Italia in Parlamento

Ius soli: la svolta razzista del M5s

di Carmine Fotia, 16 Giu 2017

Non vedo francamente in questo momento in Italia una battaglia più di sinistra come quella in corso al Senato sullo Ius Soli.

Lo è nel merito, perché riconosce diritti a chi prima non li aveva e ho imparato da bambino che, se si dovesse riassumere in un solo concetto,  la missione della sinistra sarebbe proprio quella di dare diritti a chi non ne ha. La legge infatti prevede che sarà concessa la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia da genitori stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo o permesso permanente, oppure agli immigrati entro i 12 anni di età nati all’estero, ma che hanno frequentato in Italia la scuola per almeno cinque anni.

800mila italiani senza diritti

Si tratta di circa 800.000 italiani senza diritti che, una volta approvata la legge, li avranno. Confondere tutto ciò con l’immigrazione clandestina e con i barconi è quanto di più falso si possa immaginare e per questo viene utilizzato a piene mani dalla propaganda razzista di fascisti, leghisti e grillini.

Si tratta di ragazzi e ragazze che vivono già in Italia, frequentano le stesse scuole dei nostri figli, parlano la stessa lingua e spesso lo stesso dialetto, studiano sugli stessi libri, soffrono e gioiscono insieme.

Dal punto di vista politico è tracciata in modo plastico una divisione tra destra e sinistra in un’epoca in cui tali divisioni (che sono il sale della democrazia, poiché senza di esse esiste il pensiero unico e il totalitarismo come vorrebbe l’autocrate Grillo) non sono affatto scomparse, ma si sono fatte più complicate e corrono lungo faglie sociali rimescolate dalla globalizzazione.

Il populismo e la destra xenofoba

La base di massa del populismo e delle destre xenofobe, che tendono sempre più a coincidere, è nelle periferie, in strati crescenti della classe operaia indotti a rifugiarsi nelle logiche protezioniste e antiimmigrazione, cioè in politiche di chiusura; il blocco sociale progressista è invece insediato nelle grandi metropoli e nei ceti più moderni e acculturati e tende all’apertura.

La destra populista afferra dunque segmenti della costituency della sinistra e li scaglia nell’urlo della protesta, recependo anche antiche istanze egualitarie. Il problema è che torce eguaglianza e giustizia sociale solo verso coloro che abitano il nostro mondo, tenendo lontani gli altri con i muri di filo spinato.

Il suo punto debole, come dimostrano le recenti elezioni europee, quelle francesi sopra tutte, è che tale visione è antimoderna e regressiva, ci porta indietro di secoli e l’elettorato comincia a comprenderlo.

Per la sinistra, a meno che non voglia inebriarsi della “magnifica sconfitta” alla Corbyn (per altro ottenuta civettando con le istanze populiste e pro-brexit), la strada è certamente più complicata: tenere fede ai propri valori fondativi, senza però rinunciare a rispondere alle istanze genuine di sicurezza e di protezione che vengono dai ceti popolari esclusi dalla globalizzazione.

Le politiche di sicurezza di Minniti

In questo senso, è bene sottolineare che lo Ius Soli viene dopo la svolta sulle politiche di sicurezza annunciate dal ministro Minniti e che una parte della sinistra ha considerato “di destra”, commettendo un errore madornale poiché è solo nel momento in cui sei credibile nel garantire la sicurezza ai cittadini che puoi attuare politiche di integrazione e avviare una nuova stagione dei diritti che è l’anima della sinistra.

Nel suo ultimo libro (Sinistra e Popolo)  un intellettuale sempre lucido e  attento, come Luca Ricolfi,  sostiene in sostanza che l’errore della sinistra è aver pensato troppo alla sovrastuttura (i diritti) e poco alla struttura (le diseguaglianze).

Io penso esattamente il contrario e non so vedere separatamente la tutela dei diritti sociali e di quelli civili che non a caso la nostra Costituzione unisce mirabilmente nell’articolo 3 : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,  senza distinzione di sesso, di razza, di lingua e di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

Ecco, in questi giorni al Senato si è visto chiaramente dove sta la destra. E si è visto, con buona pace del buon Bersani, che il cuore degli autocrati del M5S sta lì, a destra, insieme a Salvini, a Casa Pound, a Forza Nuova a Giorgia Meloni.

La svolta razzista del M5s

Esistono certamente milioni di elettori grillini che provengono dalla sinistra e che sono arrabbiati e delusi per la svolta razzista dei loro capi, ma è illusorio pensare che li si possa recuperare rincorrendoli destinandosi, ben che vada, al ruolo di stampella: davvero c’è qualcuno a sinistra, a meno che non sia animato da risentimenti personali, che può pensare che sia più facile accordarsi con un M5S collocato ormai stabilmente a destra che non con il Pd, sia pure a guida renziana?

Sarebbe bellissimo se nei prossini giorni, quando si tornerà a discutere la legge, davanti al Senato a manifestare fossero non i fascisti e i loro alleati, bensì le tante persone che credono in quei valori:  una sinistra popolare, democratica, riformista e di governo, ma radicale nella difesa di quei diritti che sono il cuore delle democrazie moderne.

Senza bandiere di partito, ma dietro un unico grande striscione con le parole dell’Articolo 3.  E se il centrosinistra, nuovo, vecchio, futuribile, reale o virtuale, ripartisse proprio da qui?

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