Italia in cammino

Lavoro autonomo: la riforma che coniuga flessibilità e sicurezza sociale

28 Feb 2018

Per la prima volta una forma di welfare per quei 2 milioni di cittadini che hanno una partita IVA: con la legge 81 del 2017 per la prima volta sono state riconosciute importanti tutele al lavoro autonomo, dalle indennità per malattia e maternità alla deducibilità delle spese per la formazione. Più protezione anche nei confronti del rapporto con il committente, che non può più abusare della propria posizione dominante né ritardare i pagamenti oltre 60 giorni. La riforma ha inoltre reso permanente la DIS-COLL, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, e introdotto incentivi per lo smart working, in un quadro legislativo che aveva già lanciato un regime fiscale agevolato sui minimi e il taglio del cuneo contributivo.

L’esigenza di una riforma

I lavoratori autonomi sono stati sottoposti per anni ad una vera e propria discriminazione: storicamente i dipendenti subordinati hanno avuto tutele via via crescenti grazie alla legge e alle organizzazioni sindacali, mentre le partite IVA sono state ignorate, senza garanzie sul piano previdenziale, con frequenti abusi, come accaduto con il fenomeno delle collaborazioni permanenti di un lavoratore autonomo verso un solo committente, le cosiddette ‘false partite IVA‘, che in realtà mascheravano un rapporto di lavoro subordinato. Una prima forma di tutela era arrivata con l’introduzione dei co.co.pro. (collaborazioni a progetto), introdotte con la Riforma Biagi, poi sostituite nel 2016 dai co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa). Ma continuava a mancare un corpo normativo che garantisse diritti al lavoro autonomo.

Clausole abusive

È chiarito che le collaborazioni coordinate e continuative rientrano nell’ambito di applicazione della legge sul lavoro autonomo. Al fine di prevenire l’abuso di posizione dominante da parte del committente sono elencate una serie di clausole abusive, quindi prive di qualsiasi effetto: modifica unilaterale delle condizioni del contratto, recesso senza congruo preavviso se il contratto ha ad oggetto una prestazione continuativa, termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura, rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. In tutti questi casi il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni compresi gli interessi di mora disciplinati nelle norme in materia di lotta contro il ritardo nei pagamenti.

Agevolazioni fiscali

È previsto che il lavoratore autonomo possa dedurre integralmente, entro 10 mila euro, le spese per l’iscrizione a master o altri corsi di formazione professionale e, entro 5 milia euro, quelle sostenute per i servizi di certificazione delle competenze e aiuto all’auto-imprenditorialità. È possibile una deduzione integrale anche degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo e delle spese sostenute per viaggi di lavoro. Già dalla Finanziaria del 2015 è stato previsto un regime forfettario dei lavoratori autonomi, che prevede un’imposta sostitutiva di IRPEF, IRAP e addizionali locali pari al 5% per i primi cinque anni (poi al 15%): i requisiti per accedervi sono ricavi nei limiti stabiliti dal codice ATECO di riferimento (in media 30 mila euro), spese per lavoro accessorio e collaboratori entro 5 mila euro e costo complessivo dei beni strumentali entro 20 mila euro. Inoltre è stato reso strutturale il taglio del cuneo contributivo dal 33% al 25%.

Indennità di malattia e maternità

La gravidanza, la malattia o l’infortunio dei lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente non determinano l’estinzione del rapporto di lavoro, la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore, rimane sospesa per un periodo che arriva fino a 150 giorni. In caso di maternità, con il consenso del committente, la lavoratrice può farsi sostituire da un altro autonomo di sua fiducia in possesso dei necessari requisiti professionali, anche attraverso forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto. Dal 1 gennaio 2017 per il congedo parentale è riconosciuto il diritto ad un trattamento economico, per un periodo di massimo sei mesi nei primi tre anni di vita del bambino. Infine, in caso di malattia o infortunio grave tale da impedire l’attività per oltre 60 giorni, il versamento dei contributi previdenziali da parte del lavoratore rimane sospeso fino ad un massimo di 2 anni.

Indennità di disoccupazione

Dal 1 luglio 2017, la DIS-COLL è divenuta strutturale: hanno diritto a questa indennità di disoccupazione i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione separata INPS, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, con un’aliquota contributiva pari allo 0,51%. Per garantire le stesse opportunità che hanno i lavoratori subordinati la riforma ha previsto un rafforzamento anche dei centri per l’impiego e degli altri organi autorizzati alle attività di intermediazione in materia di lavoro: questi devono dotarsi, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato ai lavoratori con partita IVA, anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini e le associazioni professionali più rappresentative sul piano nazionale.

Smart working

Anche per il lavoro autonomo, il governo ha voluto incentivare il ‘lavoro agile‘, una nuova modalità di svolgimento della prestazione basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici. Viene promosso l’accordo, da stipulare in forma scritta, tra committente e lavoratore per organizzare fasi, cicli e obiettivi della prestazione ed è stabilito che il trattamento economico e normativo debba rimanere lo stesso che è applicato ai lavoratori che svolgono le stesse mansioni esclusivamente all’interno dei locali dell’azienda.

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