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Francia: nel confronto tv più forti Macron e Mélenchon

di Stefano Ceccanti, 21 Mar 2017

In linea di massima questi dibattiti servono a confermare i già convinti che il loro candidato è il migliore purché non faccia gaffe troppo evidenti. Anche in questo caso, nella sostanza, ciascuno dei candidati dovrebbe aver ottenuto questo effetto minimale.

I candidati più abili in televisione

Per il resto facciamo qui ragionamenti a nostro rischio e pericolo perché per capire cosa si è mosso non bastano i sondaggi post-trasmissione, ma bisogna attendere qualche giorno per capire come gli elettori hanno digerito gli esiti. Nel frattempo bisogna stare attenti a non stabilire un determinismo tra qualità della performance e possibile spostamento degli indecisi. Di per sé non è detto che chi si dimostra più padrone del mezzo televisivo sposti consensi a suo favore perché possono incidere elementi diversi a impoedire questo esito. Per esempio non c’è dubbio secondo me che ieri sera i due candidati più estremi (Melenchon e Le Pen) siano stati quelli più abili, anche perché partono dal vantaggio di motivare scelte più nette che i tempi stretti del mezzo televisivo rendono più adatte alla comunicazione.

A volte l’inesperienza paga

Non c’è neanche dubbio che dei tre candidati “a vocazione governativa” quello che fosse un po’ più a disagio col mezzo fosse Macron, che paga fatalmente l’inesperienza. Tuttavia per valutare i possibili spostamenti dobbiamo riflettere sul fatto che gli indecisi come categoria generale non esistono, esistono invece tante tipologie di indecisi a seconda delle linee di frattura, di quella establishment-anti establishment e del continuum destra-sinistra.

Partiamo dalla prima frattura: l’elettore anti-establishment che non parta da posizioni estreme può ritenersi più vicino a Macron, proprio perché privo di esperienza televisiva da politico, che non a Fillon che ha una lunga carriera alle spalle e che parte delegittimato per vari scandali, ed anche rispetto ad Hamon che ha fatto solo il politico di professione sin da giovanissimo. Paradossalmente la troppa capacità professionale come politico, anche nella prestazione tv, può svantaggiare Fillon e Hamon e avvantaggiare Macron.

Questo spiega l’apparente stranezza tra chi ha visto la trasmissione da esperto di politica e che ha ironizzato su Macron e alcuni primi sondaggi che invece, almeno al momento, pur nel loro valore relativo, hanno registrato da parte dei telespettatori ‘normali’ un parere positivo soprattutto nei suoi confronti. Quando i telespettatori sono dieci milioni la base è di massa e le percezioni possono essere divaricate tra élite politicizzata e cittadini ‘normali’.

Macron e Melenchon, buona la prima

Se ragioniamo sugli indecisi rispetto al continuum sinistra-destra, proporrei questo schema partendo da sinistra:

  • indecisi tra Melenchon e Hamon- qui a mio avviso non c’è stata partita. Melenchon dice delle cose altamente improbabili, ma ha un chiaro posizionamento di opposizione, che suona familiare. E’ la retorica del Pcf degli anni ’50, al netto del mito dell’Urss. Andate sulle rete, scaricatevi questo film (“Non tutti hanno la fortuna di aver avuto genitori comunisti“) e capite a cosa allude Melenchon. Invece Hamon appare a metà strada: nessuno crede che possa davvero vincere e come oppositore è poco credibile perché non è radicale. Quindi qui potrebbe esservi uno slittamento significativo, persino al punto di tendere a capovolgere la graduatoria attuale tra quarto e quinto posto a favore di Melenchon;
  • indecisi tra Hamon e Macron- anche qui non c’è gara per ragioni analoghe. Macron appare naturaliter un uomo di governo, mentre Hamon contesta il bilancio della presidenza del suo partito pur senza essere radicale. E’ pertanto possibile un’ulteriore erosione a favore di Macron, anche se forse il grosso di questo target si è già spostato;
  • indecisi tra Macron e Fillon– qui in termini di serietà di Governo i due candidati hanno dato prestazioni equivalenti, ma l’ombra dei vari scandali zavorra comunque Fillon. Il fair play per cui nessuno ne ha approfittato nel dibattito non avvantaggia affatto Fillon, ma anzi dimostra la serietà del suo avversario. Se gli va bene può essere un pari e patta, però potrebbe aver anche perso qualcos’altro;
  • indecisi tra Fillon e Le Pen– anche qui forse l’esito può essere un pari e patta perché se gli scandali danno meno credibilità alle risposte di Fillon, però i toni da uomo di governo bilanciano alcune posizioni radicali indigeste delle Le Pen come l’enfasi sulla Brexit.  In fondo anche Fillon critica l’Ue per com’è e quindi si presta a raccogliere parte dello scontento senza dover arrivare a prospettare referendum per l ’uscita come fa Le Pen.

In conclusione, quindi, i possibili vincitori potrebbero essere stati Macron, in grado quindi di andare al ballottaggio con la Le Pen, e Melenchon, in grado di scavalcare Hamon.

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