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Finanziaria 2019 tra aumento del deficit e spread

di Giovanni Crisanti, 17 Set 2018

In Parlamento sono giorni decisivi per la fissazione dei parametri fondamentali della manovra finanziaria del 2019, il cui progetto oscilla tra i 25 e i 30 miliardi di euro.

In gioco l’aumento del deficit accompagnato da un tentativo di rilancio dello sviluppo economico, con la sicurezza, o forse l’auspicio che si tocchino e non si violino i margini imposti dalle regole dell’Unione Europea.

Il ministro dell’interno Matteo Salvini insiste promuovendo l’idea che la crescita venga prima del rispetto dei vincoli de l’UE, ed entra in campo la possibilità dell’utilizzo di 12 miliardi di euro di disavanzo ed un buon bottino di tagli alla spesa pubblica, inaugurando per il bilancio italiano una stagione in discontinuità rispetto alla finanziaria precedente.

La quadra che sembrano aver trovato il premier Conte e i ministri Salvini, Di Maio e Tria prevede che nella manovra 2019 ci sia un accenno di flat tax per le partite IVA, un ritocco alla riforma Fornero ed il reddito di cittadinanza.

Ovviamente non riusciranno a portare in porto il tutto, a meno che non intendano sforare i parametri europei. Infatti secondo il ministro dell’economia la manovra 2019 avrà uno svolgimento ad arco triennale fino al 2022.

Per quanto riguarda il pareggio di bilancio, probabilmente se ne può sperare un accenno per il dopo riforme economiche.

 

Le riforme caratterizzanti della finanziaria 2019

 

Tra le varie promesse votate in campagne elettorale, i gialloverdi sembrano voler proporre almeno un accenno in questa manovra finanziaria 2019, tra cui:

 

  • Il ritocco della legge Fornero, ovvero la deroga al principio del pensionamento basato sull’età anagrafica fissa, cercando di consentire nel 2019 la pensione a chi ha quota 100 (età anagrafica di 62 anni e 38 di contributi).
    Secondo l’attuale disegno, il costo per le casse dello Stato sembra ammontare a circa 8 miliardi di euro solo nel primo anno.
    Il loro auspicio è che accanto al reddito di cittadinanza, le pensioni minime arrivino a 780 euro.

 

  • Per i lavoratori dipendenti non vi sarà alcuno sgravio sulla tassazione, se non per il primo scaglione, quello con reddito fino a 15 mila euro, per cui le percentuali passerebbero solo dal 23 al 22%: costo elevatissimo (4 miliardi almeno) e zero cambiamento per tasche dei contribuenti (12 euro massimo).
    Lo sgravio sostanzioso scatterà per le partite IVA fino a 65 o 100 mila euro di ricavi, con un’aliquota piatta del 15% e del 20%.
    Le grandi società invece prevedono uno sgravio Ires di 9 punti percentuali

 

  • Il Movimento 5 Stelle non molla la presa sul suo più grande progetto: il Reddito di Cittadinanza a 780 euro, che sembra partire in maniera graduale accanto al sostegno vero e proprio per chi vive sotto la soglia di povertà (il Reddito di Inclusione già avviato dai governi PD).
    Tra adeguamento delle pensioni ed il Reddito di Cittadinanza, si stima che la manovra finanziaria 2019 una spesa complessiva non inferiore ai 15 miliardi.

 

  • Il mancato fondo di 12,5 miliardi rischierà di portare l’IVA tra il 24% e il 25%, ma si sta cercando di tamponarne il rischio.

 

Insomma, se davvero il governo decidesse di stanziare fondi per tutti i punti della finanziaria 2019 ci dobbiamo aspettare come minimo dei tagli non indifferenti ad altri ministeri, ai sussidi ambientalmente dannosi e alle accise agevolate sul gasolio.

 

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