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Giovani in piazza per difendere il diritto allo studio

di Giovanni Crisanti, 12 Ott 2018

Oggi gli studenti liceali e universitari sono scesi in molte piazze d’Italia per protestare contro le nuove politiche finanziare proposte dal governo gialloverde.

Dico nuove non a caso, perché molte delle fantomatiche promesse decantate in campagna elettorale stanno lentamente sparendo dal disegno della Manovra Finanziaria del 2018.

Una delle critiche dei molti giovani in piazza verte sul fatto che questo Def si dimostra “assente di un progetto di rilancio dello sviluppo sostenibile del Paese”, con previsioni di aumento del deficit che graveranno sul nostro futuro in maniera diretta.

Non è vero che focalizzare l’attenzione sui danni apportati a Pil e spreed significa ignorare i desideri reali dei cittadini, anzi. Ignorare Pil e spreed oggi significa mettere da parte la base da cui partire per avviare ogni tipo di politica economica che incide direttamente nella vita di ogni italiano.

Ne risentiranno le nostre possibilità di richiedere mutui, prestiti, e soprattutto le percentuali di tassazione diretta sugli stipendi e dell’IVA. E a pagare, saremo noi millennials.

Tagli sulla scuola di nuovo, come 5 anni fa

Uno dei motivi per cui la mobilitazione ha scaldato così tanto i movimenti studenteschi è il ritorno dei tagli sui fondi destinati a scuola e diritto allo studio.

Il focalizzarsi del governo sulle politiche di assistenzialismo come Reddito di Cittadinanza, e di condono fiscale come l’avvio dell’inserimento progressivo di Flat Tax per le partite IVA, nasconde in realtà un incremento notevole del debito – più dello 0,4 % rispetto allo scorso anno – ed una politica di risparmio su beni primari.

Ma l’aspetto peggiore è che i risultati di queste proposte saranno minimi ed effettivi solo a livello mediatico, insomma, siamo alla solita propaganda.
I governi precedenti avevano stanziato fondi di oltre 9 miliardi di euro sull’educazione e la cultura per giovani e formatori, di cui 3 destinati alla sicurezza e l’edilizia scolastica.

Oggi il taglio previsto è di circa 100 milioni, e gli studenti di tutte le regioni della Penisola vogliono rispondere con cortei e proteste.

Il grido: “Governo del cambiamento? Repressione e sfruttamento, riprendiamoci il futuro!”

La polemica principale parte dal fatto che i giovani vedono che il loro futuro sta venendo meno, che si sta facendo deficit su politiche di campagna elettorale che non faranno altro che gravare sulla nostra possibilità di avere un lavoro stabile ed un progetto in questo Paese.

Sentiamo l’assenza di un disegno politico che miri non solo al breve, ma al lungo termine. Che non tagli oggi per drogarci con misure puramente legate ad un lieve incremento di entrate nelle tasche di pochi, che non sono altro che aumenti del debito e tagli senza mirare ad un recupero sull’evasione o a vie alternative di guadagno.

A chiudere in bellezza, il ministro dell’interno Matteo Salvini chiede agli italiani di investire in Titoli di Stato per esprimere fiducia nelle istituzioni.

Non si può chiedere di investire in titoli di Stato in un Paese che propone manovre economiche bocciate dalla nostra Unione Europea. In questo momento infatti l’Italia non ispira fiducia.

E non basterà investire in titoli di Stato per colmare i disastri e i buchi che questa manovra creerà.

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