Italia in Parlamento

Intercettazioni: rafforziamo lo Stato di diritto rispettando le leggi

di Andrea Romano, 20 Mag 2017
L’ultimo insulto del Fatto Quotidiano è il lancio dell’etichetta di “berlusconiani” contro chi nel Partito democratico si batte per il rispetto della legalità.
Magari: sarebbe stato bello se il berlusconismo avesse rappresentato, negli anni del consenso e del potere, un argine per la difesa dello Stato di diritto. Le cose non sono andate così, come ci ricordiamo tutti e come dovrebbero sapere bene persino al Fatto se non fossero accecati dalla battaglia per la sopravvivenza della propria azienda editoriale (colpita negli ultimi anni da un drastico calo di vendite e profitti).

Il giustizialismo come strumento di lotta politica

E se il berlusconismo al governo si è mosso sui temi della giustizia all’insegna dell’interesse personale e di parte, così come su tanti altri argomenti, non si può certo sostenere che il ventennio della seconda Repubblica non abbia visto una colpevole convergenza di forze diverse intorno all’utilizzo del giustizialismo come strumento di lotta politica.
E’ accaduto alla destra, dalla Lega a Berlusconi, così come a quelle parti della sinistra che per anni hanno sperato che fossero le procure a sostituire con il clamore degli avvisi di garanzia la forza delle idee e delle proposte chieste alla politica.
Se il giustizialismo ha rappresentato una malattia diffusa in tanta parte della politica italiana, è  questo un motivo in più per battersi oggi per difendere la legalità come bene comune.
Meglio tardi che mai, viene da dire, perché quello che è patrimonio di tutto il paese (destra e sinistra comprese) può essere finalmente sottratto alle contese di parte e diventare il terreno sul quale farla davvero finita con la barbarie giustizialista della seconda Repubblica. Un obiettivo che non appartiene solo alla politica, e tantomeno rappresenta un fronte di conflitto tra politica e magistratura, se è vero che la stessa magistratura si muove ormai nella stessa direzione.

La pubblicazione di intercettazioni è gravissimo

Bastino le parole semplici e definitive di Eugenio Albamonte, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, intervistato qualche giorno fa dalla Stampa:
“La pubblicazione di intercettazioni ancora coperte da segreto investigativo è gravissima. E’ un reato. Non è solo questione di rispetto della persona ma un danno all’inchiesta”. Il che significa l’esistenza di un modo solo all’apparenza banale per rafforzare lo Stato di diritto, le sue garanzie e la solidità delle sue procedure investigative: rispettare le leggi, tutte. Lavorando per rafforzare la giustizia e regalando finalmente il giustizialismo alla faziosa disperazione di chi non sa più come vendere copie.

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