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L’apprendista stregone e il Presidente della nostra casa comune

di Andrea Romano, 17 Mar 2017

Luigi Di Maio è un ragazzo sveglio e ambizioso, che nella vita vorrebbe fare il Presidente del Consiglio. Nel frattempo si applica al mestiere di apprendista stregone, che sembra riuscirgli meglio dei (pochi) lavori nei quali si è esercitato prima di raccogliere le 189 preferenze (on line) che gli hanno regalato l’ingresso nella politica nazionale. Da Vicepresidente della Camera dovrebbe rappresentare le istituzioni repubblicane. È per questo, tra l’altro, che ha avuto quella carica anche grazie ai voti del Partito Democratico. In democrazia funziona così: maggioranza e opposizione tutelano insieme la solidità delle istituzioni, perché in quella casa comune devono convivere così come nel paese convivono gli italiani di idee anche contrapposte che la politica ha l’onore di rappresentare.

La Banda Grillo

Ma Luigi Di Maio è diverso. E ieri il diversamente Vicepresidente della Camera ha ritenuto di commentare un voto del Senato della Repubblica incoraggiando, giustificando, evocando l’uso della violenza contro quelle stesse istituzioni che lui dovrebbe rappresentare. Forse Di Maio ritiene che lisciare il pelo ai violenti sia una raffinata strategia politica, in grado di sostituire l’assenza di contenuti che ha segnato fino ad oggi quel Movimento Cinque Stelle che gli ha finalmente dato uno stipendio. O forse ritiene più probabile arrivare al potere sulla punta delle baionette, considerando che finora gli italiani si sono sempre rifiutati di dare alla Banda Grillo un mandato a governare.

Mattarella

Nel frattempo vorremmo rispondergli con le parole, al solito equilibrate, usate dal Presidente Mattarella proprio nelle stesse ore: se da una parte “la Costituzione è la nostra casa comune”, dall’altra quella politica che si esprime attraverso “la ricerca degli slogan più efficaci per danneggiare l’avversario con l’unico obiettivo di conquistare qualche voto in più, è una depressione della democrazia”. E con l’occasione vorremmo dire a Di Maio che la democrazia italiana ne ha viste tante. E ha conosciuto apprendisti stregoni persino più insidiosi di lui. Gente pericolosa, che inneggiava alla violenza ma che almeno sapeva distinguere il Cile dal Venezuela o che riusciva a comprendere il contenuto della corrispondenza.

In alcuni anni della nostra storia recente quei personaggi hanno avuto anche fama, visibilità, persino potere. Ma gli italiani si sono sempre accorti del trucco, e presto o tardi hanno scaricato coloro che volevano demolire la loro casa comune per piccoli e meschini interessi di fazione. Il Vicepresidente della Camera dovrebbe saperlo, se solo avesse qualche informazione sulla nazione che si trova casualmente a rappresentare.

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