Italia in cammino

La Legge sul cyberbullismo: l’educazione nelle scuole prima della repressione

14 Feb 2018

Il 29 maggio 2017 il Parlamento ha approvato il primo provvedimento contro bullismo e cyberbullismo, una piaga che affligge specialmente i più giovani e che la legge tenta di sconfiggere incrementando responsabilizzazione e sensibilizzazione. Dopo un lungo iter parlamentare, segnato da casi di cronaca che hanno sconvolto l’opinione pubblica come il suicidio della giovane napoletana Tiziana Cantone, l’Italia si è dotata di disposizioni che tutelano i minori e puntano a percorsi formativi all’interno delle scuole, il contesto d’elezione per questo tipo di atti di violenza morale, in cui ha maturato grande esperienza Elena Ferrara, la senatrice che ha presentato il testo poi passato all’esame delle Camere.

Per Carolina, per Tiziana, per tutte le vittime

La Legge sul cyberbullismo è stata una battaglia portata avanti da Elena Ferrara, senatrice del Partito Democratico, che prima del suo impegno in politica era una professoressa di musica che tra le sue alunne ebbe anche Carolina Picchio, la prima vittima di cyberbullismo in Italia. La ragazza nel 2013, a soli 14 anni, si tolse la vita gettandosi da un balcone dopo che venne diffuso in rete un suo video a sfondo sessuale in cui veniva derisa e molestata. Ma i casi a cui dare risposte negli anni si sono moltiplicati, con i dati del Censis che a fine 2016 hanno fotografato un’emergenza nazionale: più di un adolescente su due (il 52,7%) ha dichiarato di essere stato vittima di episodi di bullismo, che per il 76,6% dei casi è avvenuto mediante internet.

Conoscere il cyberbullismo

La legge n. 71 del 2017, è il primo provvedimento in Europa specificamente dedicato al fenomeno della violenza morale diffusa su internet. Il cyberbullismo viene definito dall’Articolo 1 della Legge come ‘qualunque forma di pressione, aggressione […] diffamazione, furto d’identità, […] trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo’. La legge intende combattere il fenomeno in tutte le sue manifestazioni, con misure di prevenzione, tutela ed educazione di tutti i minori coinvolti, sia le vittime che i responsabili.

L’azione nelle scuole

L’obiettivo fondamentale rimane quello di porre in essere un piano efficace di prevenzione all’interno delle scuole, garantito dall’istituzione di un tavolo tecnico coordinato dal Ministero dell’Istruzione e composto da rappresentati di associazioni studentesche e di genitori e insegnanti, da gruppi impegnati nella difesa del minore oltre che dal Garante per la Privacy. Molte misure previste dalla sono rivolte alle scuole: in ogni istituto deve essere individuato un professore referente per le iniziative contro ogni forma di bullismo, mentre il dirigente scolastico è incaricato di informare i familiari della vittima degli atti di bullismo e, salvo che il fatto costituisca reato, ha il compito di comminare in proprio delle sanzioni e avviare un percorso rieducativo per il responsabile.

Il diritto all’oscuramento

Il provvedimento ha introdotto all’Articolo 2 una nuova procedura rapida e semplice per cercare di porre un argine alla diffusione dei contenuti lesivi della dignità sul web, che appena vengono pubblicati sono potenzialmente accessibili a tutti gli utenti della rete. È stato previsto che i minori ultraquattordicenni o i genitori possono inoltrare al gestore del sito internet o della piattaforma social un’istanza per l’oscuramento, la rimozione e il blocco di qualsiasi dato personale che sia stato diffuso su internet. Il gestore, cioè il soggetto che cura la gestione dei contenuti della piattaforma, ha l’obbligo di prendere in considerazione l‘istanza entro 24 ore. In caso di inerzia, passate 48 ore, il minore o il genitore possono fare una segnalazione al Garante per la Privacy, che provvederà entro i successivi due giorni. Al tavolo tecnico presieduto dal MIUR è demandato l’incarico di redigere un Codice di auto-regolamentazione cui devono attenersi i social network che permetta l’individuazione dei gestori a cui rivolgersi per ottenere l’oscuramento dei contenuti.

L’ammonimento del questore

Fino a quando non è proposta querela o presentata denuncia, il Questore può convocare il minore ‘bullo’ assieme ad un genitore se questo con il suo atto ha commesso un fatto previsto dalla legge come reato (trattamento illecito di dati personali, ingiuria, diffamazione, minaccia, atti persecutori). La procedura è simile a quella che è stata prevista proprio per il reato di ‘stalking’: in alternativa al processo, il responsabile viene ammonito oralmente dal questore e invitato a tenere una condotta conforme alla legge.

Monitoraggio continuo

La Legge ha istituito anche un tavolo tecnico di lavoro presso la Presidenza del Consiglio, per redigere un piano d’azione per il contrasto al cyberbullismo e raccogliere tutti i dati per monitorare l’evoluzione dei fenomeni, anche grazie ad una relazione annuale della Polizia Postale. Il governo si impegna anche a finanziare campagne di sensibilizzazione e progetti previsti all’interno delle scuole, per far sì che il fenomeno sia sconfitto attraverso la rieducazione e non la repressione. Il padre di Carolina, Paolo Picchio, a lungo impegnato nel richiedere al Parlamento una legge contro il cyberbullismo, al momento dell’approvazione ha dichiarato: “La mia Carolina rivive in questa legge. Nessuno mi ridarà più mia figlia ma questa legge è per lei”.

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