Italia al Lavoro

Jobs act autonomi: più diritti alle partite Iva

di Marco Leonardi, 10 Mag 2017

Dopo una lunga attesa, da oggi è legge il Jobs Act degli autonomi. Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge, presentato circa 15 mesi fa in Consiglio dei Ministri, che disciplina attraverso uno statuto le regole per il lavoro autonomo non imprenditoriale. A dimostrazione del fatto che il Jobs Act non è solo contratto a tutele crescenti e decontribuzione per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato ma si occupa in modo concreto del mondo a lungo trascurato del lavoro autonomo.

Tutele e Diritti per le partite Iva

Il provvedimento garantisce finalmente tutele e diritti a oltre due milioni di lavoratori con partita iva in materia di clausole abusive, ritardi nei pagamenti ma anche spese per la formazione e congedi parentali. Nonché una copertura per la disoccupazione per i co.co.co.

Il testo di legge prevede il limite di 60 giorni per saldare le fatture ai lavoratori autonomi, a meno di far scattare interessi di mora e sanzioni, opera una stretta sulle clausole e condotte abusive, quali ad esempio la modifica unilaterale del contratto da parte del committente o il recesso dalla collaborazione senza congruo preavviso, e introduce il diritto di utilizzazione economica relativo ad apporti originali e invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto.
Le novità, tuttavia, sono soprattutto in tema di diritti. Il testo segna un importantissimo passo in avanti per chi ha figli: non è prevista l’astensione obbligatoria del lavoro ma si potrà ricevere l’indennità di maternità pur continuando a lavorare. Il congedo parentale sale da 3 a 6 mesi (anche per i padri), e se ne potrà usufruire entro il terzo anno d’età del figlio (dal primo attuale).

Malattia e infortunio

Anche per quanto riguarda i periodi di malattia e infortunio vengono estese le tutele. Il testo approvato al Senato prevede la possibilità di sospendere l’attività per un massimo di 5 mesi ed in caso di malattia o grave infortunio tali da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre sessanta giorni viene prevista l’interruzione del versamento dei contributi e premi assicurativi per un massimo di due anni.
Viene resa permanente ed estesa a assegnisti e dottorandi di ricerca l’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi e si introducono benefici fiscali per le spese sostenute nell’ambito di corsi di aggiornamento professionale e certificazione delle competenze: saranno deducibili fino a un massimo di 10 mila euro per le prime e 5 mila euro per le seconde.
Queste le principali modifiche previste dal Jobs Act per gli autonomi. Ma c’è molto di più: lo sportello dedicato al lavoro autonomo, la disciplina del lavoro agile (il lavoro da casa) e il diritto alla disconnessione.
Insieme al regime fiscale dei minimi con le aliquote agevolate (5% per i primi 5 anni e 15% dopo) per chi fattura meno di 30.000 euro annui e all’aliquota contributiva stabilita in via permanente al 25%, il Jobs Act degli autonomi rende la vita delle partite IVA molto più facile di prima.

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