Italia in Parlamento

Per il Giorno della Memoria, Mattarella contro il fascismo e le leggi razziali

25 Gen 2018

Non solo il ricordo e la condanna dell’Olocausto, ma anche parole dure come pietre contro il fascismo. In occasione delle celebrazioni ufficiali per la Giornata della Memoria, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è scagliato contro le colpe del fascismo per le leggi razziali e le persecuzioni degli ebrei nel 1938, “un regime che non ebbe alcun merito, e nel quale la caccia agli ebrei non fu affatto una deviazione ma fu insita stessa alla natura violenta e intollerante di quel sistema”.

La condanna del Ventennio

Secondo Mattarella “Sentir dire che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in nella seconda guerra mondiale”, è un’affermazione “gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al modo di pensare” del fascismo “ma diretta e inevitabile conseguenza. Per Mattarella “le leggi razziali rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia. Quelle leggi hanno rivelato “il carattere disumano e il distacco definitivo della monarchia dai valori del Risorgimento e dello Statuto liberale”.

Un pericolo ancora attuale

C’è nelle parole del Presidente anche un richiamo all’attualità: difficile infatti non pensare alle dichiarazioni sulla “razza bianca” del leghista Fontana, candidato alla Presidenza della Regione Lombardia. O all’intervista a Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e candidato governatore del Lazio, sui presunti “meriti” e i “demeriti” del fascismo. Per questo l’intervento di Mattarella è anche un mettere in guardia anche dai pericoli del presente. “I fantasmi del passato, il rischio che si possano di nuovo spalancare le porte dell’abisso, devono essere sempre tenuti presenti. La nostra società ha gli anticorpi per evitarlo ma spetta a ciascuno di noi operare per impegnarsi per impedire che il passato possa tornare”.

Liliana Segre al Quirinale

Una condanna senza appello nella celebrazione di questa Giornata che ha segnato anche la prima volta di Liliana Segre al Quirinale nel ruolo di senatrice a vita, nomina che le è stata conferita venerdì scorso. Toccanti le parole della senatrice che ha risposto ad una bambina seduta tra i tanti giovani in platea che le ha chiesto perché non fosse più tornata nel campo di concentramento dove era stata deportata. “Ci sono certi cancelli e certi fili spinati che la mente e il cuore non possono più superare, da cui non si può più uscire ed entrare…”. Poche parole che racchiudono il dolore per un dramma che ancora oggi appare inspiegabile.

 

 

 

 

 

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