Italia al Lavoro

Grazie al Jobs act occupazione in crescita

di Marco Fortis, 2 Mar 2017

Il bilancio del Jobs Act e delle decontribuzioni si fa sempre più positivo con il passare dei mesi. E migliora anche man mano che l’Istat rettifica (regolarmente al rialzo) i dati passati dando una chiave di lettura su ciò che è realmente accaduto nel mercato del lavoro perfino più soddisfacente di quanto si sarebbe potuto desumere dalle prime stime.

Le ultime statistiche dell’Istat

Le statistiche più recenti Istat indicano una nuova crescita di altri 30mila occupati a gennaio 2017 rispetto a dicembre 2016. E con le rettifiche operate dall’Istat sui mesi precedenti il numero totale di nuovi occupati in Italia da marzo 2014 a gennaio 2017 sale a ben +711mila. Mentre il numero di occupati dipendenti a tempo indeterminato è aumentato nello stesso periodo di 509mila unità. Dunque il 71,6% della crescita dell’occupazione negli ultimi 3 anni riguarda posti di lavoro stabili.

Un grande risultato, che è esattamente l’obiettivo che si era prefisso di realizzare il governo Renzi con le decontribuzioni e il Jobs Act. Stimolare le imprese ad assumere ed eliminare il precariato.
Considerando che tra l’aprile 2008 e il settembre 2013 erano andati distrutti 1 milione e 63mila posti di lavoro, a tutto gennaio 2017 ne sono stati recuperati oltre i 2/3 in termini di nuovi occupati, di cui +16mila negli ultimi mesi del Governo Letta, +681mila nei 1000 giorni del Governo Renzi e +30mila nel primo mese del Governo Gentiloni.
Un dato molto interessante è quello che riguarda gli occupati dipendenti totali (permanenti e a termine). A gennaio 2017 il loro numero secondo l’Istat era pari a 17 milioni e 405mila, cioè un livello già superiore di 97mila persone rispetto al massimo storico pre-crisi toccato nell’agosto 2008 che era stato di 17 milioni e 308mila.
In particolare, gli occupati dipendenti a tempo indeterminato toccarono un picco ante-recessione di 15 milioni e 33mila persone, sempre nel mese di agosto 2008. In seguito, durante la crisi fino a febbraio 2014, i posti di lavoro stabili fecero registrare un crollo di 607mila unità, mentre grazie a decontribuzioni e Jobs Act sono ora quasi risaliti ai massimi storici. A gennaio 2017, infatti, risultavano inferiori di sole 98mila persone rispetto ai livelli precedenti la grande crisi.

Tasso di disoccupazione

Da notare, inoltre, che a gennaio 2017 il tasso di disoccupazione totale è rimasto invariato all’11,9%. Ciò paradossalmente è avvenuto nonostante l’aumento dell’occupazione perché sta continuando a diminuire il numero degli inattivi. Sempre più persone che prima non avevano speranza di trovare un lavoro e non lo cercavano oggi hanno più fiducia e lo cercano.

Inoltre, è da rilevare che il tasso di disoccupazione giovanile è stato ampiamente ritoccato dall’Istat. Infatti, scopriamo adesso che a dicembre 2016 non tornato affatto sopra il 40% come sembrava dalle prime stime, che erano state cavalcate alla grande dai partiti di opposizione e nei talk show. Si spesero in quelle ore fiumi di parole polemiche sul presunto “fallimento” delle politiche per il lavoro del Governo Renzi. Ora il film è tutto da riscrivere. A dicembre, infatti, dopo le rettifiche dell’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile risulta essere stato del 39,2% e non del 40,1% come inizialmente stimato. E a gennaio il tasso di disoccupazione giovanile è sceso rispetto a dicembre 2016 di 1,3 punti percentuali portandosi al 37,9%. Dunque rispetto al febbraio 2014, quando aveva toccato il 43,4%, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è diminuito di 5,5 punti. E’ chiaro che rimane ancora ad un livello troppo alto e insopportabile per i nostri giovani. Ma rispetto a chi fa solo polemiche le politiche per il lavoro avviate dal governo Renzi e proseguite dal governo Gentiloni rappresentano una prima risposta concreta nella lotta alla disoccupazione, alla povertà e alle diseguaglianze.

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