze politiche per dare all’Italia una legge elettorale tutt’altro che ideale ma sostenuta finalmente da una larghissima maggioranza; il secondo – e più subdolo – riguarda il metodo dell’ambiguità parlamentare in base al quale si evita di condurre una battaglia trasparente (come quella che avrebbero potuto fare su voto disgiunto o preferenze) e si sceglie di fare il gioco delle tre carte davanti a tutti gli italiani.

Pensando forse di fare i furbi, ma risultando solo abili nel barare

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