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Fine del governo Conte I

20 Ago 2019

Il governo Conte I finisce qui e con lui lo schieramento giallo-verde. Con le comunicazioni di Conte al Senato oggi è stata sancita la fine del governo del cambiamento e del contratto stilato 14 mesi fa tra Lega e Movimento 5Stelle. La parola adesso passa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un clima complicatissimo tra la scadenza della legge di bilancio e la nomina del commissario europeo in capo all’Italia.

La crisi più pazza del mondo: così è stata già ribattezzata questa crisi di governo, perché non si era mai visto un premier attaccare così duramente un vicepremier (e viceversa) in aula.

Alle 15, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è presentato in Aula, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio erano già presenti. Salvini ha cercato in tutti i modi di incrociare lo sguardo di Conte, salutandolo, cercando la stretta di mano e addirittura preparandogli la poltrona prima dell’intervento. Cosa che non ha evitato l’attacco deciso e fermo del premier Conte.

 

Le comunicazioni di Conte

Nei suoi 56 minuti di Intervento Conte si è preso la responsabilità di tutte le sue dichiarazioni e ha per così dire rinfacciato al vicepremier Matteo Salvini tutte le scorrettezze accumulate in questi pochi mesi di governo.

Oggettivo è stato il termine più usato dal premier:

  • oggettiva la gravità di una crisi di governo fatta scoppiare proprio in questo momento lasciando tempi strettissimi per le elezioni anticipate con il rischio di un esercizio provvisorio di bilancio
  • oggettivo l’atteggiamento personalistico del ministro dell’Interno
  • oggettivamente grave la decisione di aprire una crisi dopo il voto del decreto sicurezza e in pieno agosto con il rischio dell’esercizio provvisorio.

Mano a mano che Conte elencava le cose fatte ma anche le (tante) cose non fatte a causa della continua campagna elettorale del ministro dell’Interno, il volto di Salvini si faceva via via sempre più scuro. Conte ha proseguito imperterrito togliendosi tanti sassolini dalle scarpe (che sono sembrati più il ghiaione del monte Sirente): «Caro Matteo – ha detto mettendogli anche una mano sulla spalla, come a dire, niente di personale è che sei tu che sei stato scorretto – hai seguito interessi personali ed elettorali e non il bene del Paese» quindi l’intervento è proseguito snocciolando tutte le occasioni durante le quali il ministro dell’Interno è stato scorretto con il premier. Da “non hai rispettato le regole” a “sulla Russia dovevi chiarire in aula” per finire con la richiesta da parte di Conte dei referenti della Lega in materia economica da far sedere al tavolo di Palazzo Chigi per la redazione della legge di Bilancio che Salvini avrebbe ignorato per due mesi, Conte non ha dimenticato neanche un rospo ingoiato in questi mesi di governo. 14 mesi di sgarbi istituzionali e personali che Conte oggi ha comunicato a tutto il Paese con fermezza e decisione. «L’esperienza di governo si ferma qui – ha concluso – al termine del dibattito mi recherò dal Presidente della Repubblica per rassegnare le mie dimissioni».

 

La replica di Salvini

«Rifarei tutto quello che ho fatto», la replica del vicepremier ma oramai ex, Matteo Salvini, è iniziata così. Parlando dai banchi dei senatori su richiesta del presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, come si evince anche dall’incipit dell’intervento di Salvini, l’ex ministro dell’Interno ha attaccato a testa bassa parlando di trattative già in atto da tempo col PD.

«Non abbiamo paura del voto degli italiani e continueremo a parlare agli operai e ai lavoratori perché non lo fa nessun’altro». Per Salvini ci sono parlamentari liberi e meno liberi, chi ha paura del voto, cercando di mantenere le poltrone e chi non ha paura di andare ad elezioni come la Lega.

Quindi ha tirato fuori il suo solito rosario, citando San Giovanni Paolo II, dopo che il premier Conte lo aveva attaccato anche sull’ostentazione per fini politici dei simboli religiosi.

 

Gli altri interventi sulle comunicazioni di Conte al Senato

Subito dopo Salvini, è stata la volta dell’intervento di Matteo Renzi che ha praticamente ingaggiato una guerra in punta di Vangelo con l’ex vicepremier: «rispetto la sua fede religiosa ma ogni tanto dia un occhio al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, versetti 42 e 43 quando si dice avevo freddo e mi avete accolto, fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dissetato; se crede in quei valori allora faccia sbarcare le persone che sono ferme da giorni ostaggio di una politica vergognosa».

Renzi ha quindi ricordato che una crisi in pieno agosto non significa semplicemente richiamare i senatori in Parlamento dalle ferie ma tempi strettissimi per approvare misure e dare modo al Paese di approvare quelle misure che permetterebbero di affrontare adeguatamente le scadenze in vista. Oltre che la crisi che tutti aspettano in Europa, vista anche la situazione della Germania. Renzi si è detto disponibile ad un governo istituzionale, di responsabilità, per il bene delle famiglie italiane. «Quereli il signor Savoini perché non può esistere una democrazia occidentale nella quale c’è il sospetto della più grande tangente mai richiesta», ha continuato Renzi, che ha anche chiarito che lui non farà parte di un esecutivo insieme al Movimento 5 Stelle (pur approvando un governo di responsabilità).

Tra gli altri interventi, Emma Bonino ha sottolineato come le dichiarazioni di Conte siano tardive e che Lega e Movimento 5Stelle non siano altro che le due facce della stessa medaglia: impulsi populisti, sprezzo delle istituzioni e della tradizione parlamentare del nostro paese.

Andrea Marcucci, capogruppo al Senato del PD, ha sottolineato l’ennesimo sgarbo istituzionale dell’ex vicepremier Salvini, che ha lasciato l’aula del Senato a metà del dibattito, mentre il premier Conte restava.

Stefano Patuanelli, capogruppo del M5S a Palazzo Madama, ha chiesto a Matteo Salvini il perché di questa crisi, ringraziando al contempo i colleghi della Lega con la quale i senatori del movimento fino a qualche giorno fa stavano lavorando bene.

Per chiudere con una nota di colore, da segnalare a margine degli interventi istituzionali, il gesto dell’ex senatore grillino Gregorio De Falco, passato al gruppo Misto in aperta polemica con il movimento, diventato famoso all’epoca della tragica vicenda della Costa Concordia per aver, diciamo così, intimato al comandante Francesco Schettino di tornare a bordo.

In aula il senatore De Falco ha ripetuto a Salvini “tu vai a casa” varie volte, accompagnando l’affermazione con il classico gesto della mano. Inutile dire che la scena è stata ripresa dai social diventando virale.

Nella giornata più lunga del governo giallo-verde, nel bel mezzo della discussione della crisi-non-crisi, il gruppo della Lega ha ritirato la mozione di sfiducia nei confronti del premier Conte.

Nella sua replica prima di salire al Quirinale, il presidente del Consiglio Conte ha ribadito che il suo non è un discorso personale con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ma una questione di rispetto per le istituzioni. E rispettare le istituzioni, ha concluso, significa rispettare i cittadini che le votano.

Pronta la dichiarazione di Salvini in contro-replica: «abbiamo ritirato la mozione di sfiducia perché oramai il presidente del Consiglio è dimissionario».

Ora tutti confidano nel Presidente della Repubblica.

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