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Grillo: uno, nessuno, centomila

di Fabrizio Rondolino, 15 Mar 2017

Uno, nessuno, centomila.

C’è Beppe Grillo, il Kim Il-sung del Movimento 5 stelle che ha potere di vita, di stipendio e di morte su ogni singolo aderente al suo partito.

Non c’è Beppe Grillo, perché il suo avvocato ha scritto in una memoria difensiva in replica alla denuncia di Francesco Bonifazi che “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog, né degli account Twitter, né dei tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul Blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”.

E ci sono i centomila, o per meglio dire i 135.023 iscritti al blog beppegrillo.it che dovrebbero animare la democrazia della Rete e che invece passano le giornate sui social a manganellare e minacciare chiunque appaia anche vagamente una persona perbene.

Il non-partito 5 stelle

La coerenza è impeccabile: il M5s non è un partito, è retto da un “non-statuto” (testuale), i suoi dirigenti non dirigono alcunché, i suoi amministratori non amministrano neppure la propria segreteria, e dunque è ovvio che anche Beppe Grillo non esiste.

Neppure il Grande fratello esisteva nel romanzo di Orwell: era un’entità immateriale, sovraindividuale, sottratta alla critica e al controllo. La perfetta distopia totalitaria di “1984” – a sua volta ricalcata sulla mostruosa realtà della Russia sovietica del 1948 – si è infine realizzata in quello strano impasto di marketing digitale e lavaggio dei cervelli che oggi si candida alla guida del Paese.

La buona fede

Eppure Beppe Grillo esiste. E’ un comico miliardario, ha usufruito più volte di corposi condoni fiscali, è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo plurimo, ha fondato un partito che dirige con pugno di ferro espellendo chiunque dissenta, ha procurato un lavoro ben pagato – circa 13.000 euro al mese, rimborsi inclusi – ad un certo numero di nullafacenti che si fanno intervistare in tv senza contraddittorio (e senza che la tv difenda la propria dignità), alimenta un gigantesco conflitto d’interessi sfruttando la buona fede dei simpatizzanti per promuovere i propri spettacoli – lo ha fatto anche oggi in calce ad un post di imbarazzata risposta a Bonifazi – e per aumentare il fatturato di una Srl diretta per via ereditaria dal figlio di un ex progettista di software della Olivetti.

E’ per questi motivi – è perché Beppe Grillo esiste – che il comico-picchiatore non soltanto ama, ma deve nascondersi, all’opinione pubblica come ai magistrati che lo indagano per diffamazione e calunnia: soltanto l’occultamento sistematico della verità, delle tante scomode verità che ne costellano la carriera e le intenzioni, può consentire a Grillo di proporsi come Capo fingendo di non esserlo.

 

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