Italia in cammino

Il reddito di cittadinanza nei paesi europei

di Paola Alunni, 4 Ott 2018

Le parole sono importanti. Usiamo allora quelle giuste.

Il reddito di cittadinanza, dice Wikipedia, è «un’erogazione monetaria a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutte le persone dotate di cittadinanza e di residenza, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata o non effettuata (dunque viene erogata sia ai lavoratori sia ai disoccupati)».

La condizione è che non sia una misura una tantum ma regolare; unica condizione per averne diritto, la cittadinanza.

Il reddito minimo garantito invece è un reddito dato solo a chi è in età lavorativa con clausole economiche, ossia viene elargito a chi è al di sotto di una soglia definita di povertà.

Ecco perché quello che propone il Movimento 5 Stelle è in realtà un reddito minimo garantito, perché innanzitutto pone delle condizioni (iscriversi ai centri d’impiego, accettare il lavoro, etc.) e non è di tipo individuale.

Una distinzione che era già stata fatta durante la scorsa legislatura dalle associazioni di categoria ma evidentemente non tutti erano attenti.

Obiettivo delle misure, contrastare la povertà ma, come è evidente, per raggiungerli molto dipende dagli strumenti che si intendono utilizzare. E se già si inizia sbagliando i termini, la situazione non promette nulla di buono.

Parlando di misure di contrasto alla povertà e di reddito minimo ecco come altri Paesi europei hanno pensato di risolvere la questione.

 

Il reddito di cittadinanza negli altri Paesi Ue

La carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea di Nizza, divenuta vincolante con il trattato di Lisbona del 2009, stabilisce che «al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale ed abitativa volto a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti».

Non si tratta di un sussidio di povertà ma di un sostegno diretto ad ogni cittadino che voglia partecipare pienamente alla vita della comunità a cui appartiene. Il destinatario quindi è il singolo, preso in considerazione come individuo e non solo come lavoratore escluso dal mercato.

Da tempo l’Ue ha individuato nel Reddito minimo garantito una policy da integrare ad altre politiche occupazionali per sconfiggere povertà ed emarginazione. Gli strumenti per realizzare queste politiche sono da sempre studiati attraverso metodi che sono oramai una prassi nel resto d’Europa: scambio di informazioni, promozioni di best practices, analisi di atti di indirizzo e raccomandazioni.

All’interno di questo dibattito in Europa è emerso che i beneficiari del reddito minimo garantito possono essere:

  • Disoccupati che non riescono a rientrare nel mercato del lavoro
  • Persone in difficoltà a causa di transizioni lavorative
  • Giovani in cerca di lavoro
  • Soggetti emarginati per problemi familiari, psicologici o connessi all’estrema povertà
  • Precari e sotto-occupati che non ricevono un reddito decente.

 

Il reddito minimo garantito in Belgio

Il cosiddetto reddito di cittadinanza in Belgio prende il nome di diritto all’integrazione sociale e prevede quindi il reddito di integrazione.

Vi si accede dai 18 anni in su e la durata può essere illimitata se non si trovano altre fonti di reddito.

Ne hanno diritto singoli individui, conviventi e sposati con famiglia a carico di nazionalità belga, ma anche stranieri registrati, rifugiati e cittadini Ue con permesso di soggiorno da più di tre mesi.

La condizione per accedervi è di essere disponibili a svolgere un lavoro ma non si possono avere altre misure di assistenza o patrimoni personali.

L’importo mensile è di circa 750 euro che può arrivare a 1000 in caso di familiare a carico.

Esistono però sostegni di altri tipo come quello all’affitto, all’accesso alla cultura, al sostegno economico per i figli e simili.

 

Il reddito di cittadinanza in Danimarca

In Danimarca esiste l’assistenza sociale e il contributo all’avviamento di una vita autonoma. Si tratta di una serie di misure per chi non ha i mezzi per soddisfare i bisogni della famiglia (come una malattia o la perdita improvvisa di lavoro).

Ne hanno diritto i maggiorenni ma con elementi discrezionali, su base familiare, dei figli a carico e del periodo di residenza. Possono accedere all’assistenza sociale gli stranieri residenti da almeno 7 anni, in mancanza di questa possono richiedere il contributo per l’avviamento della vita autonoma.

