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Investire in inclusione e prevenzione

di Gentian Alimadhi, 21 Apr 2017

Il tema dell’immigrazione è un problema emergente, che si manifesta sotto i vari aspetti:

  • Immigrazione nuova, intesa come arrivo in massa sulle nostre coste di cittadini prevalentemente africani per i quali trovare qui da noi un po’ di spazio;
  • Immigrazione ormai stabilizzata che costituisce, per la maggiore parte, l’anello più debole del mercato del lavoro, più esposta ai rischi incombenti di disoccupazione;
  • Immigrazione collegata al tema sicurezza, binomio spesso impropriamente usato per scopi di distrazione demagogica ed elettorale da parte di certa politica sia a livello nazionale che locale.

La politica fallimentare dell’Unione europea

Analizzando nell’insieme questi punti  constatiamo la politica fallimentare dell’Unione europea che, più che mai dalla sua nascita, è stata messa a dura prova con il fenomeno epocale dei nuovi profughi.

La politica dello ‘scarica barile’ mascherata da “Convenzione di Dublino” non poteva che colpire il Paese più esposto geograficamente ossia la nostra Italia, i cui governi di centro sinistra non hanno potuto né voluto rinunciare a valori fondanti la propria democrazia  quali accoglienza e solidarietà.

Ciò premesso, gli italiani hanno bisogno di risposte concrete a questa situazione che viene spesso ridotta banalmente a occupazione delle nostre belle città da parte di persone che non lavorano ma soltanto esauriscono le nostre risorse.

Il nesso immigrazione/sicurezza

Il nesso immigrazione/sicurezza viene sistematicamente enfatizzato dalle destre populiste, in Italia come negli altri Paesi occidentali.

Non può tuttavia essere ignorato dalla sinistra di governo, sia per le naturali turbolenze che l’arrivo in massa di stranieri porta nelle nostre città, sia per lo spontaneo senso di insicurezza che si diffonde fra la gente e che rischia di indurre reazioni politiche negative e pericolose.

I problemi esistono e in quanto tali non hanno colore politico. Hanno invece colore politico le risposte che ai problemi vengono date. La risposta della sinistra di governo non può prescindere dal contrasto ai fenomeni che generano disagio e insicurezza, e che di frequente colpiscono i ceti popolari più di altri.

Serve un impegno alla formazione del nuovo cittadino

Ma la risposta “di sinistra” deve saper andare oltre.

Ai necessari  provvedimenti securitari, intesi come limitazione alla immigrazione disordinata e superiore alle possibilità di accoglimento, gestione più efficace  delle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato, prevenzione e repressione dei comportamenti illegali da chiunque perpetrati, attivazione di strumenti di controllo del territorio, tutto in collaborazione con le forze dell’ordine e la magistratura (il decreto Minniti ne è un’attestazione viva), i quali possono tamponare il problema ma non risolverlo alla radice, occorre rispondere con un’azione strutturale di più lungo termine.

Serve un’azione culturale  ossia l’impegno alla formazione del nuovo cittadino, consapevole della nobiltà del luogo in cui perviene e disposto ad accettarne valori e comportamenti, ricevendo in cambio ascolto e rispetto per la propria storia.

Al problema della gestione dell’immigrazione se ne affiancano altri, nuovi e meno nuovi perché irrisolti, a partire dalla povertà e scarsità di opportunità per i giovani .

Problemi ai quali dare risposte che producano effetti nel breve termine perché possano dare luogo ad una sufficiente dote di consenso, ma che abbiano la caratteristica di anticipare interventi strutturali, di più lungo termine, tali da configurare l’Italia che vivremo negli anni a venire.

Immigrazione: gli enormi cambiamenti dell’Italia

La proposta di un governo lungimirante non può far altro che prendere le mosse dalla constatazione degli enormi, epocali cambiamenti che la Nazione sta vivendo, nel contesto delle trasformazioni del mondo intero. Cambiamenti dovuti da una parte all’irruzione delle nuove tecnologie della comunicazione, d’altra parte al carattere multietnico che anche il nostro Paese sta assumendo.

I cambiamenti in atto possono essere causa di logoramento se non di disfacimento della coesione sociale necessaria ad affrontare e superare le crisi. Al contrario, possono essere fonte di ricchezza e di progresso se vissuti come opportunità e governati per dare forma all’Italia dei prossimi decenni.

I processi in atto possono, se non governati, travolgere le identità e sgretolare quanto tiene insieme una società.

Per ottenere tutto ciò, occorre che tutte le proposte del Governo siano traguardate attraverso una ottica unificante: L’Italia degli anni ‘20 del 2000 sarà l’Italia dei valori e delle tradizioni democratiche e solidali che amiamo se sapremo governare l’incontro fra la tradizione e le nuove culture (da quelle giovanili a quelle di cui sono portatori i nuovi italiani) che attendono il loro pieno riconoscimento. Da qui la centralità della cultura nell’affrontare e traguardare tutte le iniziative e le azioni del governo del Paese. La centralità della cultura nella formazione del cittadino.

Fornire ai nuovi arrivati ai quali riconosciamo il diritto di restare, strumenti per essere italiani, dalla lingua all’incontro con le tradizioni locali.

Prevenzione e inclusione

Fornire agli italiani nativi, anziani e giovani, le occasioni e il gusto del dialogo e della costruzione di “ponti” di comprensione e inclusione. La sicurezza deriverà certamente dalla prevenzione e dalla repressione dei comportamenti antisociali ma anche e soprattutto dall’investimento in dialogo, inclusione, ascolto, cultura che dall’alto della civiltà di cui questo Paese mena legittimo vanto, sapremo fare.

Trasferire i valori fondanti dell’Italia ai nuovi arrivati

Gestire l’inclusione significa trasferire i valori fondanti della tradizione italiana ai nuovi arrivati e alle nuove generazioni. La via maestra per includere passa attraverso le politiche di sviluppo dell’occupazione, essendo il lavoro la condizione per una vita dignitosa, autosufficiente e alimentata dalle relazioni umane e civili.

A tale fine dovranno essere potenziati i servizi all’inclusione e la mediazione culturale, con azione diretta o esternalizzata verso enti professionalmente idonei.

Grande attenzione bisogna porre all’insegnamento della lingua italiana, anche ai livelli superiori, per rendere effettivo l’inserimento dei nuovi arrivi nel contesto civile.

Dell’impegno culturale sono principali destinatari i nuovi cittadini provenienti da Paesi e culture diverse; ma anche le nuove generazioni, i millennials nativi digitali, portatori di linguaggi e di forme di comunicazione nuove.

Il rischio della chiusura

Se lasciate a se stesse, le diverse culture – compresa quella autoctona della tradizione – corrono il rischio di richiudersi in se stesse, di non comunicare e di minacciare così la tenuta del tessuto sociale.

In definitiva, le reti di relazioni tra i cittadini, il senso civico, il senso di appartenenza e di responsabilità nella vita della città sono elementi fondamentali per migliorare la qualità della vita ed il senso di sicurezza.

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