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Lo stato di salute delle foreste italiane

di Manuela Michelini, 22 Nov 2019

In occasione della Giornata nazionale degli Alberi, tenutasi giovedì 21 novembre su tutto il territorio italiano, abbiamo cercato di conoscere un po’ più da vicino il reale stato di salute delle foreste italiane.

Grazie all’aiuto di FSC Italia, la ONG internazionale che da 25 anni si occupa di promuovere una gestione responsabile delle foreste, scopriamo con qualche sorpresa la verità sui più diffusi miti e credenze, che ruotano attorno alla vegetazione boschiva.

Quanto sono esatte e corrispondono alla realtà alcune fra le frasi che formuliamo più spesso, che leggiamo su media e social?

È corretto dire che “I boschi italiani stanno scomparendo”, “Dalle foreste si ricava solo carta e legno”, “I boschi sono di tutti” e tanto altro ancora.

Che cosa sappiamo davvero delle nostre foreste, quanto siamo vittima di informazioni marginali, imprecise e superficiali, che alterano la realtà e gli interventi necessari per mantenerle in salute?

 

Sfatiamo dieci miti consolidati

FSC Italia ci mette alla prova entrando nel merito e sfatando dieci miti consolidati.

1. I boschi italiani stanno scomparendo

Falso, profondamente, perché in realtà i boschi italiani si stanno espandendo con una certa continuità.

I dati parlano chiaro. Dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi la superficie forestale italiana è addirittura triplicata.

Negli anni venti in Italia potevamo contare su un patrimonio di circa 4 milioni di ettari di boschi, oggi si è passati a 11 milioni.

I numeri diffusi da Crea ci permettono di considerare che nell’ultimo decennio nel nostro paese la superficie riservata alle foreste è aumentata del 5,8%, praticamente come 77 mila campi da calcio, interessando gli spazi collinari e le montagne abbandonate dall’uomo.

2. Il bosco rappresenta solo legname

Decisamente falso. Il legname rappresenta soltanto uno dei tanti servizi e prodotti forniti dai boschi.

“Alberi e piante – spiegano i responsabili di FSC – ci offrono infatti protezione del suolo dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, regolazione del ciclo dell’acqua, fissazione del carbonio, habitat per la biodiversità e infine spazi per attività sportive, educative, terapeutiche e ricreative. L’insieme di tutti questi prodotti e servizi prende il nome di servizi naturali o ecosistemici”.

 

3. I boschi italiani sono naturali

Anche questo è un falso mito. I boschi sono tali quali risultanza dell’azione dell’uomo.

“L’88% di queste aree è al giorno d’oggi antropizzata e di origine seminaturale – si apprende scorrendo l‘Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio -. I paesaggi forestali italiani, infatti, sono stati modellati dall’uomo nel corso dei secoli e si ritrovano semplificati nella struttura e nella composizione di specie”.

 

4. Per i boschi vale il divieto assoluto di non intervenire

Ecco un’altra falsità, perché una buona gestione di questo patrimonio consente di valorizzare i prodotti e i servizi resi senza mettere a rischio le funzionalità stesse della superficie boschiva.

È corretto sottolineare che i boschi non hanno bisogno dell’intervento dell’uomo ma al contrario noi abbiamo bisogno dei boschi, per questo motivo è determinante gestire il territorio nella maniera opportuna, cercando di limitare gli effetti che sono diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, e di fattori e accadimenti quali l’instabilità idrogeologica, gli incendi, la diffusione di patogeni e di specie invasive.

 

5. Chi pianta è buono, chi taglia è cattivo

Si tratta di una considerazione profondamente falsa. Di per se tagliare un albero non può essere considerato un crimine. Se il taglio è fatto correttamente, e rientra in un progetto di gestione responsabile del territorio, non ci sono problemi di sorta. Se ad occuparsi della gestione sono operatori specializzati tutto verrà fatto a norma e secondo un approccio di selvicoltura naturalistica, attraverso interventi selettivi e dinamici del tutto naturali, che offrono un valido supporto al rinnovamento naturale.

 

6. Più legno e carta vuol dire meno boschi

No, non è vero. Il legno infatti è il materiale rinnovabile e riciclabile per eccellenza, ma anche assolutamente biologico, quindi perfetto per un uso sostenibile. È però importante procedere con il taglio seguendo i ritmi naturali di rigenerazione.

 

7. I boschi italiani sono di tutti

Sbagliato. Come sottolinea l’ Agenzia europea per l’Ambiente il 63% dei boschi italiani è proprietà privata, individuale o familiare, il 34% pubblica, il 3% non ha proprietario.

 

8. Il fuoco è nemico dei boschi

Falso, ma solo parzialmente. Il fuoco infatti rientra a pieno titolo nell’ecosistema forestale ma solo se l’incendio è di origine naturale. Il nemico assoluto è l’incuria dell’uomo, lo stato di abbandono in cui versa il territorio, che porta ad un aumento consistente degli incendi.

 

9. Le foreste non valgono nulla

Errato. Come si evince dai dati tratti dal Rapporto The Economics of Ecosystems & Biodiversity il valore economico prodotto dalle foreste italiane è di 450 euro per ettaro l’anno, in pratica 85 euro per cittadino. Il bosco protegge le case dall’erosione del suolo e dalle alluvioni, purifica l’aria producendo ossigeno e garantisce acqua pulita.

 

10. Tutto perfetto quindi?

Per nulla. I boschi che, secondo il conteggio di RAF Italia, ricoprono il 40% del territorio italiano, vengono utilizzati in minima parte e l’abbandono è un’occasione di mancato sviluppo, soprattutto perché l’Italia è fra i principali importatori di legname in Europa.

Lo stato di abbandono inoltre è causa diretta di dissesto idrogeologico e incendi.

 

 

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