I beneficiari devono cercare attivamente lavoro: l’indennità viene sospesa se si rifiuta un’offerta di lavoro senza valide ragioni.

Gli importi sono pari all’80% del sussidio di disoccupazione nel caso di minori a carico e al 60% per i single.

Quindi gli assegni variano a seconda dell’età:

Sopra i 25 anni sono 1300 euro mensili per i single e 1700 per chi ha figli a carico.

Sotto i 25 anni sono 400 euro se si vive a casa con i genitori e 800 se si vive da soli.

Ci sono quindi altre prestazioni come le integrazioni per le cure dentarie, l’acquisto di prodotti farmaceutici, l’affitto e l’istruzione.

 

Il reddito di solidarietà in Francia

In Francia si parla di Reddito di solidarietà attiva. La finalità è garantire un reddito minimo a chi non ne ha, promuovendone l’attività professionale.

Si può richiedere a partire dai 25 anni per tre mesi (al di sotto dei 25 solo in caso di figli a carico).

Ne hanno diritto anche gli stranieri legalmente residenti in Francia ma la condizione è che si cerchi lavoro, anche prendendo parte alle attività di inserimento stipulate.

Gli importi mensili sono di 450 euro per i single, di 800 euro con almeno un figlio a carico, 980 con due figli a carico e 1167 con tre figli a carico.

Esistono però altre forme di prestazioni come il sostegno all’affitto e all’acquisto della casa.

 

Il reddito minimo dell’Irlanda

L’Irlanda ha il Supplementary Welfare Allowance, senza limiti di età a cittadini irlandesi, rifugiati, apolidi e a tutte le persone che risiedono legalmente nello Stato a prescindere dalla nazionalità. Con residenza effettiva in Irlanda.

Le condizioni per accedervi è che non devono esserci altre indennità in corso di erogazione come la disoccupazione, la pensione sociale e simili.

L’Irlanda prevede integrazioni per il pagamento dell’affitto, per spese eccezionali dovute a precarie condizioni di salute, aiuti per il pagamento degli interessi del mutuo, funerali e altre spese impreviste. Più tanti altri assegni, elargiti a discrezione, come assegni per il reinserimento scolastico, comprendenti anche l’acquisto di vestiti e calzature.

Gli importi mensili del reddito minimo sono di 800 euro per i single, 1300 euro per le coppie senza figli, 1400 per coppie con un figlio, 1600 in caso di due figli e 1700 per tre figli.

Gli uffici del Dipartimento di protezione sociale hanno un certo margine di discrezione rispetto a casi individuali.

 

Il reddito di cittadinanza in Germania

Concludiamo con la tanto invidiata e citata Germania. Qui l’Assistenza sociale comprende la concessione di un sussidio di sostentamento e di assistenza la cui finalità è quella di garantire una vita socioculturale e materiale.

Per accedervi non ci sono limiti di età e di tempo, e il diritto è soggettivo, quindi all’interno di una famiglia si possono richiedere più di una indennità.

Ne hanno diritto i cittadini tedeschi ma anche cittadini di paesi che hanno firmato accordi sul welfare come i paesi Ue, i rifugiati politici e altri casi particolari. Occorre però avere la residenza nel Paese, anche se il sussidio può essere riconosciuto a tedeschi residenti all’estero.

Le condizioni sono:

  • accettare qualsiasi lavoro proposto
  • fare orientamento con i servizi sociali
  • impegnarsi attivamente in società.

Gli importi sono stabiliti dai Lander ma si aggirano attorno ai 300 euro per il capofamiglia, 200 euro per ogni componente al di sotto dei 6 anni, 250 per minori tra 6 e 14 anni e 280 per figli maggiori di 14 anni.

Si possono ricevere assegni per le spese di alloggio e riscaldamento e in alcuni casi anche per i mobili o per un trasloco.

 

In ogni caso, tutte le misure sono strettamente connesse ad un sistema di Welfare che tende ad includere senza elargire somme “a perdere”.

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