Materiali

La lunga crisi italiana e l’economia

di Marco Fortis, 3 Apr 2017

La  sezione del sito Incammino “Materiali” contiene delle analisi e dei materiali per la discussione elaborati da vari economisti e collaboratori del sito. Si inizia con un Paper intitolato “La lunga crisi e l’economia italiana. Crescita della povertà e dei divari territoriali. Lo sforzo della ripresa”.  Seguiranno altri contributi su temi quali la crisi delle banche, l’andamento dell’industria manifatturiera italiana e dell’export, gli investimenti per l’Industria 4.0, l’economia del Mezzogiorno ed altri.

Un’ampia base documentale per l’analisi dell’economia

Lo scopo è quello di mettere a disposizione dei lettori del sito un’ampia base documentale e statistica per l’analisi dello stato dell’economia italiana, dei miglioramenti in atto ma anche delle ferite e dei problemi ancora aperti nel nostro sistema economico-sociale.

Nel Paper che viene pubblicato oggi si analizza lo stato disastroso dell’economia italiana ereditato dal Governo Renzi dopo la lunga crisi 2008-2013. Si mettono in evidenza i miglioramenti registrati su vari fronti nel triennio 2014-2016, con la ripresa del PIL e della domanda interna, della produzione manifatturiera e dei redditi degli italiani, dell’export e dei conti pubblici. Ma si focalizzano anche aspetti critici tuttora irrisolti. Tra essi: l’elevata disoccupazione giovanile; i divari territoriali; e il persistere di elevati livelli di povertà e deprivazione sociale (specie nel Mezzogiorno) generati dalla crisi precedente e non ancora riassorbiti.

I punti salienti dell’analisi in 30 numeri chiave

  •  i 10 numeri più significativi della grande crisi;
  •  i 10 numeri che hanno maggiormente caratterizzato la ripresa;
  • i 10 numeri riguardanti le sfide più complesse che abbiamo ancora davanti per guarire dalla lunga malattia in cui la recessione ci ha sprofondato.

I dati più importanti del periodo 2008-2013 della crisi finanziaria e dell’austerità si possono così riassumere (rispetto al 2007, in base ai dati annuali di contabilità nazionale, salvo diversa indicazione):

  • PIL -8,7%
  •  Consumi privati -7,7%
  • Investimenti fissi lordi -27,9%
  • Compravendite immobiliari -48,2% (tra l’anno “scorrevole” 3° trimestre 2005-2° trimestre 2006 e l’anno “scorrevole” 2° trimestre 2013-1° trimestre 2014)
  • Reddito lordo disponibile delle famiglie – 119 miliardi (-10,7%)
  • Ricchezza finanziaria netta e immobiliare delle famiglie -1.000 miliardi (in termini reali)
  •  Occupati totali -1 milione circa
  • Occupati nel Mezzogiorno -570mila circa
  • Disoccupazione giovanile dal 18,1% al 43,9%: +25,8 punti percentuali (dal minimo di marzo 2007 a marzo 2014)
  • Debito pubblico/PIL +29,2 punti percentuali di PIL

Questo è il quadro devastato dell’economia italiana a cui si è trovato di fronte il Governo Renzi quando ha iniziato la sua attività nel febbraio 2014.

I dati più importanti del periodo 2014-2016

Ecco invece i dati più importanti del periodo 2014-2016 della ripresa economica italiana (rispetto al 2013, in base ai dati annuali di contabilità nazionale, salvo diversa indicazione):

  • PIL +1,8%
  • Consumi privati +3,2%
  • Investimenti fissi lordi in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto +14,8%
  • Valore aggiunto industria manifatturiera +4,1%
  • Reddito lordo disponibile delle famiglie +30 miliardi di euro
  • Compravendite immobiliari +21,6% (tra l’anno “scorrevole” 2° trimestre 2013-1° trimestre 2014 e l’anno “scorrevole” 4° trimestre 2015-3° trimestre 2016)
  • Occupati totali +681mila (Istat, indagine sulle forze di lavoro; da marzo 2014 a dicembre 2016 rispetto a febbraio 2014)
  • Occupati dipendenti a tempo indeterminato +490mila (Istat, indagine sulle forze di lavoro; da marzo 2014 a dicembre 2016 rispetto a febbraio 2014)
  • Inattivi -770mila (Istat, indagine sulle forze di lavoro; da marzo 2014 a dicembre 2016 rispetto a febbraio 2014)
  • Rapporto debito pubblico/PIL stabilizzato tra il 132%-133%

 

Dunque, anche alla luce di importanti revisioni recenti operate dall’Istat rispetto alle prime stime, l’economia italiana si è ben ripresa, per vari aspetti molto di più di quanto si fosse pensato inizialmente e forse di quanto oggi creda la gente.

Gli effetti della lunga crisi

Ma gli sconquassi prodotti dalla lunga crisi sul nostro tessuto economico-sociale sono stati enormi e, nonostante gli evidenti progressi dell’economia, l’Italia deve ancora impegnarsi a fondo, proseguendo nel cammino delle riforme avviate e della continuità con le politiche economiche che hanno dimostrato di funzionare maggiormente, per trovare una soluzione alle molte lacerazioni economiche e sociali che permangono e che si possono sintetizzare in 10 numeri davvero pesanti:

  • Persone in povertà assoluta 4 milioni e 598 mila individui
  • Persone in condizioni di rischio di povertà o esclusione sociale 28,7% della popolazione
  • Italiani in condizione di severa deprivazione materiale 11,5% della popolazione
  • Persone deprivate nel Sud 18,6% della popolazione
  • Persone deprivate nelle Isole 24,2% della popolazione
  • Tasso di disoccupazione giovanile sceso al 37,9% (gennaio 2017) ma ancora elevatissimo
  • Occupati nel Mezzogiorno ancora – 460mila occupati circa rispetto ai livelli pre-crisi
  • Pressione fiscale scesa dal massimo storico del 43,6% (2012-2013) al 42,9% (2016) ma ancora troppo elevata
  • Costruzioni: il valore aggiunto del settore è diminuito ancora del -6,6% nel 2014-2016
  • Crisi delle banche.

 

Un dato su tutti: le sole prime 10 banche popolari hanno avuto perdite lorde di esercizio per oltre 20 miliardi di euro nel 2011-2016. Cifra che dimostra quanto sia stata urgente e necessaria la riforma delle Popolari fortemente voluta dal Governo Renzi. Senza tale riforma l’intero sistema delle Popolari oggi sarebbe a rischio e con esso il risparmio di milioni di italiani.

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