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Debunking/Per l’Italia è davvero conveniente uscire dall’euro?

di Redazione, 2 Feb 2018

Forse è passato in secondo piano rispetto a qualche tempo fa, non è tra i punti della campagna elettorale né della destra, dopo la svolta europeista di Silvio Berlusconi, né del Movimento 5 Stelle. Ma l’Italexit rimane per alcuni partiti un’ipotesi di fondo: prova lampante è la candidatura tra le fila della Lega Nord di Claudio Borghi, responsabile economico del Carroccio ed autore del manuale ‘Basta Euro‘, e di Alberto Bagnai, economista critico nei confronti dell’Unione e della moneta unica. Ma quali sono gli scenari di una possibile uscita dell’Italia dall’Euro? C’è chi pronostica aumenti di stipendi ed esportazioni in volata perché la svalutazione rilancerebbe crescita e competitività.

L’assenza di vincoli europei

Uscire dall’euro significherebbe non dover più rispettare i vincoli europei e poter attuare politiche fiscali espansive. Ma il debito pubblico italiano rimarrebbe comunque pari al 133% del PIL, chi sarebbe disposto a finanziarlo? Con una politica monetaria indipendente la Banca d’Italia potrebbe comprare i titoli di Stato senza limiti. Ma solo quelli in scadenza sono circa 400 miliardi, cioè circa un terzo di tutta la moneta che circola nel Paese. Quali sarebbero gli effetti sull’inflazione? C’è chi ipotizza uno scenario simile a quello della Germania del post 1° Guerra mondiale (dove una corsa in tram costava 50 miliardi di marchi): troppa moneta in circolazione significa riduzione del potere d’acquisto e un Paese più povero.

Svalutazione e crescita

Con l’uscita dall’euro, la nuova lira si svaluterebbe, perché in competitività l’Italia è indietro rispetto ai concorrenti sui mercati. In termini di crescita, il deprezzamento del cambio potrebbe favorire le esportazioni (anche se le recenti esperienze di Giappone, Argentina, Brasile suggeriscono il contrario). Ammessa comunque una possibilità di crescita, questa sarebbe ottenuta con una riduzione dei salari reali e non con un aumento di produttività: potremmo crescere di più ma saremmo più poveri. Negli anni ‘70 e ‘80 in Italia si è già assistito a svalutazione e crescita, ma i benefici si sono esauriti in pochi anni proprio a causa dell’inflazione.

Svalutazione e competitività

Inoltre con l’abbandono della moneta unica accompagnato da politiche espansive, gli investitori si terrebbero lontani dall’Italia e in poco tempo si genererebbero una fuga di capitali e una corsa agli sportelli, contrastabili solo con una fase transitoria di doppia circolazione monetaria. Come potrebbero i mercati puntare su una rivalutazione della nuova lira? Solo attraverso politiche monetarie e fiscali fortemente restrittive, al costo però di causare una recessione, come quella da cui siamo usciti da poco. Svalutazione monetaria e competitività sono incompatibili tra loro.

Come pagare i debiti?

Ripagare il debito pubblico in euro sarebbe impossibile: la svalutazione renderebbe la cifra insostenibile: le opzioni sarebbero quindi il default o la conversione dei titoli di debito pubblico in lira. Ma anche così gli effetti sarebbero forti vendite e caduta dei prezzi, quindi sempre svalutazione, con la conseguenza che il rifinanziamento del debito italiano sarebbe difficilissimo. Inoltre ci sono imprese private che si sono indebitate sotto giurisdizione internazionale e quindi sarebbero obbligate a pagare in euro.

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